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Rione Traiano: fortino della droga guidato da Attanasio e Pezzuti, indagini in corso

Napoli, blitz al Rione Traiano smantella fortino della droga: 31 misure cautelari e un giro d’affari da 450mila euro al mese Un’operazione al sorgere dell’alba ha fatto irruzione nel cuore del Rione Traiano, nell’area occidentale di…

Rione Traiano: fortino della droga guidato da Attanasio e Pezzuti, indagini in corso

Napoli, blitz al Rione Traiano smantella fortino della droga: 31 misure cautelari e un giro d’affari da 450mila euro al mese

Un’operazione al sorgere dell’alba ha fatto irruzione nel cuore del Rione Traiano, nell’area occidentale di Napoli, disintegrando una delle strutture di spaccio più robuste della città. L’intervento dei Carabinieri, coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ha portato all’esecuzione di 31 misure cautelari nei confronti di affiliati ai clan Petrone-Puccinelli, già colpiti da una precedente retata nel 2017. La notizia, come emerge da quanto ricostruito da www.cronachedellacampania.it, dipinge un quadro di controllo capillare, dove ogni piazza di spaccio funzionava come una vera e propria unità produttiva, con ruoli definiti, turni e controlli accurati.

Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, il sistema smantellato aveva un volume d’affari stimato intorno ai 450mila euro al mese. Una cifra che evidenzia non solo la capacità criminale di organizzare reti complesse, ma anche l’impatto economico che tale attività ha sul territorio. Al centro della struttura, secondo gli inquirenti, c’era la gestione di una rete di piazze operative h24, protette da una logistica militare, con accessi blindati e un controllo capillare degli ingressi. Nelle cerchie interne si racconta di una scuola informale per i nuovi affiliati e di una rigorosa divisione dei compiti, che mirava a minimizzare i rischi di intercettazione da parte delle forze dell’ordine.

La dinamica investigativa descritta nell’ordinanza cautelare parla di una catena di responsabilità chiara e gerarchicamente strutturata. Tra i nomi di spicco emergono Maurizio Attanasio, noto come “pascazziello”, e Raffaele Pezzuti, soprannominato “o’ milanese” per la sua origine geografica. L’apparato dittatoriale del fortino di Traiano si muoveva come un’azienda: pusher impiegati in turni di otto ore, con la possibilità di straordinari, e una rete di vedette mobili in costante ricambio per evitare tracciamenti fissi. L’obiettivo era garantire cadenze temporali tutte maestrate, che prendessero di sorpresa i clienti e proteggessero al contempo la sostenibilità del business.

All’interno della “34”, un bunker sotterraneo realizzato abusivamente in locali di proprietà comunale, veniva coordinata la logistica della vendita e del consumo sul posto. Le cantine di edilizia popolare sono state trasformate in centri operativi, blindate da strutture metalliche e da sistemi di videosorveglianza, con l’obiettivo di rendere pressoché invisibile la gestione quotidiana. Dalla stessa rete emergono elementi che mostrano quanto la criminalità locale abbia saputo evolversi: non solo spaccio, ma una gestione di rischio, controllo delle forniture e centralità del “just in time” per la cessione della droga, affidata a una disciplina di movimentazione in tempo reale.

Il blitz ha avuto un risvolto simbolico e concreto per i residenti. I reparti speciali dei Carabinieri, supportati da unità cinofile ed elicotteri, hanno sequestrato oltre contanti per 53mila euro, un orologio Rolex da circa 15mila euro, cinque diamanti sciolti e una collana tempestata di diamanti dall’indeterminato valore. Il quadro emerso mostra una rete capace di operare con una rinnovata efficienza, capace di resistere alle pressioni investigative grazie a una struttura difensiva robusta e a una costante disciplina interna.

Il tema sociale non è sfuggito agli investigatori: la presenza di cantine trasformate in centrali di spaccio ha influito sulla sicurezza percepita e sulla routine quotidiana dei quartieri circostanti. Pazienza e fiducia nelle istituzioni diventano ora i temi centrali del dibattito pubblico locale: come reagire al riassetto di un’area che, per anni, ha visto lo scambio di droga e protezione come parte integrante della sua geografia quotidiana?

La Procura di Napoli e le forze dell’ordine ricordano che l’indagine prosegue per chiarire ruoli, responsabilità e eventuali intreccî con altre aree della città. Restano in corso accertamenti utili a definire la dimensione complessiva dell’organizzazione e a valutare eventuali sviluppi giudiziari, in un contesto in cui la lotta alla camorra resta una priorità quotidiana per la sicurezza dei cittadini. Era una pagina dura di cronaca, ma non definitiva: la città resta in attesa di ulteriori sviluppi, fiduciosa che la mano dello Stato possa restituire spazi di pace e normalità nelle strade di Napoli.

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