Una pistola Beretta nascosta nel cuscino, marijuana, crack e hashish sequestrati e alcune persone arrestate, tra cui un pusher sorpreso a spacciare: questo il bilancio di una serie di controlli eseguiti dai carabinieri nel Napoletano. Lo spacciatore è stato preso nella zona di Miano, a Napoli dove gli affari illeciti sono gestiti dal clan camorristico dei Lo Russo: si tratta di Mario Alfano, 26 anni, sorpreso mentre vendeva la droga. Nel vano sottosella del suo scooter c’erano 32 bustine di cellophane contenenti 21 grammi di marijuana, 25 stecchette di hashish, (66,9 gr.) E 6 dosi di crack (1,00), oltre a 75 euro in banconote vario taglio ritenute provento di illecita attività. Le altre persone sono state arrestate per evasione dagli arresti domiciliari. L’arma è stata trovata dai carabinieri sul terrazzo di un palazzo, a Scampia: si tratta di una Beretta “8000 cougar”, con matricola abrasa, colpo in canna e 7 cartucce nel caricatore. Era nascosta in un cuscino da divano: sarà inviata al Racis di Roma per accertare se sia stata utilizzata per azioni criminali. Durante controlli alla circolazione stradale sono state infine denunciate due persone per guida senza patente. Contestate anche 37 infrazioni.
Un 50enne è stato arrestato dagli agenti del commissariato di polizia di Stato ‘Torre del Greco’ a Napoli, perché responsabile del reato di detenzione di sostanza stupefacente. L’arresto è maturato nel corso di un servizio di appostamento presso l’abitazione dell’uomo, dove era stato notato uno strano andirivieni di tossicodipendenti. E’ stato proprio fermando un tossicodipendente che i poliziotti hanno avuto certezza dell’illecita attività che era sorta nell’appartamento del 50enne. A seguito di una perquisizione domiciliare i poliziotti, oltre a rinvenire due dosi di eroina, hanno sequestrato un bilancino di precisione e la somma di 365 euro suddivisa in banconote di vario taglio. Il 50enne, che al momento non era solo in casa, ma in compagnia di altre persone è stato arrestato e condotto alle camere di sicurezza della questura. Stamane, giudicato con rito per direttissima, è stato convalidato il suo arresto e sono stati chiesti i termini a difesa.
Il cadavere ritrovato in mattinata in un casolare abbondonato alla periferia di Giugliano e’ stato poi identificato per quello di un rumeno senza fissa dimora di 49 anni morto per cause naturali, secondo quanto riferito dai militari dell’Arma. Non si tratta quindi di quello di Davide Tarantino, il pregiudicato legato al clan Amato-Pagano di Secondigliano scomparso dal 29 febbraio scorso e che si teme sia rimasto vittima della lupara bianca. La possibilita’ che si trattasse del suo corpo era anche legata al fatto che in quella zona fu ritrovata la salma di un altro affiliato a clan di cui si erano perse le tracce durante la cosiddetta ‘faida dei carbonizzati’ nei primi mesi dello scorso anno.
Arriva davanti al gip l’inchiesta sulle presunte irregolarità nella gestione della Asl di Benevento che, il 26 gennaio 2014, ha portato alle dimissioni di Nunzia De Girolamo da ministro delle Politiche agricole dopo la pubblicazione di colloqui privati registrati da un indagato all’insaputa degli interlocutori, fra i quali la stessa de Girolamo. Al termine delle indagini preliminari, la Procura della Repubblica di Benevento ha chiesto il rinvio a giudizio della parlamentare (all’epoca Ncd e ora Forza Italia) e di altre cinque persone. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono abuso di ufficio, turbativa di gara e offerta di utilità per ottenere il voto elettorale e fanno riferimento a provvedimenti adottati dall’Asl di Benevento fra il 2010 e il 2013. Oltre a De Girolamo, il procuratore della Repubblica Giovanni Conzo e il sostituto Nicoletta hanno chiesto il rinvio a giudizio del direttore sanitario della Asl Gelsomino Ventucci, del direttore generale Michele Rossi, dell’ ex capo della segreteria di De Girolamo, Luigi Barone (oggi componente del Direttivo Nazionale di Ncd), di un altro collaboratore della deputata, Giacomo Papa, e del sindaco di Airola (Benevento), Michele Napoletano. Le richieste saranno esaminate dal gup il prossimo 29 aprile. De Girolamo dice di non essere “sorpresa dalla richiesta di rinvio a giudizio per tutti i reati” che la Procura le contesta “avendo da tempo maturato il convincimento – spiega – che la conduzione delle indagini da parte dei due pm di Benevento sia avvenuta in palese violazione di precise norme processuali che ho da tempo sottoposto alla valutazione sia del gip, sia della Procura generale e del Ministero di Grazia e Giustizia”. “La celerità nel richiedere il mio rinvio a giudizio – attacca De Girolamo – senza neanche attendere le decisioni del gip che ha già fissato una udienza camerale per il 23 marzo per decidere sulla richiesta di inutilizzabilità delle registrazioni abusivamente effettuate nel mio domicilio e sulla sorprendente richiesta di archiviazione di Arnaldo Falato (dirigente della Asl di Benevento, ndr) e Pisapia è inspiegabile e non potrà non essere oggetto di ulteriori iniziative da parte dei miei legali”. Nei giorni scorsi il gip Flavio Cusani ha respinto le richieste dei pm di archiviazione per Pisapia e per Arnaldo Falato. La vicenda comincia il 27 dicembre 2013 quando quattro imprenditori finiscono in carcere e due dirigenti della Asl di Benevento vengono colpiti da provvedimenti cautelari con l’accusa di truffa aggravata e continuata in concorso e peculato ai danni della Pubblica Amministrazione per aver causato un danno da 700 mila euro all’Asl da cui avrebbero intascato decine di mandati di pagamento in cambio di prestazioni mai erogate. Al centro dell’inchiesta c’è la figura dell’ex direttore amministrativo Pisapia, sottoposto agli obblighi di dimora e licenziato a fine 2012. E’ lui a registrare i colloqui degli incontri tenuti nell’estate del 2012 a casa del padre di De Girolamo. Nelle registrazioni – pubblicate dai giornali nel gennaio 2014 – si parla di pressioni sul direttore generale dell’Asl Michele Rossi perché disponga dei controlli al Fatebenefratelli di Benevento, ospedale religioso convenzionato, e per la gestione, appaltata a una cugina di De Girolamo, di un bar all’interno dello stesso ospedale. Registrazioni che portano il gip Cusani a parlare di un “direttorio partitico-politico” che “in funzione di interessi privati e di ricerca del consenso elettorale”, si occupava “con modalità a dir poco deprimenti e indecorose – scrive il gip – di ogni aspetto della gestione della Asl”.
Fu arrestato mentre intascava una mazzetta dal titolare della ditta che si occupava di igiene urbana. Ieri Carmine Esposito, ex sindaco di Sant’Anastasia si è ritrovato faccia a faccia con il suo accusatore, l’imprenditore di S. Antonio Abate, Nicola Alfano. Il testimone chiave nel processo che si sta celebrando al Tribunale di Nocera Inferiore è arrivato in aula per confermare le accuse nei confronti dell’ex primo cittadino. Acquisite le denunce e le dichiarazioni dell’imprenditore della provincia di Napoli, i giudici – presidente Raffaele Donnarumma, i difensori e il pubblico ministero Roberto Lenza si sono riservati di controesaminare il testimone nel corso della prossima udienza. Sono agli atti del processo le due denunce di Alfano, presentate ai carabinieri il 9 e il 10 dicembre del 2013, pochi giorni prima che scattassero le manette ai polsi del sindaco-medico anestesista dell’ospedale Cardarelli di Napoli. Nel corso dell’udienza è emerso che lo stesso Alfano fu inizialmente indagato dalla Procura di Nola, ma le accuse nei suoi confronti furono poi archiviate. I carabinieri arrestarono Esposito mentre intascava una mazzetta di 15mila euro, le banconote furono ritrovate nell’auto in cui si svolse l’incontro tra il sindaco e l’imprenditore. Lo scambio di soldi avvenne dinanzi ad un bar di Angri e il processo per competenza si svolge presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Agli atti del procedimento i colloqui e il filmato dell’incontro per la consegna del danaro. In aula, mercoledì mattina, era presente l’ex sindaco Esposito – volto sereno, giacca tessuto ‘pied de poule’ e un foulard sportivo, ha aspettato qualche ora che iniziasse l’udienza, accompagnato dal suo avvocato Vincenzo Maiello. Teso il superteste, Nicola Alfano, sostenuto da alcuni familiari e assistito dall’avvocato Domenico Ciruzzi, si è presentato sul banco dei testimoni per confermare le denunce. Ma ad anticiparlo l’accordo tra difesa e accusa di acquisire i verbali e le dichiarazioni rese. Quelle che spinsero gli inquirenti ad arrestare l’allora sindaco di Sant’Anastasia.(r.f.)