Redazione Campania Crime News

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Giugliano: restano in cella i fratelli del boss Dell’Aquila

La Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha rigettato la richiesta di scarcerazione per decorrenza dei termini dei fratelli Giovanni e Domenico Del- l’Aquila che, per il momento, restano in cella. Fratelli del più noto Giuseppe (alias Peppe o ciuccio, da sempre ritenuto braccio destro del boss Francesco Mallardo “ciccio ‘e carlantonio”). I due erano stati condannati in primo grado nel gennaio scorso. Per Giovanni Dell’Aquila l’accusa aveva chiesto 16 anni e invece ne aveva avuti 14; sconto anche per Domenico che incassò 13 anni e sei mesi rispetto ai 14 invocati dal pubblico ministero. Ventuno gli anni di carcere rispetto ai venti chiesti dal pm per Giuseppe Dell’Aquila, ritenuto a capo della cosca.Per il pm Maria Cristina Ribera della Dda di Napoli i tre fratelli Giovanni, Domenico e Giuseppe sarebbero a capo di un vero e proprio clan, costola dei Mallardo di Giugliano.

La Cassazione conferma la condanna a 17 anni per il boss Giuseppe Polverino. Tutte le decisioni

Confermata dalla Cassazione la condanna a 17 anni di carcere per il boss Giuseppe Polverino, coinvolto nel blitz “Polvere” del maggio 2011 che portò in carcere 39 persone tra affiliati, imprenditori e politici dei comuni di Marano e dei comuni dell’area flegrea. Il boss fu arrestato in Spagna l’anno dopo. In primo grado era stato condannato a 20 anni di carcere. Confermate le condanne anche per Salvatore Camerlingo, cugino del boss Salvatore Licciardi e candidato al comune di Quarto nel 2011 nelle fila del centro destra, a 5 anni di carcere; Luigi Carandente 10 anni; Alessio Fruttaldo 6 anni; Gennaro Libro 6 anni; Antonio Schiano 4 anni; Salvatore Simioli 15 anni; Antonio Sommella 10 anni; Vincenzo Vaccaro 5 anni. La suprema Corte ha anche diposto il dissequestro dei beni per Armando Chiaro (al momento dell’arresto, nel maggio del 2011, era coordinatore locale del Pdl, nonché consigliere comunale uscente e si era ricandidato) e per Amalia Gallotti, Gaetano Paternoster, Anna Mauriello,..

Salerno, appalti pilotati all’Università: otto indagati, c’è anche il rettore

Appalto alla società interinale per a ricerca di personale all’Unisa: indagati gli otto responsabili del procedimento amministrativo per l’affidamento negoziato alla Lavorint spa di Milano. Oltre al rettore Aurelio Tommasetti, al direttore generale Attilio Bianchi e al sindacalista Pasquale Passamano, rappresentante della Cisl che diede l’ok alla procedura della gara d’appalto, sono indagati anche il pro rettore Antonio Piccolo, 67 anni; Pasquale Talarico, 59 anni, funzionario di Unisa e presidente della commissione per la scelta della società; Vincenzo Addesso, 45 anni, componente della Commissione; Mirella Pecoraro, 43 anni, addetto amministrativo che avrebbe mantenuto i contatti con la società milanese; Monica D’Auria, 45 anni, componente della commissione aggiudicatrice. Tutti sono accusati di abuso d’ufficio e falso in concorso. Sono gli otto nomi iscritti come indagati nel procedimento numero 1036/16 in carico alla Procura di Nocera Inferiore e al pm Amedeo Sessa: il primo dei fi..

Anche Gianfranco Morgano del Quisisana di Capri nei 100 dei Panama Papers. La difesa: “E’ una società senza valore nata nel 2015”

Quello di Gianfranco Morgano è il nome più noto tra i cinque napoletani che compaiono nell’elenco dei primi 100 dei Panama Papers pubblicati oggi dal settimanale l’ Espresso. Gianfranco Morgano è quello della famosa famiglia di albergatori capresi propritari tra l’altro di uno degli alberghi più famosi al mondo ovvero il Quisisana. Fino a due anni fa era il direttore generale dell’albergo , poi decise di lasciare e trasferirsi a Napoli uscendo dalla società di famiglia. “È stato in quella occasione che ho aperto una società con la Mossack Fonseca a Panama —ha spiegato stamattina alla stampa — e ora finirò nel tritacarne mediatico per una società che non vale più di cento euro. La società non ha conti correnti collegati ed è stata aperta nel 2015, dunque io devo denunciarla solo sulla prossima dichiarazione dei redditi. Cosa che farò puntualmente”.

Ex imprenditore di Scafati nell’elenco dei primi 100 italiani di Panama Papers

Panama papers anche Ercole Astarita, imprenditore napoletano in affari con una nota famiglia di conservieri scafatesi e ex titolare della Italconserve di via S. Maria la Carità a Scafati, nella lista dello studio legale Mossack Fonseca che nascondevano soldi nei Paradisi fiscali e creavano società offshore. Astarita dichiarato fallito nel 2006 con Italconserve, un’impresa che commercializzava prodotti ortofrutticoli già pronti, venne condannato nel 2014 a otto mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta, con la pena accessoria dell’inabilità dall’esercizio di impresa per dieci anni. Il noto industriale conserviero rimasto in affari a Scafati per molti anni, chiuse l’attività per un’improvvisa difficoltà finanziaria che poi portò la spa, trasformata in società a responsabilità limitata al fallimento nel 2006. Astarita figura nella lista dei 100 nomi pubblicata stamane da L’Espresso, una lista estrapolata dagli archivi degli avvocati Jurgen Mossack e Ramon Fonseca che hanno gestito la ..

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