Visura urbanistica fai da te per evitare la chiusura della sede del Patronato Enac: concluse le indagini per Antonio La Mura, già assessore e vicesindaco a Sant’Egidio del Monte Albino, consigliere comunale della lista Carpentieri Sindaco, e per il geometra Angelo Ferraioli. Il pm Lenza ha inviato ai due indagati l’avviso di conclusione delle indagini contestando ai due l’accusa di falso in atto pubblico e contraffazione di documenti. Il fascicolo scaturisce dall’indagine Mastrolindo su presunte truffe all’Inps. Nell’ambito delle indagini i carabinieri della Pg del tribunale insieme agli uomini dell’ispettorato del Lavoro di Salerno effettuarono una perquisizione all’interno dell’ufficio del patronato Enac gestito da Antonio La Mura. In quell’occasione, era il 5 maggio del 2014, gli inquirenti chiesero a La Mura anche la documentazione relativa all’idoneità della sede e la destinazione urbanistica. Poche ore e l’allora assessore e vicesindaco, chiamò il suo geometra per far preparare i..
L’agguato contro Gennaro Catapano potrebbe essere legato al ferimento avvenuto ieri mattina in piazzetta San Severo del 52enne Alfonso Ferriero del rione Sanità,specialista in rapine a banche e uffici postali del nord Italia, componente la “paranza” dei fratelli Bacioterracino legata ai Misso. Il 36enne boss emergente che è legato ai Mazzarella versa in condizioni gravissime al Loreto Mare dove è stato trasportato con due proiettili alla schiena. A fare fuoco contro di lui sareberro stati due sicari arrivati in sella ad uno scooter poco dopo mezzogiorno in vico Soprammuro non distante da porta Nolana. Era a volto coperto con i caschi e quello seduto sul sellino posteriore ha fatto fuoco più volte. Catapano che si era accorto del loto arrivo ha anche cercato la fuga ma è stato raggiunto alla schiena da due proiettili. I sicari poi si sono dileguati in direzione corso Garibaldi. Catapano è stato portato al vicino Loreto Mare da un conoscente con una moto. Gli investigatori stanno cercando di inquadrare l’agguato nella lotta in atto al centro di Napoli dove i Tolomelli-Vastarella, rientrati alla sanità dopo anni di esilio, stanno facendo terra bruciata attorno a loro vendicandosi e colpendo tutti quelli legati ai Misso. E proprio i vecchi rapporti con i “nasoni” potrebbero essere alla base dell’agguato compiuto ieri pomeriggio in piazzetta San Severo nei confronti del rapinatore seriale Alfonso Ferriero. E tra l’altro non è certo che volessero solo “gambizzarlo”, come sembrerebbe, e gli stessi carabinieri non escludono che i pistoleri abbiano sbagliato mira. Oppure lui è stato così bravo e agile a togliersi dalla traiettoria dei proiettili. Fatto sta che se l’è cavata bene: trasportato da un amico all’ospedale dei Pellegrini, è tornato a casa già in serata con una prognosi di 20 giorni. Le ferite erano superficiali. Per gli investigatori è quasi certo che l’agguato a catapano sia collegato al ferimento di Ferriero.
Avrebbe ucciso la moglie e il figlioletto di appena due mesi, per poi impiccarsi. E’ l’ipotesi sulla quale lavorano gli inquirenti dopo la scoperta di una famiglia di nazionalità romena, marito e moglie, entrambi di 29 anni, e del neonato di appena due mesi, trovati morti in una casa di Capaccio Paestum. All’interno dell’abitazione, una casa-vacanze in località Torre di Mare, in via delle Giuncaie, i carabinieri, avvertiti dai vicini per il denso fumo sprigionato dalla villetta, hanno rinvenuto dapprima i corpi della madre e del piccolo nella stanza da letto, semicarbonizzati, mentre il corpo dell’uomo era all’interno del bagno, impiccato ad una delle sbarre della doccia. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo avrebbe prima aggredito la donna, colpendola più volte con un’arma da taglio, poi avrebbe cosparso lei e il bambino di liquido infiammabile dandogli fuoco. Successivamente, si sarebbe tolto la vita dapprima ferendosi con la stessa arma da taglio e quindi impiccandosi. Questa la principale ipotesi al vaglio degli inquirenti, che non escludono però altre piste. Dopo i rilievi della Sezione Investigativa Scientifica di Nocera, effettuati questo pomeriggio insieme ad un primo esame esterno dei corpi da parte del medico legale, la Procura della Repubblica di Salerno, titolare dell’indagine, e i carabinieri della Compagnia di Agropoli sono adesso impegnati ad analizzare tutti gli elementi emersi durante il sopralluogo per chiarire in maniera definitiva le cause e la dinamica della tragedia. Intanto, c’è sconcerto e dolore tra i vicini di casa. “Questa zona è abitata soprattutto da stranieri, nordafricani, romeni, ucraini”, spiega un agricoltore del posto di 52 anni. “E’ un via vai continuo di gente – continua -, di notte e di giorno. Qui, spaccio e prostituzione sono la regola. Ho un terreno a poche centinaia di metri da qui, sono passato col trattore di prima mattina, ma non mi sono accorto di niente. Preoccupato? Si vive in questo modo da tanto tempo. Io faccio il mio onesto lavoro, ma non è un segreto per nessuno che la zona sia frequentata da ogni tipo di gente”. “Lei era molto giovane – conclude un altro vicino, di circa 30 anni. – Ogni tanto la vedevo portare a spasso il bambino col passeggino. E’ una tragedia assurda”.
Dalle prime ore del giorno, i carabinieri della compagnia di Amalfi hanno in corso una vasta operazione di polizia giudiziaria, che interessa diversi Comuni della Costiera Amalfitana e quelli confinanti di Agerola e Pimonte in esecuzione di un provvedimento cautelare emesso dal GIP presso il Tribunale di Salerno su richiesta della locale DDA, nei confronti di una associazione criminale ritenuta responsabile di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti di diverso tipo sul territorio della Costiera Amalfitana.
L’indagine, condotta dall’Aliquota Operativa della Compagnia Carabinieri di Amalfi, ha permesso di disvelare la presenza di un sodalizio criminale e in modo particolare legato al pericolo clan Afeltra-Di Martino, organizzato che tramite una fitta rete di pusher distribuiva lo stupefacente, di cui si forniva in parte dai limitrofi Comuni partenopei, su tutto territorio Costiero.
La guardia di finanza di Napoli ha arrestato un sindacalista della Uil Trasporti di Pomigliano d’Arco per aver estorto 2.500 euro a un imprenditore di San Giorgio a Cremano che nel 2014, si era aggiudicato la gara di appalto per l’affidamento del servizio di gestione della sosta a pagamento su strada – le cosiddette strisce blu – nel Comune di Pomigliano d’Arco. Le indagini, condotte dalla compagnia della guardia di finanza di Portici, scaturite da una denuncia, hanno evidenziato come il sindacalista, nel corso di un incontro avvenuto agli inizi di marzo, avrebbe richiesto all’imprenditore di non versare i contributi volontari dei 14 dipendenti ausiliari del traffico iscritti al sindacato che rappresentava, già trattenuti in busta paga per il periodo 2013-2016, e di dividersi l’intero importo di circa 6mila euro, assicurando nel frattempo di distruggere le deleghe in suo possesso.Il sindacalista avrebbe minacciato l’imprenditore, avvisandolo che, in caso avesse rifiutato le sue richieste, avrebbe organizzato uno sciopero dei 14 dipendenti, paralizzando, in tal modo, il servizio di gestione della sosta a pagamento, creando danno alla società e al comune. Al termine delle indagini il sindacalista è stato fermato nelle immediate vicinanze dell’ufficio dell’imprenditore e, dopo aver provato a disfarsi delle banconote appena estorte lanciandole dal finestrino, è stato arrestato in flagranza e portato nel carcere di Poggioreale a disposizione della Procura.