Redazione Campania Crime News

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Salerno, colpo di scena nel delitto di Fornelle: si cercano i complici di Luca

C’è un colpo di scena investigativo nel delitto di Fornelle a Salerno di una settimana fa. L’assassino Luca Gentile potrebbe non essere stato da solo ad uccidere a coltellate Eugenio Tura De Marco, padre della sua fidanzata. E’ un ‘ipotesi investigativa concreta che stanno seguendo gli inquirenti. Non a caso il pm Elena Guarino, della Procura di Salerno che sta coordinando le indagini, ha deciso un nuovo sopralluogo nella casa della morte e ha disposto anche la convocazione dei genitori dell’arrestato, da ascoltare nella qualità di persone informate sui fatti. Si vuole capire se Luca Gnetile fosse solo al momento dell’omicidio ma anche se poi sia entrato nella casa dopo di lui, per verificare cosa fosse accaduto e tentare di far sparire le tracce. Questo perché se in un primo momento Luca Gentile aveva cercato di chiarire e far passare l’assassinio come una sua reazione difensiva alle minacce del suocero, ora sembra farsi strada un’altra ipotesi. Ovvero quella di un delitto, se non premeditato, almeno “ipotizzato” quando venerdì scorso è andato dal suocero per chiedere “chiarimenti” sui messaggi che gli intimavano di chiudere la relazione con la figlia Daniela. Ma saranno le indagini in corso a fare chiarezza su tutto questo.

Poggiomarino: trasportava scarti tessili industriali. Denunciato

Un uomo che trasportava nella sua vettura un ingente quantitativo di scarti tessili industriali è stato scoperto da una pattuglia del 21esimo Reggimento del Genio Guastatori dell’Esercito Italiano in una zona periferica di Poggiomarino nell’ambito dei servizi di controllo nella Terra dei Fuochi. I militari hanno identificato e poi segnalato l’uomo ai carabinieri che successivamente hanno sequestrato la vettura con i rifiuti e denunciato l’uomo autorità giudiziaria. Sono oltre 24mila i controlli eseguiti dall’Esercito dall’aprile del 2014, che hanno portato all’identificazione di 850 persone (di queste 90 sono state sottoposte a fermo), alla scoperta di 1700 siti dove venivano sversati illecitamente i rifiuti e alla segnalazione di circa 350 roghi.

Clan Moccia arrivano le prime condanne

Pasquale Allotta, Mauro Sorrentino e Vincenzo Cervi ritenuti uomini del clan Moccia sono stati condannati rispettivamente a dieci anni ed otto mesi il primo, dieci anni e otto mesi il secondo e dieci anni il terzo per reati di usura ed estorsione aggravati da finalità mafiose. I tre insieme ad altri furono raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere insieme ad altre trenta persone ritenute appartenenti al clan di camorra «Moccia», attivo nei comuni napoletani di Afragola e Casoria.Durante le indagini, durate circa tre anni, i Carabinieri ricostruirono decine di episodi di prestiti a tassi usurari e numerose richieste estorsive a imprenditori. Condanne anche per Mauro Bencivenga 8 anni; Amilcare Cervo 8 anni; Danilo Aruta 4 anni; Giuseppe Iannacco 1 anno e 8 mesi. Assolti, invece, Luigi Buonerba e Giovanni Carnevale. Le indagini, durate circa tre anni, hanno permesso di documentare decine di prestiti a tassi usurari e numerose richieste estorsive a imprenditori. Attività criminali risultate riconducibili al gruppo camorristico.

Scampia, omicidio Ricci: chiesti 4 ergastoli. Il pentito Annunziata: “Così organizzammo il delitto”

Per l’omicidio di Gennaro Ricci, uomo della Vanella freddato alla Vela celeste nel corso della terza faida di Scampia il 28 agosto del 2012 il procuratore generale in Corte d’Assise d’Appello ha chiesto quattro ergastoli: Arcangelo Abbinante, Giuseppe Montanera, Giovanni Vitale e Valerio Caiazzo. In primo grado erano stati condannati per associazione anche Umberto Raia ha avuto 10 anni, Saverio Pianese, 8 anni e 4 mesi, Simone Sacchettino, 8 anni e 4 mesi, Costantino Raiano, 8 anni, Giovanni Carriello, 8 anni. Stessa pena per Vincenzo Brandi, Alessandro De Falco, Salvatore Baldassarre, Luca Clemente. Due anni per la pentita Anna Altamura. Dodici anni per il figlio Gaetano Annunziata, per Giovanni Marino, sei anni per gianluca Giuliano.E’ stato il pentito Gaetano Annunziata, ex affiliato del gruppo Abete-Abbinante- Notturno-Aprea con il compito di segnalare i luoghi frequentati dalle vittime, a spiegare agli inqurenti come avvenne e chi partecipò all’omicidio Ricci. “…Il 28 agosto 2012 verso le 14 vengono chiamati presso lo chalet Bakù Giovanni Marino e Giovanni Vitale detto Gianluca da “Pippetto” e da Arcangelo Abbinante. Quando Giovanni Marino e Giovanni Vitale tornarono nella casa eravamo presenti io e Valerio Caiazzo. Ci dissero che Abbinante Arcangelo si era lamentato che noi del gruppo di fuoco dei Sette Palazzi stavamo fermi da un mese, nel senso che non avevamo ancora ammazzato nessuno della “Vinella” nella Vela Celeste e che il trasferimento di Giovanni Marino dal gruppo di fuoco dei Puffi al nostro si era rivelato inutile…In quella stessa giornata, era nel tardo pomeriggio, tutti noi quattro presenti, io, Giovanni Marino, Giovanni Vitale e Valerio Caiazzo ci alternavamo con il binocolo a guardare nella Vela Celeste, che si trova di fronte ai Sette Palazzi. Vedemmo Ricci detto “Gennaro mellone”, Enzo La Sorte, Carmine Battaglia, Salvatore Piedimonte, il figlio di Piedimonte. Sapevamo che non erano armati in quanto fuori alla Vela non si può stare armati perché ti arrestano. Il nostro gruppo di fuoco aveva una sola macchina con dentro nascoste le armi: una Polo blu rubata, non so da chi e dove…Caiazzo, Marino e Vitale presero la Polo su cui c’erano una 38, una 357 e una 9×21. Io presi la Transalp nera di Vitale e mi posizionai nel posto concordato”.Insieme con Gennaro Ricci detto “Mellone”, dovevano morire Vincenzo La Sorte e Salvatore Piedimonte che fungevano da “vedette”. Ma proprio per questo si salvarono, accorgendosi in tempo dell’arrivo dei killer a bordo di una Polo blu rubata.

Clan Moccia: arrivano le prime condanne

Pasquale Allotta, Mauro Sorrentino e Vincenzo Cervi ritenuti uomini del clan Moccia di Afragola sono stati condannati rispettivamente a dieci anni ed otto mesi il primo, dieci anni e otto mesi il secondo e dieci anni il terzo per reati di usura ed estorsione aggravati da finalità mafiose. I tre insieme ad altri furono raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere insieme ad altre trenta persone ritenute appartenenti al clan di camorra «Moccia», attivo nei comuni napoletani di Afragola e Casoria.Durante le indagini, durate circa tre anni, i Carabinieri ricostruirono decine di episodi di prestiti a tassi usurari e numerose richieste estorsive a imprenditori. Condanne anche per Mauro Bencivenga 8 anni; Amilcare Cervo 8 anni; Danilo Aruta 4 anni; Giuseppe Iannacco 1 anno e 8 mesi. Assolti, invece, Luigi Buonerba e Giovanni Carnevale. Le indagini, durate circa tre anni, hanno permesso di documentare decine di prestiti a tassi usurari e numerose richieste estorsive a imprenditori. Attività criminali risultate riconducibili al gruppo camorristico.

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