Volevano vendicare l’omicidio del ‘Pavone’ e del nipote: condannati i 3 baby killer dei Nappello

Sono stati condannati i tre giovanissimi del gruppo di fuoco dei Nappello di Miano arrestati il 30 maggio scorso armi in pugno perchè secondo gli investigatori erano in giro nel quartiere per compiere una missione di morte vendicativa dopo il duplice omicidio avvenuto tre giorni prima di Carlo Nappello “o’ pavone” e del nipote omonimo. Ieri, a meno di un anno di distanza da quell’operazione, i tre sono stati processati con il rito abbreviato. E, come riporta Il Roma, Alessio Sepe e Luca Gallotti (difesi dall’avvocato Domenico Dello Iacono) sono riusciti a cavarsela con una condanna a 3 anni e 4 mesi di reclusione. Raffaele Petriccione (assistito dall’avvocato Carlo Ercolino) ha invece rimediato una pena a 4 anni. Il sostituto procuratore della Dda, Enrica Parascando lo, al termine della precedente requisitoria aveva invocato per tutti e tre gli imputati una condanna a 6 anni e 6 mesi di reclusione. I tre erano stati sorpresi dalla polizia in via Janfolla con una calibro 7,65 carica e con matricola abrasa,  ma Alessio Sepe e Luca Gallotti, erano stati rimessi in libertà perché il terzo componente del gruppo fermato quel giorno, il 19enne Raffaele Petriccione, si era assunto la responsabilità del possesso dell’arma e perciò era rimasto l’unico in stato d’arresto. Due settimane dopo però scattarono i nuovi arresti per Sepe e Gallotti in quanto i due mentre si trovavano all’interno della sala d’attesa del locale commissariato: ragionavano soprattutto su chi, in ragione dei minori precedenti alle spalle, avrebbe dovuto prendersi la responsabilità di quella 7,65.  Alessio Sepe tra i tre era considerato quello più pericoloso in quanto fermato già nel 2016 dagli agenti del commissariato di Scampia mentre teneva un summit con altri giovani del gruppo di fuoco dei Nappello. Era il 7 ottobre 2016 quando la polizia fece irruzione all’interno di un caseggiato di edilizia popolare sito alla via Vittorio Emanuele III angolo Via della Liguria, dove era stata segnalata la presenza di persone armate. Una volta entrati all’interno del caseggiato gli agenti  avevano modo di notare la presenza di circa otto persone intente a confabulare tra loro vicino la scala B. Alla vista degli agenti fuggirono ma tre furono bloccati. Si trattava di Alessio Sepe, Salvatore Scarpellini e Luigi Mango, cognato dal ras scissionista Valerio Nappello. Successivamente, presso
un appartamento situato al terzo piano di quello stabile, furono rintracciati gli altri cinque: Stefano Bocchett, Alessio Peluso, Gianluca Annunziata, Francesco Afeltra e Giuseppe Carrano.

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