Campania Crime News
Cronaca Giudiziaria

Napoli: blitz della Finanza su UniPegaso, 22 indagati tra vertici, editori e testate

Indagini a Napoli: una rete di pressioni tra università telematica, aziende e media sotto inchiesta Napoli è al centro di un terremoto giudiziario che coinvolge non solo l’apparato accademico ma anche il mondo della comunicazione. Secondo…

Napoli: blitz della Finanza su UniPegaso, 22 indagati tra vertici, editori e testate

Indagini a Napoli: una rete di pressioni tra università telematica, aziende e media sotto inchiesta

Napoli è al centro di un terremoto giudiziario che coinvolge non solo l’apparato accademico ma anche il mondo della comunicazione. Secondo quanto emerge dall’indagine condotta dalla Procura partenopea e coordinata dal sostituto procuratore Henry John Woodcock, è stata documentata una rete di pressioni tese a condizionare stabilità politica-istituzionale e l’informazione per proteggere la disciplina “eccezionale” che consente agli esami universitari di svolgersi interamente online. Finora sono 22 le persone iscritte nel registro degli indagati e sono state eseguite perquisizioni a tappeto dalla Guardia di Finanza, concentrando l’attenzione sul gruppo UniPegaso-Multiversity e allargandosi, di fatto, a figure di rilievo della comunicazione e della stampa.

Tra i nomi al centro dell’inchiesta figurano i vertici del gruppo UniPegaso-Multiversity: Fabio Domenico Vaccarono è indicato come presidente, Francesco Durante come amministratore delegato, mentre altri manager di alto livello come Andrea Ferrante, Giampiero Mazza e l’ex dirigente Andrea Buonomo compaiono tra gli indagati. La lista comprende anche人物chi di primo piano nel mondo delle pubbliche-relazioni: Gianluca Comin e Gianluca Giansante di Comin & Partners. Non mancano figure apicali di concessionarie e di realtà editoriali di rilievo, tra cui amministratori delegati e dirigenti di realtà quali Manzoni & C., Gedi, Rcs Media Group, Il Sole 24 Ore, Piemme e Seif, accompagnati da direttori generali e responsabili editoriali di testate e agenzie rilevanti. L’impianto accusatorio, al momento, ipotizza corruzione tra privati e strumenti di condizionamento dell’opinione pubblica in chiave politica.

La possibile dinamica del quadro tracciato dall’autorità giudiziaria racconta di tentativi sistematici di pressione sul ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, per prorogare la disciplina “eccezionale” che consente agli esami di restare online anche in epoca post-pandemica. L’operazione resta legata a un disegno più ampio che, secondo l’ipotesi investigativa, prevedrebbe anche l’interferenza sull’agenda mediatica e sull’opinione pubblica, per offrire una cornice di impunità o di gestione favorevole agli interessi degli indagati.

Il quadro antico dell’indagine è noto: la nuova fase nasce sullo sfondo di un’epoca già segnata da un filone di accertamenti sull’Università Pegaso. A giugno era stata messa in luce una prima tranche di indagini mirata al sistema delle immatricolazioni, ritenute irregolari per circa 4.200 iscrizioni a corsi di laurea e post-laurea prive dei requisiti. Quell’indagine, guidata dall’allora governance guidata da Danilo Iervolino, contava quasi quaranta indagati e aveva già sollevato pesanti ombre sulla gestione commerciale e accademica dei titoli di studio digitali. L’attuale sviluppo amplifica quel racconto di controlli, pratiche commerciali e apparati di potere che avrebbero cercato di intrecciare interessi privati e appetiti istituzionali.

La scena politica nazionale non ha tardato a reagire. Le opposizioni hanno chiesto interventi normativi decisi: Elisabetta Piccolotti, deputata di Alleanza Verdi e Sinistra, ha descritto l’inchiesta come una nuova occasione per chiedere misure. Ha annunciato un’interrogazione parlamentare per discutere lo statuto delle università telematiche e la possibilità di mantenere modelli di profitto. Il Movimento 5 Stelle, tramite Antonio Caso, ha chiesto al governo di chiarire se intenda mantenere regole, controlli e standard di qualità uniformi oppure cedere a deroghe che potrebbero indebolire tali standard. Diversa è la posizione di Italia Viva, con Matteo Renzi che condanna l’inchiesta definendola “una follia assoluta” e criticando l’operato del magistrato Woodcock.

Il contesto di questa inchiesta è quello di una trasformazione radicale del mondo accademico e della comunicazione: università private, consulenze, relazioni pubbliche e gruppi editoriale hanno intrecciato rapporti che, se confermati, mettono in discussione la separazione tra potere pubblico e privato nell’istruzione e nel controllo dell’informazione. La Procura di Napoli indica una linea d’indagine che resta aperta: non è ancora chiaro fino a che punto l’influenza sia riuscita a incidere su decisioni politiche e sull’orientamento mediatico, né quali siano stati i risvolti concreti di tali pressioni.

Resta, dunque, da chiarire l’intero insieme di responsabilità, dinamiche e intrecci tra università, imprese, editoria e canali di informazione. L’autorità giudiziaria, al momento, opererà con cautela, distinguendo tra fatti accertati e ipotesi investigative, e continuando gli accertamenti necessari per definire ruoli, responsabilità e eventuali conseguenze. È un capitolo che rischia di ridefinire i confini tra educazione digitale, informazione e potere politico, e che lascerà agli osservatori pubblico e istituzioni una domanda cruciale: fino a che punto è lecito che interessi privati influenzino le regole dell’istruzione e la qualità dell’informazione?

Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, l’indagine in corso riguarda una rete di pressioni per condizionare scelte politiche e editoriali in un settore cruciale come quello della formazione online, con un arco che corre tra Napoli e il variegato mondo della comunicazione nazionale. La prossima fase dovrà definire con maggiore precisione ruoli, responsabilità e margini di intervento pubblico, conservando fermezza nel distinguere fatti accertati da mere ipotesi investigative.

Aggiornamenti

Ultime notizie

Tutte le notizie →