Isochimica di Avellino: Pinto e una risposta tardiva alla lunga battaglia per i diritti
Avellino, Borgo Ferrovia – Dopo oltre trent’anni di attese, una parte dei lavoratori dell’ Isochimica ottiene finalmente una forma di risarcimento grazie alla Legge Pinto. La Corte d’Appello di Napoli, VIII Sezione Civile, ha accolto i ricorsi di circa venti ex dipendenti, tutti assistiti dall’avvocato Augusto Guerriero, disponendo l’indennizzo per la violazione dei termini di durata ragionevole del processo.
I decreti emessi dai giudici napoletani sono rivolti a una violazione ormai storica: la gestione della procedura concorsuale, avviata nei primi anni Novanta, ha superato di molto i limiti di tempo previsti dalla legge. L’equo indennizzo è stato quantificato in diverse migliaia di euro per ciascun lavoratore, come ristoro per l’eccesso di duratezza della p procedura fallimentare. In tal modo, lo Stato si è fatto carico di una parte del costo della lentezza della macchina giudiziaria.
La cornice normativa è chiara: la Legge Pinto, approvata nel 2001, prevede tutele per chi subisce danni non patrimoniali a causa di tempi eccessivi della giustizia. Per la situazione dell’ Isochimica, i giudici hanno rilevato che i limiti stabiliti non sono stati rispettati: la normativa fissa in sei anni la durata massima di una procedura fallimentare; nel caso irpino, i tempi si sono estesi ben oltre tre decenni. Una violazione che, secondo i giudici, si è anche collegata ad elementi della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, in particolare l’articolo 6.
L’esito della decisione ha una portata duplice. Da un lato rappresenta una forma di riconoscimento dei diritti dei lavoratori esposti all’amianto nel contesto industriale di Borgo Ferrovia, dall’altro mette in evidenza una responsabilità collettiva legata all’operatività dell’apparato giudiziario e al peso che tali ritardi hanno sull’intera collettività. Per i lavoratori coinvolti, si tratta certamente di una riparazione parziale, che non può cancellare le ferite subite né restituire anni di vita, ma segna un atto di giustizia, utile anche a riflettere su come si possa evitare il ripercuotersi dei ritardi sull’individuo.
Il contesto resta delicato. L’ Isochimica è una delle vicende industriali più dolorose del Mezzogiorno, con un’intera comunità che ha vissuto in prima linea l’ombra dell’amianto e delle conseguenze sanitarie ad essa legate. La decisione della Corte d’Appello di Napoli, pur non cancellando l’episodio né la memoria della tragedia, solleva interrogativi su responsabilità istituzionali e costi che, in ultima istanza, ricadono sulle casse pubbliche e sui contribuenti.
Secondo le informazioni disponibili e riportate da www.cronachedellacampania.it, la parte ottenuta non chiude definitivamente una pagina giudiziaria già ampia di strumenti e possibilità di ricorso, ma delimita una tappa significativa in una vicenda che prosegue tra istruzioni, contenziosi e verifiche sul rispetto dei diritti fondamentali di cittadini coinvolti in una delle più difficili vertenze sociali del territorio.
