Otto indagati per traffico di influenze illecite: Carabinieri esclusi e un’operazione di potenziale ingerenza nei concorsi non trovata alcuna base
Benevento. È stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a otto persone, coinvolte a vario titolo in un’inchiesta della Procura guidata da Nicola D’Angelo, nata dall’ipotesi di traffico di influenze illecite finalizzato a facilitare l’ingresso nelle forze dell’ordine. Secondo l’ipotesi investigative, il procedimento avrebbe riguardato anche un pagamento di denaro effettuato a un uomo di 76 anni residente a Telese Terme, nell’ambito di un tentativo di agevolare l’assunzione di un aspirante arruolato nell’Arma. L’indagine coinvolgeva anche i genitori del candidato, in una cornice di presunte intercessioni basate su presunte conoscenze istituzionali.
La responsabilità attribuita dagli inquirenti a chi si sarebbe vantato di contatti istituzionali non sarebbe risultata fondata: dalle verifiche condotte risulterebbe che tali intercessioni sarebbero state prive di fondamento e non in nessun modo capaci di influire sulle procedure concorsuali. A delinearlo, secondo quanto emerso, è stato un quadro in cui i colloqui e le promesse di passaggi prioritari non hanno trovato riscontro nelle realtà delle selezioni pubbliche.
La Procura ha precisato che non è emerso alcun elemento che possa far ipotizzare il coinvolgimento dell’Arma dei Carabinieri o dei soggetti incaricati di gestire le procedure concorsuali. In altre parole, l’indagine ha escluso ogni legame tra l’indagine e l’operato delle forze dell’ordine o degli organi chiamati a valutare i candidati. Stando alle prime ricostruzioni, le pretese connessioni gettate in sede di accertamento non avrebbero avuto alcun riscontro fattuale e non avrebbero inciso, né potrebbero in futuro incidere, sulla trasparenza delle selezioni.
Gli aspetti oggetto di attenzione degli investigatori includono anche la dinamica della presunta mediazione: il sospetto è che l’intermediario avesse fatto leva su riferimenti istituzionali fittizi per promuovere l’ingresso nel comparto pubblico. Le verifiche, però, avrebbero mostrato che tali riferimenti non esistevano o non avevano alcuna capacità di modificare gli esiti di concorsi pubblici.
L’avviso di conclusione delle indagini preliminari rappresenta una tappa procedurale importante: consente agli indagati di presentare eventuali difese e agli inquirenti di definire meglio le posizioni nel quadro della futura fase processuale. Le responsabilità contestate restano, al momento, nel vaglio della prossima evoluzione giudiziaria, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, l’inchiesta ha approfondito anche il meccanismo economico messo in atto per alimentare la tesi di una possibile “via preferenziale” verso l’ammissione al reclutamento. Tuttavia, la ricostruzione della procura insiste sull’assenza di prove concrete di una correlazione tra le somme versate e la regolarità delle procedure concorsuali.
In un territorio come quello della provincia di Benevento, dove l’attenzione pubblica è alta su temi di reclutamento e trasparenza, la vicenda rischia di alimentare dubbi su pratiche improprie legate al concorso pubblico. Ma, per ora, la Procura sottolinea che non esistono elementi per dare una lettura letta come responsabilità di soggetti referenti all’organizzazione delle selezioni o all’ordine di esecuzione dei concorsi.
Gli sviluppi futuri dipenderanno dall’esito delle eventuali difese e dalle valutazioni del dibattimento che seguirà questo step. Restano, però, ancora da chiarire alcuni elementi emersi nel corso delle indagini: quanto detto dai protagonisti, quali specifiche interazioni sarebbero state messe in atto e quale impatto concreto possano avere su questioni di reputazione e fiducia nelle procedure concorsuali.
