Titolo: Caso Cardarelli: consulenze tecniche smontano l’ipotesi di colpa medica nella morte di Francesca Tucci
Napoli, 3 luglio 2026 – Francesca Tucci, 24 anni, è morta in terapia intensiva all’ospedale Cardarelli dopo un intervento chirurgico eseguito in regime di intramoenia. L’inchiesta giudiziaria prosegue, ma una consulenza tecnico-autoptica depositata il 5 ottobre ha fornito chiavi di lettura che sfidano la linea accusatoria originaria contro i medici coinvolti, tra cui il primario Felice Pirozzi.
Secondo l’avvocato Gabriele Di Criscio, legale del direttore della Chirurgia Generale dell’ospedale, la valutazione tecnica non avrebbe evidenziato condotte censurabili nella gestione della paziente dall’avvio della pratica clinica fino agli interventi successivi all’insorgere della complicanza. La difesa ricorda che la consulenza è stata inserita nel procedimento giudiziario per vagliare i tempi e la qualità delle decisioni cliniche assunte.
La nota difensiva dettaglia una lettura in cui la preoccupazione principale è chiarire se vi siano errori o omissioni. Nella sezione relativa alla fase preoperatoria, la relazione, sempre stando alle indicazioni dell’avvocato, sarebbe favorevole al gruppo di medici: gestioni preliminari ritenute corrette, indicazione chirurgica considerata appropriata e esecuzione della procedura descritta come conforme alle buone pratiche. In tal senso, la difesa sostiene che non sarebbero emersi errori diagnostici o terapeutici prima dell’intervento.
Anche per quanto riguarda la gestione della complicanza postoperatoria, la consulenza avrebbe ritenuto adeguata l’intervento necessario a fronte dell’emergenza. “Tempestività e correttezza dell’intervento successivo sono riconosciute”, ha riportato l’avvocato Di Criscio. In sostanza, la difesa sottolinea che la sequenza delle scelte cliniche e delle azioni messe in atto dai medici non mostrerebbe omesse o inadeguatezza tali da configurare una responsabilità professionale.
Il punto centrale, come riassunto dall’esponente legale, riguarda l’assenza di profili di colpa nella condotta dei sanitari. “La condotta dei sanitari – sottolinea Di Criscio – è giudicata diligente, perita e prudente.” Secondo quanto riferito, le complicanze che hanno provocato il decesso non sarebbero riconducibili a una mancanza di competenza o a una gestione incongrua, ma a circostanze che hanno richiesto e ricevuto risposte cliniche in linea con le buone pratiche.
Nonostante il rinvio di responsabilità in questa fase difensiva, l’indagine resta il canale obbligatorio attraverso cui saranno accertate le dinamiche della morte della giovane. Le conclusioni comunicate dalla difesa, per quanto autorevoli sul piano tecnico, non equivalgono a una decisione definitiva dell’autorità giudiziaria sulle posizioni degli indagati e rimangono indipendenti dall’esito del processo.
In un contesto in cui Napoli e i suoi ospedali sono al centro di dibattiti su trasparenza e qualità delle prestazioni, questa ricostruzione tecnica introduce elementi di chiarezza ma non chiude il cerchio delle responsabilità. Restano da definire ulteriori sviluppi, eventuali approfondimenti degli accertamenti e la relazione tra la gestione clinica e l’esito fatale, anche alla luce di eventuali nuove fonti o nuove perizie che possano emergere nel prosieguo dell’inchiesta.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la fase giudiziaria continua a muoversi su una linea di verifica che privilegia la prudenza e la tutela delle parti coinvolte, senza anticipare responsabilità definitive prima dell’esito delle verifiche ufficiali.
