Omicidio Poggi: a 19 anni dalla tragedia, chiuse le indagini su Andrea Sempio
Garlasco (Pavia) – Sono trascorsi diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, eppure la macchina processuale torna a muoversi. La Procura di Pavia ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, nell’ambito dell’inchiesta bis sul caso che aveva sconvolto Garlasco il 13 agosto 2007. L’atto, accompagnato dal deposito di tutti gli atti e delle integrazioni, segna un passaggio decisivo verso il possibile dibattimento.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, l’avviso di chiusura delle indagini arriva contestualmente al completamento degli interrogativi tecnici che hanno guidato la riapertura del fascicolo. La Procura conferma che l’impianto accusatorio nei confronti di Sempio resta invariato, lasciando intatto l’impianto probatorio già predisposto dall’inchiesta bis. La difesa, composta dagli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti, avrà venti giorni di tempo per esaminare gli atti e presentare memorie.
La centralità della paternità dell’impronta “33” resta uno dei filoni più rilevanti della ricostruzione. I consulenti chiamati dalla pubblica accusa hanno nuovamente focalizzato l’attenzione su quell’elemento, ritenuto compatibile con l’indagato e definito come cardine delle analisi tecniche svolte nel corso delle indagini. Non sarebbero emersi elementi nuovi tali da modificare le valutazioni già espresse in merito a quell’impronta, anche se resta possibile che essa contenga tracce di sangue. È questa la cornice in cui la Procura modifica solo formalmente l’oggetto dell’indagine bis, lasciando inalterate le interpretazioni scientifiche finora acquisite.
Un ulteriore approfondimento tecnico riguarda una consulenza richiesta dalla difesa della Poggi. L’analisi ha esaminato una scarpa Mod. Frau taglia 42, ritenuta compatibile con le misure del piede di Sempio. A supporto di questa verifica, la professoressa Cristina Cattaneo è stata incaricata sia di riesaminare la perizia medico-legale della difesa sia di condurre nuove analisi istopatologiche sui blocchetti in paraffina e sui vetrini relativi al caso di Chiara Poggi. La tesi complessiva dei consulenti è che la dinamica lesiva non sia necessariamente coincidente con il decesso, ipotizzando che una fase di colluttazione o di aggressione protratta nel tempo possa aver preceduto l’evento finale, con la vittima che avrebbe reagito, almeno in parte, difendendosi.
Sul versante processuale, resta aperto l’interrogativo su quale vertice spunti la verità in questa vicenda; la chiusura dell’indagine preliminare offre ora alla difesa un piano di verifica rigoroso ma breve, con la possibilità di presentare memorie e chiedere eventuali accertamenti ulteriori prima dell’avvio del dibattimento. Nel frattempo, il quadro giudiziario resta incorniciato da un precedente storico: Alberto Stasi, fidanzato dell’epoca della vittima, condannato in via definitiva a 16 anni e attualmente in semilibertà, è una figura che la ricostruzione ha imposto all’attenzione come contesto, non come potenziale imputato della nuova indagine, poiché la sentenza riguarda altri capitoli della vicenda.
L’inchiesta bis continua a muoversi in una zona grigia di verifiche tecniche e perizie: nessuna conferma definitiva sui moventi, nessuna prova che possa al momento trasformare l’indagato in condannato, e nessuna chiusura definitiva sul ruolo degli altri protagonisti della tragedia. La Procura di Pavia mantiene il rigore della prudenza, sottolineando che la direzione generale resta quella di stabilire con certezza se vi sia o meno una responsabilità penale parallela rispetto a quella già valutata nel contesto del primo processo.
Cosa succederà ora? Le memorie della difesa e gli eventuali ulteriori accertamenti che potranno essere richiesti, se ritenuti necessari, costituiranno la base per l’eventuale fissazione di una nuova udienza dibattimentale. Nel frattempo, la comunità di Garlasco guarda alla cronaca giudiziaria con la consapevolezza che, a distanza di quasi due decenni, la verità processuale continua a muoversi, tra scandalosi silenzi e nuove istanze tecnico-scientifiche, in cerca di una risposta definitiva.
Nel territori di Garlasco e della provincia di Pavia, la storia resta aperta: la chiusura delle indagini non è una resa, ma una tappa di un percorso che potrebbe portare,, tra verità e cautela, al tanto atteso passaggio al dibattimento. E il significato di quei passaggi non va riferito a una tempistica astratta, ma al proporzionato rigore con cui le istituzioni gestiscono un caso che ha segnato due decenni di memoria collettiva.
