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Cronaca Giudiziaria

Napoli: broker in cella diventa collaboratore di giustizia, tra pestaggi e debiti legati allo spaccio

Dentro le sbarre, una centrale operativa per lo spaccio: la parabola di Emanuele De Pasquale tra carcere, debiti di gioco e la scelta di collaborare con la giustizia All’interno della Casa Circondariale di Siracusa, un detenuto…

Napoli: broker in cella diventa collaboratore di giustizia, tra pestaggi e debiti legati allo spaccio

Dentro le sbarre, una centrale operativa per lo spaccio: la parabola di Emanuele De Pasquale tra carcere, debiti di gioco e la scelta di collaborare con la giustizia

All’interno della Casa Circondariale di Siracusa, un detenuto ha trasformato la sua cella in una vera e propria centrale operativa per il traffico di cocaina, gestendo fornitori ristretti e piazze di spaccio nelle aree di Napoli dall’altro lato delle sbarre. L’ipotesi investigativa, contenuta in un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Napoli a carico di nove persone, dipinge un quadro inquietante di come una rete criminale possa rimanere in funzione anche quando i protagonisti sono dietro le sbarre. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, al centro dell’inchiesta c’è Emanuele De Pasquale, detto “EDP”, ex organizzatore del traffico per conto del clan Troncone di Fuorigrotta e oggi collaboratore di giustizia.

De Pasquale non solo era ristretto in Alta Sicurezza ma, stando agli accertamenti, è riuscito a mantenere il controllo operativo del traffico attraverso smartphone contrabbandati all’interno del carcere. Con quel telefonino, avrebbe acquistato ingenti partite di cocaina da altri esponenti della camorra campana ancora detenuti, per poi coordinare la rivendita nelle piazze flegree e far partire i rifornimenti agli esecutori esterni. Il meccanismo, però, nascondeva una vulnerabilità personale: una gravissima dipendenza dal gioco d’azzardo che avrebbe dirottato parte degli introiti dello spaccio in scommesse clandestine.

La somma complessiva dei debiti lievita a 49.000 euro verso i fornitori, una montagna che ha intrecciato interessi vecchi e nuovi. Nei verbali del collaboratore di giustizia, emerge anche l’inizio di un declino economico già nel 2025: “Nel mese di ottobre 2025, quando mi trovavo ristretto nel carcere di Siracusa, tramite un sito puntocom feci delle scommesse… le scommesse andarono male e persi all’incirca 8.000 euro. All’inizio non accettai, ma siccome avevo il debito di gioco… ho cominciato a fare affari con Emanuele D’Agostino.” Una scelta che, come racconta De Pasquale, ha aperto nuove vie al riciclaggio di denaro sporco e ha accentuato la pressione sui creditori.

A fianco del detenuto, l’organizzazione ha attivato due intermediari esterni, destinati a costituire i poli operativi sul territorio: L. P., minorenne, e Gennaro Votivo, ventiquattro anni. I due, presunti ras della logistica, avrebbero gestito i ritiri, lo stoccaggio e la consegna diretta della droga, coordinando i movimenti dall’esterno. “All’esterno del carcere avevo due persone che si occupavano… L. P. e un tale Gennaro di ventiquattro anni”, si legge nei verbali. Votivo, in particolare, sarebbe stato incaricato di prelievo fino a 800 grammi per volta e di recapiti nelle zone nevralgiche di Fuorigrotta, tra lo Stadio Maradona e la Caffetteria degli Azzurri.

La favola malata dell’illecito non si ferma, però, alle dinamiche della droga. Il pesante debito alimenta una campagna estorsiva diretta al broker: “Se non paghi avrai un problema dentro e fuori”, è la minaccia che giunge ai familiari e che, secondo l’indagine, spinge De Pasquale a chiedere aiuto al di fuori delle mura. La risposta arriva in modo clamoroso: De Pasquale contatta, anche solo tramite contatti vecchi, Giuseppe Troncone per chiedere un’intermediazione tra i clan; la reazione del boss è fredda e tagliente, e disarma l’alleanza annunciata. La cronaca dell’inchiesta racconta anche di una riunione in cui il vertice di Troncone indirizza gli accadimenti, con la presenza di altri esponenti esterni ai clan rivali.

L’apice della brutalità si consuma dentro la cella: un pestaggio a calci e pugni, al quale De Pasquale riporta ferite viste anche come tagli o ferite da arma contundente. A puntellare la gravità della situazione, una vera e propria videochiamata di gruppo, realizzata all’interno della struttura con telefoni cellulari introdotti in Alta Sicurezza, per mostrare in tempo reale i segni della punizione ai capi delle diverse articolazioni criminali. L’obiettivo era dimostrare la sottomissione del debitore e consolidare l’omertà tra le file. All’esterno, l’effetto sul piano psicologico è immediato: i familiari devono consegnare una prima tranche di 6.450 euro ai prestanome dei gruppi criminali per placare i creditori e «salvare la faccia» della rete.

La parola fine arriva con una scelta drammatica: un ultimatum che spezza ogni equilibrio. Se entro il 18 febbraio 2026 De Pasquale non avesse saldato quanto dovuto, la sorte avrebbe preso una piega tragica. A quel punto, l’ex broker decide di scavalcare le porte del carcere e presentarsi all’Ufficio Matricola di Siracusa, consegnare lo smartphone illecito e chiedere di parlare con un magistrato per avviare una collaborazione con la giustizia. Una decisione che, oltre a spezzare una catena di prepotenze, racconta anche la possibilità concreta di una svolta in un intreccio che ha trasformato detenzione, attività illecite e debiti in un mosaico pericoloso da decifrare.

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