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Cronaca Giudiziaria

Trasferimento a Napoli per assistere la madre: la sentenza arriva dopo la morte

Cura familiare e burocrazia: una sentenza che arriva quando è troppo tardi La vicenda riguarda un maresciallo della Guardia di Finanza di Palermo che, dopo aver ottenuto dalConsiglio di giustizia amministrativa per la Regione Sicilia l’accompagnamento…

Trasferimento a Napoli per assistere la madre: la sentenza arriva dopo la morte

Cura familiare e burocrazia: una sentenza che arriva quando è troppo tardi

La vicenda riguarda un maresciallo della Guardia di Finanza di Palermo che, dopo aver ottenuto dalConsiglio di giustizia amministrativa per la Regione Sicilia l’accompagnamento al trasferimento temporaneo a Napoli per assistere entrambi i genitori gravemente malati, si è visto riconoscere il diritto solo quando la situazione era ormai irrimediabilmente diversa: la madre è morta dieci giorni prima del deposito della sentenza d’appello. Una distanza, tra diritto riconosciuto e tempo di stare accanto ai propri familiari, che la burocrazia sembra non riuscire mai a colmare. Come emerge dall’analisi pubblicata da cronachedellacampania.it, la decisione è arrivata in un momento in cui non era più possibile cambiare le cose sul campo dell’assistenza quotidiana.

La prima fase giudiziaria era partita dal rifiuto dell’amministrazione ai fini del trasferimento, una scelta motivata con argomenti di organico carente e con l’indicazione che altri familiari avrebbero potuto garantire le cure necessarie ai due genitori disabili. Il maresciallo aveva quindi impugnato la decisione, affidandosi allo studio Leone-Fell & C., invocando le tutele previste dalla legge 104 del 1992. Il Tar Sicilia aveva accolto il ricorso, evidenziando lacune nell’istruttoria e nella motivazione del provvedimento impugnato, ma l’Amministrazione Finanziaria aveva impugnato la sentenza e ne era stata disposta la sospensione attraverso il CGA.

Nel giudizio d’appello successivo, la difesa ha presentato ulteriori elementi a sostegno della richiesta: tra questi, la circostanza che altri militari provenienti dalla Sicilia fossero stati trasferiti a Napoli, una realtà che i legali hanno ritenuto significativa rispetto alle obiezioni legate alle esigenze di organico. Inoltre, è stato considerato il Piano nazionale degli impieghi 2026, che prevedeva 20 posti disponibili a Napoli e cinque a Palermo. Il CGA ha ribadito che le carenze di personale non possono essere invocate in modo generico per negare richieste basate sulla legge 104 e ha sottolineato che la presenza di altri parenti non può essere automaticamente sufficiente: è necessaria una verifica concreta della disponibilità e della capacità di fornire assistenza ai familiari malati.

La sentenza favorevole è giunta in un contesto particolarmente amaro. “La parte più dolorosa è che questa sentenza è arrivata quando la madre del nostro assistito non c’era più. La giustizia gli ha dato ragione, ma non potrà restituitgli il tempo che non ha potuto trascorrere con lei”, hanno spiegato gli avvocati Francesco Leone, Simona Fell e Raimonda Riolo, (quest’ultima assistita al primo grado). Una frase che sintetizza bene il paradosso: la legge ha riconosciuto un diritto ma la realtà della perdita personale ha reso vana nel momento decisivo l’esito della battaglia legale.

Questo caso riapre una riflessione sul modo in cui le amministrazioni valutano le richieste di trasferimento motivate dalla necessità di assistere familiari gravemente disabili. Se, da un lato, serve una gestione efficiente delle risorse e una reale verifica delle condizioni di disponibilità dei parenti, dall’altro non si può ignorare la necessità di garantire una tutela umana immediata ai dipendenti che si prendono cura di chi è più vulnerabile. L’elemento chiave è la concretezza: non basta citare l’organico, occorre dimostrare in modo specifico come e da chi possa essere assicurata l’assistenza, senza che la burocrazia finisca per negare un diritto sostanziale a chi già soffre una situazione familiare critica.

Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la madre è morta dieci giorni prima del deposito della sentenza. Il tema resta aperto: come bilanciare esigenze operative, tutela legale e dignità delle persone che, al di là della funzione, vivono condizioni di fragilità familiare? Il caso suggerisce una strada di riflessione e possibile revisione delle prassi, affinché le verifiche sull’effettiva disponibilità di chi si occupa dei familiari non diventino solo formalismi, ma strumenti concreti di giustizia e di umanità nell’amministrazione.

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