Napoli, Ponticelli – La Cassazione ha azzerato l’ipotesi di omicidio volontario a carico di Francesco Pio Autiero, 23 anni, nipote di un esponente di rilievo del clan De Micco di Ponticelli. La Suprema Corte ha disposto il rinvio del fascicolo al Tribunale del Riesame per una nuova valutazione delle responsabilità, riaprendo una vicenda giudiziaria ancora incerta sui contorni della dinamica occorsa tra tensioni criminali della zona orientale di Napoli. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la decisione segna una svolta significativa nel quadro accusatorio e nella gestione processuale della vicenda.
Era l’alba del 7 aprile 2026 quando Fabio Ascione, ventenne estraneo alle dinamiche criminali della zona, stava rientrando a casa dopo una notte di lavoro. Fu raggiunto da un colpo di arma da fuoco in pieno petto, un esito drammatico che cambiò istantaneamente la vita della comunità di Ponticelli. Le toghe hanno subito messo in moto un’indagine lampo coordinata dai carabinieri, sotto la supervisione della Procura antimafia e della Procura per i minorenni, che hanno ricostruito una situazione di escalation tra gruppi rivali.
La notte del delitto ha visto Autiero, accompagnato da un complice di 17 anni, coinvolto in uno scontro armato contro un gruppo rivale legato al clan Veneruso-Rea di Volla, che aveva introdotto nel territorio controllato dai De Micco un SUV scuro. L’azione avrebbe rappresentato l’epilogo di una disputa tra fazioni per il controllo di porzioni di territorio e di potere locale. Nel caos che ne seguì, Ascione si trovò a breve distanza dall’autore dello sparo: a un soffio dal punto in cui Autiero impugnava l’arma ancora fumante, egli si vantava di aver respinto l’assalto. E fu proprio quell’episodio di vanteria a precedere l’esito fatale: Ascione, colpito, cercò di chiedere aiuto prima di crollare a terra; la corsa ai soccorsi fu vana.
Il 14 aprile Autiero si è costituito, accompagnato dal suo legale Leopoldo Perone, ai carabinieri di Poggioreale, dove gli è stato notificato il fermo per omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso e per porto e detenzione illegale di arma da fuoco. L’arresto aveva segnato una prima fase cruciale dell’inchiesta, incardinata su una sequenza che vedeva i contorni di un fenomeno criminale radicato nel territorio di Ponticelli e nelle reti di alleanze tra clan.
Con la decisione odierna, la Cassazione ha accolto le tesi della difesa e ha cancellato la gravità del capo accusatorio iniziale, restituendo l’intera vicenda al Riesame per una ridefinizione puntuale delle imputazioni. Le strade processuali restano ancora da percorrere: il Tribunale del Riesame dovrà riesaminare i profili di responsabilità, la ricostruzione dei fatti e le eventuali nuove prove emerse nel frattempo. Per gli avvocati difensori, Leopoldo Perone e Sara Piccini, si tratta di una conferma della possibilità di una valutazione diversa delle circostanze che hanno portato all’esito letale della notte di aprile.
La vicenda mantiene intatta la tensione che ha attraversato Ponticelli nelle settimane successive al fatto. La comunità resta colpita da una tragedia che ha toccato una famiglia di una zona già provata da conflitti tra gruppi criminali, ma ora l’attenzione si sposta sulla precisione delle responsabilità, piuttosto che su giudizi aprioristici. Il caso resta sospeso tra l’esigenza di chiarezza giuridica e la necessità di offrire una ricostruzione credibile ai cittadini che chiedono giustizia e tutela.
Restano da chiarire gli elementi ancora in discussione: quanto emergente dall’indagine, la reale dinamica degli scontri e l’individuazione delle responsabilità finali. L’esito del Riesame potrà fissare nuove linee di indagine e ridefinire i ruoli di chi era presente quella notte, nonché la portata delle accuse future.
