Napoli riapre la cornice dell’inchiesta sulla morte di Francesca Tucci con una nuova ondata di pareri tecnici di parte. Nelle stesse ore, tre relazioni di chiaro taglio legale, prodotte dalla famiglia della giovane, ribadiscono una linea critica verso le conclusioni dei consulenti nominati dal pubblico ministero. Il quadro resta quello di un’indagine ancora aperta, dove le responsabilità dei medici coinvolti non sono state attribuite né approfondite in via definitiva.
La giovane Afragolese, 24 anni, era stata ricoverata al Cardarelli di Napoli per un intervento chirurgico programmato, eseguito il 29 giugno. Le complicazioni hanno reso necessaria una seconda operazione il 1° luglio, e le condizioni si sono aggravate fino al decesso avvenuto il 2 luglio in terapia intensiva. L’ordinamento dell’inchiesta ha già visto la preliminare acquisizione della cartella clinica e il sequestro della salma per gli accertamenti autoptici; contestualmente l’ospedale ha avviato un’indagine interna.
Secondo l’informativa pubblica, la prioritizzazione di un intervento, i tempi della decisione chirurgica e la gestione del post-operatorio restano al centro del contenzioso tecnico tra le parti. Le relazioni di parte presentate dai legali della famiglia Tucci si inseriscono nel più ampio contesto di una verifica che, a differenza delle conclusioni della Procura, continua a restare in campo aperto. Come riferito dal fascicolo, l’indagine coordinata dal sostituto procuratore Mario Canale continua a passare al setaccio i passaggi medici che hanno condotto alle decisioni cliniche durante la degenza.
La terza consulenza depositata nella giornata è una relazione di 55 pagine firmata da Emanuele Capasso, docente di medicina legale all’Università Federico II, e da Giuseppe Tufano, specialista in chirurgia dell’apparato digerente ed endoscopia digestiva. In questa valutazione, i due esperti contestano in particolare l’indicazione e l’esecuzione dell’intervento, definendole premature e basate su una diagnosi incompleta senza una valutazione multidisciplinare. Le conclusioni includono anche riferimenti a profili di imprudenza e imperizia nella gestione del decorso postoperatorio. La consulenza è stata richiesta dai legali della famiglia e consegnata al magistrato.
Nell’ambito della stessa giornata è stata depositata una seconda consulenza, più ampia (126 pagine), affidata a Nicola Maria Giorgio, medico legale, e ad Antonio Mirabella, anatomopatologo. Anche in questo caso si ribadisce la tesi di una responsabilità professionale più ampia, sostenendo che una condotta conforme alle buone pratiche clinico-assistenziali avrebbe potuto evitare l’esito fatale. L’elaborato divergente riguarda non solo la ricostruzione del meccanismo della morte ma anche la valutazione del nesso causale tra le decisioni mediche e l’esito, ponendo al centro della discussione la differenza tra ciò che è accaduto e ciò che avrebbe potuto essere evitato con interventi differenti.
L’inchiesta prosegue con le indagini a carico di tre medici per ipotesi di omicidio colposo, ma la cautela rimane la parola d’ordine: non vi è alcuna presunzione di responsabilità né di colpevolezza. La famiglia Tucci, attraverso i propri legali Petruzzi, Lanna e D’Errico, continua a chiedere chiarimenti, affidandosi a pareri di parte per confrontarsi con le risultanze ufficiali. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la contesa tra consulenze di parte e perizie dell’accusa prosegue nello spazio giudiziario, con Commissioni di بالأ indagini che restano al lavoro per ricostruire le cause della morte e verificare se eventuali errori diagnosticati o scelte chirurgiche adottate abbiano avuto un peso decisivo sull’esito.
Resta ora da capire come si evolverà la dialettica tra la magistratura, i consulenti di parte e le procedure diagnostiche e chirurgiche seguite al Cardarelli. In ogni caso, l’indagine non ha ancora fornito una verità definitiva sulle responsabilità: si tratta ancora di accertamenti, dove la linea tra fatto e ipotesi continua a essere centrale per orientare eventuali sviluppi futuri. Il risultato finale dipenderà dall’esito dell’esame critico di tutte le evidenze cliniche, documentali e processuali a disposizione.
