Il potere criminale del clan Moccia è stato talmente forte negli anni in tutti i comuni della cintura a Nord di Napoli che in molti casi dagli imprenditori che effettuavano i lavori pubblici non era neanche necessario andare per chiedere il pizzo. Loro già sapevano e si presentavano spontaneamente dal capozona. E’ quanto emerge dalle 736 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Tommaso Parrella e che il mese scorso ha portato in carcere vecchi e nuovi capo della potente cosca di Afragola. In una conversazione intercettata all’interno dell’abitazione di Vincenzo Montino (ucciso nel 2014) il ‘capozona’ Luigi Belardo gli spiega: “”se vedi a quello di Casoria, no … che stanno facendo questa strada, non andate ad importunarli … poi.. sta inguaiato poi come finisce paga e ringrazia … qua’ sta pure l’importo vedi? .. 90 mila euro … senza che vanno fa’ … la persona (il cristiano) da persona educata e’ venuta e ha detto senti: ‘sto avviando questa fatica .. .. io come appena finisco “la fatica” recupero i soldi e glieli darò”. Non vi era bisogna quindi ne di minacce ne di bombe o altro. Si pagava e basta. Si sapeva anche la percentuale. Non vi erano discussioni o incontri segreti da fare. Era tutto stabilito a monte. Una ulteriore conferma di ciò si è avuta qualche anno fa nella condanna nei confronti di Vincenzo Barra in relazione al delitto di estorsione dallo stesso commesso nel luglio 2013, per conto del Gruppo di Crispano, ai danni di Gaetano Caterino, imprenditore edile titolare della ditta G.E.O. S.R.L., in relazione ai lavori dalla stessa eseguiti per conto dell’amministrazione comunale di Frattaminore in via Vittorio. Scrive il gip a tale proposito: “Il clan Moccia aveva il pieno controllo del territorio dei Comuni di Afragola, Casoria, Arzano, Caivano, Frattamaggiore, Frattaminore e Crispano e Cardito in uno al diffuso stato di assoggettamento e che ha infatti garantito al sodalizio investigato l’acquisizione di consistenti “quote finanziarie” del mercato attraverso il tradizionale sistema del cosiddetto “pizzo” e, negli ultimi tempi, l’organizzazione del lucroso traffico di stupefacenti (perpetrato all’interno del Parco Verde di Caivano e, dal 2014, nel Rione Salicelle di Afragola). Le conversazioni intercettate hanno infatti disvelato il modus operandi del clan. Esiste infatti, in relazione ad ogni Comune sottoposto al controllo camorristico del clan Moccia. una “lista” di operatori economici tenuti a corrispondere periodicamente tangenti estorsive (cosiddetto giro); gli esattori di ciascun gruppo locale si limitano dunque a far visita alle loro vittime “abituali” per riscuotere i proventi delle richieste estorsive inizialmente formulate da qualche esponente di rango della loro articolazione territoriale; in alcuni casi, poi, sono addirittura le vittime, consapevoli dell’ineluttabilità della “tangente” dovuta, a presentarsi spontaneamente dai rappresentanti locali del clan per concordare detta somma.
I referenti dei singoli comprensori provvedono quindi a consegnare al coordinatore pro tempore del clan i proventi rispettivamente raccolti che, in tal modo, confluiscono nella cassa comune. I singoli capizona pongono inoltre particolare attenzione ai lavori edili – pubblici e privati – intrapresi nei territori di rispettiva competenza e, dopo aver assunto precise informazioni in ordine all’importo degli appalti di volta in volta stabiliti, impongono al titolare della ditta appaltatrice il versamento di una somma commisurata al valore economico dell’appalto. In questi casi l’imprenditore estorto, oltre a versare la quota relativa al cosiddetto giro in concomitanza “allo stato di
avanzamento dei lavori”, è tenuto inoltre sovente a corrispondere ulteriori somme di denaro al clan in corrispondenza delle festività di Pasqua, Natale e Ferragosto”.
Antonio Esposito
13. continua
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