Agguati in faida clan Belforte-Piccolo nel Casertano: 6 arresti

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Dopo anni si fa luce sull’omicidio di Nazzareno Mancino e sul tentato omicidio del fratello Saverio, avvenuti nel Casertano nell’ambito della faida tra i clan Belforte e Piccolo che si contendevano la leadership criminale nel territorio di Marcianise attraverso una lunga serie di agguati mortali. Sei le persone destinatarie di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguite dalla polizia di Caserta su mandato della Dda di Napoli. Cinque degli indagati erano già detenuti per altra causa. Nazzareno Mancino, affiliato ai Piccolo-Letizia, fu ucciso il 7 aprile 1999 a Marcianise. L’uomo era all’interno del bar Russo di via Roma quando fu raggiunto da numerosi colpi d’arma da fuoco e morì dopo poche ore in ospedale. Mancino era nei pressi del banco dell’esercizio commerciale quando fu avvicinato da un uomo con il casco integrale in testa e un mitragliatore Kalashnikov nascosto sotto il giubbotto. Mancino tentò di rifugiarsi nel locale adibito alla lavorazione dei dolci, ma fu raggiunto dal sicario che lo ferì mortalmente alle gambe e al torace. Numerosi i resti di proiettile rinvenuti sul luogo dell’agguato, compreso 24 bossoli calibro 7,62. Dopo due giorni fu rinvenuta, in un fossato in aperta campagna a Marcianise, in località Patricelli nella zona Nuovo Macello, la motocicletta rubata, Enduro Yamaha XT 600, utilizzata per l’agguato. Il 6 settembre 2002 fu ferito gravemente, a Capodrise, nei pressi del bar pasticceria Marconi, Saverio Mancino. L’uomo fu ferito da due colpi di pistola che lo raggiunsero al capo e alla mandibola. Mancino riuscì, però, a rifugiarsi all’interno del bar riuscendo a salvarsi. Le indagini condotte all’epoca dei fatti, pur riuscendo a stabilere che si trattasse “dell’ennesima puntata dell’atavico conflitto tra il clan Belforte e il clan Piccolo”, non portarono all’identificazione degli autori degli agguati, ha ricordato in una nota il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli. Le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia e il riscontro degli elementi probatori raccolti dalla polizia hanno, però, permesso di riaprire le indagini riuscendo a individuare gli esecutori materiali dell’azione di fuoco nonché di accertare le responsabilità dei mandanti e degli addetti al reclutamento dei killer.

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