L’inchiesta sul comune di Casavatore nata dal duplice omicidio Cortese-Pezone legati ai “Vanella-Grassi”

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E’ scaturita da una indagine su un omicidio camorra l’inchiesta sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nel comune di Casavatore dalla quale è emerso, secondo la ricostruzione dei carabinieri e dei magistrati della Dda di Napoli che il clan Ferone avrebbe appoggiato entrambi gli schieramenti che si sono fronteggiati alle elezioni amministrative dello scorso anno. Una indagine che ha portato ieri all’emissione di 15 avvisi di conclusione delle indagini per il reato di voto di scambio aggravato dalla modalità mafiosa. Tra i destinatari dei provvedimenti, firmati dai pm della Dda Vincenza Marra e Maurizio De Marco, coordinati dal procuratore aggiunto Filippo Beatrice, figurano anche il sindaco uscente e riconfermato Lorenza Orefice, a capo di una lista civica, e lo sfidante sconfitto al ballottaggio Salvatore Silvestri, alla guida della lista ”Pd Silvestri Sindaco”. Tutto ha inizio il 24 aprile 2015 quando in un bar di Casavatore vengono uccisi Ciro Cortese e Aldo Pezone, ritenuti legati al gruppo camorristico dei Vanella-Grassi. Cortese aveva in tasca un bigliettino con il nome di un candidato, Mauro Ramaglia, e con l’annotazione accanto di una cifra, 2000. Dalle intercettazioni telefoniche sull’utenza di Ramaglia e di alcuni suoi familiari è venuta alla luce una intensa e generalizzata attività di ”compravendita” di voti. Voti acquistati con buoni pasto, o con 50 euro a testa o ancora con posti di lavoro. Le telefonate ascoltate dagli inquirenti documentano anche le lamentele di alcuni elettori: (”Mauro, mi ha mandato un paio di pacchi di pasta in meno”, ”non ti preoccupare, il vino, ti devo regalare il vino? già è regalato va bene? te lo do o stasera o domani va bene?”). C’è anche chi protesta per non aver ricevuto i cinquanta euro pattuiti: come una tale Nancy, la quale si lamenta per non essere stata pagata e sostiene che, come sottolineano gli inquirenti ”se non le verrà corrisposta la somma frutto della promessa fatta in campagna elettorale, denuncerà tutti quanti, e soprattutto Ramaglia per quel ‘fatto suo’. Una indagine che si estende a macchia d’olio con il coinvolgimento di altri candidati, nonché dei vertici della polizia municipale e con una serie di episodi indicativi del clima di intimidazione camorristica, come il pestaggio del fratello di un candidato, anch’egli ritenuto legato al clan, che stazionava nei pressi del comitato elettorale di Silvestri.

(nella foto il uogo dell’omicidio e nel riquadro ciro cortese, una delle due vittime)