Riesame annulla l’arresto per l’ex primaria Esposito: interdizione di 12 mesi per l’intero gruppo di medici nel caso del neonato Salvatore Abruno
Il Tribunale del Riesame di Napoli ha annullato l’ordinanza cautelare che aveva coinvolto la dottoressa Eutalia Esposito, ex primaria del reparto di ginecologia dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia, sostituendola con una misura interdittiva della durata di dodici mesi. L’esito del verdetto è stato comunicato in base al ricorso presentato dai legali dell’imputata. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la decisione ha l’obiettivo di chiarire la posizione della professionista, che ha operato in quel reparto per oltre quattro decenni, e di consentire un riesame sereno della situazione processuale.
Nel dettaglio, Esposito era finita agli arresti domiciliari nell’ambito dell’indagine sulla morte del neonato Salvatore Abruno, deceduto a fine marzo 2024, circa un mese dopo il parto avvenuto nello stesso nosocomio. L’operazione giudiziaria aveva originariamente disposto misure cautelari tra cui l’allontanamento dall’attività professionale; l’atto è stato ora modificato dall’organo di riesame, che ha optato per l’interdizione senza ulteriori restrizioni sull’effettiva libertà personale della professionista.
La difesa, rappresentata dagli avvocati Alfredo Sorge e Guido Sciacca, ha espresso soddisfazione per la riforma: secondo i legali, l’esito del Riesame mette chiarezza su accuse finora prive di fondamento e rappresenta il primo passo verso una verifica definitiva della correttezza professionale dell’operato della dottoressa Esposito. I legali hanno sottolineato che Esposito, per decenni impegnata nella tutela della salute delle donne, potrà ora affrontare le fasi successive del procedimento con maggiore tranquillità.
Accanto alla Esposito, l’indagine vede altre cinque persone indagate, tra cui due ginecologi e un’ostetrica. Le diverse qualifiche ipotizzate includono responsabilità colposa per la morte del neonato, nonché ipotesi di falsificazione della cartella clinica in relazione agli orari del parto e alle fasi di ricovero, frode e tentativi di depistaggio. Tra gli elementi finora oggetto di attenzione investigativa figurano la gestione delle evidenze cliniche, l’eventuale alterazione di prove legate all’evento e la gestione post-parto, inclusa la questione della placenta e del cordone ombelicale.
Rimane centrale il quadro delle accusa, che resta ancora soggetto a conferme o a eventuali modifiche a seconda degli esiti degli accertamenti. Gli investigatori stanno verificando, punto per punto, la dynamics dell’intera vicenda, dal momento del parto alle procedure seguite durante il ricovero, passando per la ricostruzione temporale degli eventi e per la verifica di eventuali irregolarità documentali.
Dal lato giudiziario, la decisione del Riesame non chiude la fase istruttoria: restano aperti i filoni di indagine relativi alla condotta dei medici coinvolti e alle eventuali responsabilità penali, nonché alle prove disponibili. L’ipotesi investigativa continua a contemplare una possibile responsabilità per condotte omissive o commissive, ma resta fondamentale ribadire la distinzione tra accuse e fatti accertati. In questa fase, la presunzione di innocenza permane come criterio guida del racconto, in attesa di sviluppi processuali che potranno confermare o rettificare quanto emerso finora.
