Redazione Campania Crime News
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Ercolano, condanna per i vertici del clan Birra e Lo Russo
Sono stati condannati all’ergastolo, in primo grado, Stefano Zeno, Ciro Uliano , Raffaele Perfetto, Salvatore Viola. Sedici anni, invece , per Vincenzo Esposito e Francesco Ruggiero. Un patto di sangue quello stretto agli inizi del Duemila, tra il clan Lo Russo di Miano e il clan Birra di Ercolano, “all’epoca impegnati rispettivamente nello scontro con gli Stabile e gli Ascione-Papale” Un patto di sangue dal quale sono scaturiti diversi omicidi. Come quello di Vincenzo e Gennaro Montella. Morti che la procura ha ricostruito grazie al pentimento di alcuni malavitosi che ebbero un ruolo da protagonisti in quelle vicende. Ieri per gli esponenti delle due organizzazioni criminali è arrivata la condanna all’ergastolo proprio per l’omicidio dei due Montella, padre e figlio avvenuto nel gennaio del 2007. I due netturbini furono massacrati all’alba del 15 gennaio a colpi di pistola ai piedi del municipio di Torre del Greco.
Clan Giuliano, condanna cancellata per Giuseppe Roberti
Inattendibili è così che la Corte di Cassazione ha definito le rivelazioni riguardo a Giuseppe Roberti. Una storia durata ventiquattro anni che ha visto da una parte Giuseppe Roberti, marito di Celeste Giuliano e dall’altra Luigi e Raffaele Giuliano. I due fratelli raccontarono che Giuseppe Roberti in accordo con un maresciallo dei carabinieri avevano preparato un finto blitz per incastrare delle persone. Troppe le circostanze che non quadravano ai giudici della Cassazione che hanno bollato come inattendibili le rilevazioni date dai fratelli Giuliano. Luigi Giuliano, il boss dell’omonimo clan Giuliano, nel 2002 prese la decisione di diventare un collaboratore di giustizia. Nel corso delle sue testimonianze, Luigi Giuliano, consapevole di aver creato attorno a lui un mito, invitò i giovani a non affiliarsi alla camorra e a seguire altre strade, fatte non di sangue e di violenza ma di onestà e sacrifici.
Cava de Tirreni, indagato ispettore del lavoro: aveva foto pedopornografiche sul computer dell’ufficio
Decine di foto, immagini di sesso e minorenni: una scoperta fatta per caso nel corso delle attività di indagine sulle truffe Inps. Una scoperta, a carico di uno degli indagati nell’indagine “Mastrolindo” ha fatto scattare accuse gravissime per M.V., 61enne cavese, ispettore dell’ispettorato del lavoro. Il caso del ritrovamento è ora al vaglio della procura distrettuale di Salerno, dove per competenza è stato inviato dal pm Roberto Lenza della Procura di Salerno. L’uomo, sottoposto ad indagini nell’ambito del procedimento per le aziende fantasma e le truffe ai danni dell’Inps con falsi lavoratori, fu destinatario due anni fa di un decreto di sequestro. Quando i carabinieri della sezione di Pg del Tribunale, insieme agli ispettori dell’ispettorato, arrivarono presso la sua abitazione sequestrarono – su delega del pm – tutti i supporti informatici in suo possesso che furono poi analizzati da un perito della Procura. Ed è stata proprio l’analisi dei file scaricati sul pc del cavese a permettere agli inquirenti di scoprire le foto “compromettenti”. File a sfondo pedopornografico, probabilmente scaricati da siti vietati o da internet, hanno spinto il pm a formulare nuove accuse nei confronti del 61enne cavese. Le prove raccolte e i file scoperti, sono stati inviati – insieme al fascicolo – per ompetenza alla Procura di Salerno che – secondo quanto prevede la legge – è competente per i reati in materia di pedopornografia e prostituzione minorile. Il fascicolo sarà assegnato ad un pm salernitano che dovrà valutare le prove a carico dell’ispettore, formalmente indagato dalla Procura di Nocera Inferiore. Il fascicolo rappresenta uno stralcio del maxi processo per le truffe Inps. Fin dall’inizio gli inquirenti si erano insospettiti per quelle foto scoperte nella memoria del pc ed hanno voluto vederci chiaro. L’analisi tecnica dei file e il contenuto delle immagini ha fatto ipotizzare il coinvolgimento dell’uomo in un giro di immagini di minori vietate. Vi è da stabilire come l’indagato sia venuto in possesso delle foto se abbia frequentato o navigato su siti vietati e quale utilizzo, o scambio abbia fatto delle foto. Ad approfondire questi aspetti, sarà la Procura salernitana che alla conclusione delle indagini formalizzerà eventualmente le accuse nei confronti del 61enne cavese. L’uomo, comunque, è rimasto già pesantemente coinvolto nell’indagine su migliaia di truffe ai danni dell’Inps con la creazione di imprese fantasma e falsi lavoratori che beneficiavano di indennità di disoccupazione e maternità dall’istituto di previdenza sociale nazionale.(r.f.)
Truffe all’Inps nell’agronocerino: indagate 40 persone
Inchiesta “Mastrolindo II”: richiesta di rinvio a giudizio per oltre 40 imputati. False assunzioni con società di comodo per truffare l’Inps, arriva davanti al Gup Paolo Valiante la richiesta di rinvio a giudizio per Carmine Toscano e i fratelli Giovanni e Donato Napolano che insieme a Gianluca Santilli e ad altri complici avevano costituito società di comodo per assumere lavoratori fasulli. Nei giorni scorsi, il pm Roberto Lenza ha inviato il fascicolo processuale che a giugno scorso aveva portato all’arresto di funzionari dell’Inps e ispettori. Stralciata la posizione per gli indagati colpiti da misura cautelare per i quali era stato chiesto il giudizio immediato, nel fascicolo della Procura erano rimasti oltre quaranta indagati: factotum, professionisti, ispettori, dipendenti dell’ispettorato del lavoro e consulenti per i quali il pm ha chiesto ora il rinvio a giudizio. Le accuse a vario titolo contestate sono associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato. A capo del gruppo di truffatori i responsabili di due patronati, situati a Pagani, che si avvalevano della collaborazione di consulenti del lavoro e della complicità degli ispettori dell’ispettorato del lavoro che avrebbero dovuto verificare la veridicità delle assunzioni e l’esistenza delle ditte. Con la complicità dei funzionari i lavoratori avrebbero incassato indennità di disoccupazione, malattia, maternità provocando un danno alle casse dello Stato di centinaia di milioni di euro. Il pm ha stralciato dall’inchiesta la posizione dell’ex consigliere comunale e dipendente delle poste Luigi Mongibello, accusato di aver permesso l’incasso degli assegni indebitamente percepiti, presso l’ufficio di Pagani. Archiviate alcune posizioni, chiesto il processo per i factotum che procuravano ai patronati paganesi i falsi lavoratori. Saranno processati anche imprenditori e dipendenti infedeli dell’ispettorato del lavoro, alcuni dei quali inguaiati dalle dichiarazioni dello stesso Toscano e dei Napolano che – nel corso delle indagini – avevano collaborato con i carabinieri della sezione di Pg del Tribunale di Nocera Inferiore che hanno condotto le indagini. Stralciate anche le posizioni dei funzionari dell’Inps, coinvolti nell’inchiesta madre, e sui quali si è appuntata l’attenzione della Procura nocerina. Nei prossimi giorni, il Gip fisserà la data dell’udienza preliminare e darà avviso agli indagati. Il maxi processo, dopo il vaglio del giudice, approderà dinanzi al Tribunale di Nocera. (r. f.)
Politica & Camorra a Pagani, Gambino in aula: “Petrosino? Non l’ho mai conosciuto”
Salerno. L’abbraccio con il figlio del boss, gli incontri elettorali, i favori per i parcheggi, l’appoggio della camorra: tutto falso. Il consigliere regionale Alberico Gambino non esita un momento e per quattro ore snocciola, date, documenti, fatti emersi nel processo a suo carico e fornisce la propria versione. Interrogatorio fiume nel processo d’appello Linea d’ombra, concluso solo nel tardo pomeriggio, nel quale l’ex sindaco di Pagani ha provato la sua rivincita contro pentiti, accusatori e Procura. Un interrogatorio studiato nei dettagli, insieme ai suoi difensori Giovanni Annunziata e Alessandro Diddi, nel quale sono state elencate delibere, atti consiliari e date che nei prossimi giorni saranno depositati ai giudici della Corte d’Appello di Salerno – presidente Claudio Tringali – per avvalorare le dichiarazioni di ieri mattina. “E’ falso che nel 2002 Michele D’Auria Petrosino (figlio del boss Gioacchino e detenuto al 41 bis, ndr) abbia fatto la campagna elettorale per me – ha detto Gambino – neanche lo conoscevo”. E poi, il famoso abbraccio del Palazzurro nella campagna per le regionali del 2010: “Si è detto del famoso abbraccio – ha sostenuto l’ex sindaco – ho visto la foto del mio abbraccio con Nicola Cosentino, Michele D’Auria Petrosino era sullo sfondo appoggiato a un muro. Invece io ho letto dai giornali che avrei abbracciato lui”. Poi, ricorda: “Michele D’Auria l’ho conosciuto nel 2009 quando non ero più sindaco”. L’ex sindaco poi passa a smontare la tesi dei collaboratori di giustizia: “Sandro Contaldo lo conoscevo perché nel 1995 fece un’estorsione a mio padre, ed è l’unico che ho conosciuto”. E ancora: “Gianluca Principale sostiene che io e Michele D’Auria eravamo sempre insieme, che al Palazzurro D’Auria era quasi un protagonista: è una storiella come tante altre raccontate. Principale sbaglia anche la data, dice che era il 2007. Non ho mai fatto cene e pranzi con Michele D’Auria Petrosino”. L’ex sindaco aggiunge: “Nel 2007 sono stato eletto con circa l’80% dei voti, in campagna elettorale incontravo tantissima gente, non potevo stare più di 5, 10 minuti nello stesso posto, non avevo tempo per pranzi e cene”. E poi Antonio Petrosino D’Auria? “L’ho conosciuto nel 2011 in caserma quando sono stato arrestato”. Gambino, su sollecitazione dei difensori e del pm Vincenzo Montemurro, ha anche ripercorso alcune vicende di tipo amministrativo, puntando sempre a scardinare i suoi legami con la famiglia mafiosa dei Petrosino D’Auria. A partire dalle agevolazioni sulla casa affidata alla signra Giuseppina Ruggiero, mamma dei D’Auria: “Dagli atti del comune si capisce che non ho favorito nessuno. La precedente amministrazione aveva incassato gli oneri di urbanizzazione per l’area Pep una delle opere da realizzare era la strada che insisteva sulla proprietà. Sono stato io a sollecitare il comune per avviare le procedure”. Poi cita, atti amministrativi, sentenze del Tar e del consiglio di Stato e i pareri legali del Comune. Anche sulla Multiservice e sui parcheggi, l’ex sindaco ha rigettato tutte le accuse. Il prossimo 8 marzo i giudici si sono riservati di fare altre domande all’imputato, poi ha chiesto di rendere dichiarazioni spontanee proprio Michele D’Auria Petrosino, l’uomo più volte tirato in ballo dall’ex sindaco nell’udienza di ieri. La requisitoria del pg è attesa per aprile prossimo.
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