Napoli, una vita spezzata a 24 anni: Francesca Tucci è morta il 3 luglio all’ospedale Cardarelli durante un intervento di chirurgia intramoenia. La Procura della Repubblica ha aperto un’inchiesta per fare luce sulle ultime ore della giovane, evidenziando come un percorso di cura che doveva essere sicuro si sia trasformato in una tragedia.
La svolta giudiziaria è arrivata con il deposito della relazione autoptica, atto tecnico fondamentale per ricostruire le cause cliniche del decesso. Sotto la guida del sostituto procuratore Mario Canale, nel registro degli indagati figurano ora tre medici, tutti chiamati a rispondere dell’ipotesi di omicidio colposo. Un passo cruciale che consentirà ai consulenti di parte e agli inquirenti di analizzare nel dettaglio eventuali responsabilità, omissioni o complicanze gestite durante o dopo l’intervento. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it.
Accanto al dolore incolmabile, i genitori di Francesca hanno scelto la strada della giustizia assistiti dal collegio difensore composto dagli avvocati Massimo Lanna, Massimo D’Errico e Francesco Petruzzi. Le carte tecniche depositate e i prossimi sviluppi medico-legali dovranno chiarire se la ventiquattrenne avrebbe potuto essere salvata e quali siano le responsabilità dei sanitari finiti sotto inchiesta.
La vicenda concentra l’attenzione non solo sul dramma personale, ma anche sui contorni di una procedura intramoenia operata in un contesto ospedaliero pubblico. L’indagine, coordinata dalla magistratura, resta orientata a distinguere tra fatti accertati e ipotesi investigative, con la prudenza che deve accompagnare ogni valutazione sulle responsabilità individuali.
I prossimi passi dovranno fare chiarezza sulle circostanze dell’intervento, sulle eventuali omissionsi e sulle condizioni in cui si è svolta la degenza postoperatoria. La famiglia, assistita dai suoi legali, resta in attesa di ulteriori esami tecnici e di riscontri che possano incidere sull’evoluzione dell’inchiesta e sulle decisioni future delle autorità competenti.
