Decumani, massacro notturno: testimone descrive tre aggressori e assenza di telecamere rallenta le indagini
Napoli, centro storico. Poco oltre la mezzanotte, Marco Barbuto, 48 anni, è stato ucciso a via San Giovanni in Porta, massacrato con 17 fendenti. L’assenza di telecamere lungo la via ostacola la ricostruzione, ma un testimone oculare indica tre aggressori.
La dinamica del delitto è al centro dell’inchiesta della Squadra Mobile della Questura, coordinata dal dirigente Mario Grassia, insieme agli uomini del commissariato Decumani. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, Barbuto sarebbe stato intercettato mentre fuggiva in sella al proprio scooter da tre uomini a volto scoperto: due lo avrebbero trattenuto, impedendogli ogni fuga, mentre il terzo sarebbe passato all’azione con un’arma bianca, verosimilmente un grosso coltello. Il corpo è stato trovato riverso sull’asfalto, il terreno bagnato dal sangue, e accanto a lui lo scooter con una targa contraffatta: elementi che gli investigatori analizzano per cercare una possibile traccia identitaria del gruppo. L’apparente assenza di oggetti di valore addosso al bottino complica la pista motivazionale, lasciando aperta l’ipotesi di una rapina finita male o di una vendetta tra criminalità locale.
Il testimone chiave ha fornito un identikit dei tre responsabili, descritto in modo definitivo agli inquirenti. L’indagine, ancora nelle fasi iniziali, fa affidamento su questa descrizione nonostante l’assenza di videosorveglianza nella zona. In crisi è anche la ricostruzione di quanto accaduto in pochi attimi: la rapidità dell’attacco e la posizione della vittima hanno spinto i investigatori a valutare più scenari contemporaneamente, senza escludere né una dinamica di regolamento di conti né una lite esplosa sul momento tra complici.
Dietro la figura di Barbuto c’è un passato di rilievo nel mondo della criminalità: precedenti per rapina, furto, ricettazione, sequestro di persona e porto abusivo di armi. Per anni è stato associato a colpi mirati ai Rolex e ad altri orologi di lusso, colpiti soprattutto al Nord e nelle mete turistiche più esclusive. Nel 2018 era finito al centro di una clamorosa rapina in Versilia, episodio legato, secondo gli inquirenti, anche a contatti con persone vicine al contesto camorristico; però, va sottolineato, gli inquirenti hanno specificato che Barbuto non era mai stato formalmente inquadrato o organico alle cosche di camorra. Attualmente la salma è stata sequestrata in attesa dell’autopsia, mentre la Polizia Scientifica e la Squadra Mobile continuano a chiudere il cerchio sulle responsabilità del terzetto che avrebbe assaltato Barbuto.
La scena del crimine resta priva di telecamere pubbliche o private, un vuoto che ha reso indispensabile l’apporto della testimonianza e degli elementi raccolti sul posto. Il fatto che lo scooter fosse intestato e una targa contraffatta, insieme all’uso di guanti in lattice da parte della vittima, aggiunge indizi ma non chiarisce il movente né l’identità dei responsabili. Le indagini proseguono, con gli investigatori che cercano di incrociare l’identikit fornito dal testimone con profili sospetti e con i rilievi delle forze dell’ordine sul campo.
Resta da chiarire cosa possa aver spinto i killer a scegliere Barbuto come obiettivo: una rapina mancata, una ritorsione legata al mondo della microcriminalità o una contesa tra diversi soggetti legati a precedenti simili. Gli elementi fin qui emersi non indicano una direzione definitiva, e la cautela resta d’obbligo fino all’esito degli accertamenti.
Nel frattempo, la comunità del Centro Storico di Napoli resta in attesa di chiarimenti su quanto accaduto e sull’identificazione dei tre aggressori. Le autorità ribadiscono che le indagini continueranno fino a ricostruire compiutamente la scena e a fare luce su eventuali contatti tra Barbuto e ambienti criminali. Le prossime ore potrebbero rivelare nuove piste, ma per il momento i contorni del caso rimangono ingarbugliati da una notte senza telecamere, in cui un uomo è stato colpito ripetutamente e senza una chiara spiegazione.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la macchina investigativa resta concentrata su una verifica metodica dei profili e su un confronto tra l’identikit fornito dal testimone e le schede di eventuali sospetti, con l’obiettivo di isolare rapidamente i responsabili e dare un volto alla vicenda. Le autorità non escludono ulteriori sviluppi e confermano che l’indagine resta aperta.
