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Cronaca Giudiziaria

Napoli: cinque condanne tra finanzieri e consulenti nell’inchiesta su verifiche fiscali e appalto pulizie Pascale

Titolo: Pulizie al Pascale: due fronti d’inchiesta, cinque condanne Napoli, una sentenza pesante mette in chiaro due filoni di una stessa inchiesta: controlli fiscali che sfociano in concussione e un appalto di pulizie all’Istituto Pascale finito…

Napoli: cinque condanne tra finanzieri e consulenti nell’inchiesta su verifiche fiscali e appalto pulizie Pascale

Titolo: Pulizie al Pascale: due fronti d’inchiesta, cinque condanne

Napoli, una sentenza pesante mette in chiaro due filoni di una stessa inchiesta: controlli fiscali che sfociano in concussione e un appalto di pulizie all’Istituto Pascale finito al centro di pressioni economiche. La prima sezione penale del Tribunale di Napoli ha condannato cinque imputati, chiudendo due capitoli dell’indagine coordinata dalla Procura e affidata al Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza.

Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la pena massima è toccata ad Andrea Basile, condannato a otto anni e due mesi per estorsione. Tra gli altri, sette anni di reclusione per Antonio Gambardella e sei anni e sei mesi per Antimo Di Donato, due ufficiali della Guardia di Finanza che operavano nel Nucleo di polizia tributaria di Napoli e che erano stati sospesi all’epoca dei fatti (Di Donato è attualmente in congedo). Ai due consulenti fiscali Gennaro Valentino e Tommaso De Maria sono stati inflitti sei anni ciascuno, riconosciuti colpevoli di concussione in concorso con aziende sottoposte a verifica.

L’inchiesta ha seguito due direttrici distinte. La prima riguardava verifiche fiscali e una serie di episodi di concussione, la seconda concerneva invece le pressioni sull’imprenditore coinvolto nell’appalto delle pulizie dell’Istituto Pascale, nosocomio cancerologico di Napoli. A indagare sui finanzieri coinvolti sono stati gli stessi militari della Guardia di Finanza di Napoli, nel quadro di un’indagine coordinata dal pubblico ministero Henry John Woodcock.

Nel filone dedicato alle verifiche fiscali, Gambardella e Di Donato hanno visto confermate le condanne confermando il ruolo di vertice nelle attività di controllo che hanno portato anche a distinte prescrizioni su altre contestazioni collegate al fascicolo. Contemporaneamente, Valentino e De Maria, consulenti fiscali di società sottoposte a verifica, sono stati ritenuti responsabili di concussione in concorso e condannati a sei anni di reclusione ciascuno.

Per quanto riguarda l’appalto Pascale, Basile è risultato colpevole di estorsione insieme a Giuseppe Sacco. Secondo l’accusa, i due avrebbero costretto un imprenditore a promettere il pagamento di 40mila euro, di cui 20mila effettivamente corrisposti, accompagnati dall’assunzione di una persona. Le pressioni sarebbero state accompagnate da un riferimento al clan Cimmino del Vomero; il giudizio parla di elementi ricostruttivi legati alle minacce, ma non implica necessariamente un intervento effettivo del gruppo criminale.

A livello accessorio, il Tribunale ha disposto interdizione perpetua dai pubblici uffici e interdizione legale durante l’esecuzione della pena. Per Domenico Bisogni e Massimo Trucco sono state dichiarate prescrizioni sui capi contestati; per Giuseppe Sacco, invece, la corte ha dichiarato il non doversi procedere per morte dell’imputato.

Il quadro che emerge dalla sentenza rischia di ridefinire la lettura delle gare pubbliche nel settore sanitario napoletano: due fronti strettamente legati tra loro, dove verifiche fiscali, pressioni economiche e potenziali minacce dialogano con gli elementi di un controllo amministrativo finito sotto la lente della giustizia. La sentenza chiude un capitolo importante, ma lascia sul tavolo domande ancora da chiarire: quali consolidati meccanismi di pressioni hanno sorretto l’asse delle contese commerciali all’interno dell’istituto Pascale, e quanto sia estesa la rete di contatti tra verificatori, consulenti e potenziali appaltatori. Resta inoltre da accertare se vi sia stato un reale intervento di gruppi criminali nella vicenda, o se si sia trattato di minacce puramente annunciate.

In sintesi, la sentenza riflette un’attenzione rafforzata al rapporto tra controlli pubblici e dinamiche di mercato nel contesto sanitario napoletano, con una punizione che denota severità contro comportamenti considerati dannosi per la trasparenza degli appalti. Restano da verificare gli sviluppi delle cause residue e gli eventuali riflessi su future procedure di gara nel territorio.

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