Un altro processo per monsignor Nunzio Scarano. L’alto prelato ieri è stato rinviato a giudizio dal gup Elisabetta Boccassini del tribunale di Salerno su richiesta del pm Elena Guarino con l’accusa di usura ed esercizio abusivo del credito. All’oramai famoso prelato salernitano sono contestati quattro prestiti con presunti tassi usurai. L’ex addetto contabile all’Apsa (Amministrazione del patrimonio della Santa Sede) avrebbe prestato una somma complessiva di 120mila euro. Le linee di credito contestate dalla procura sono riferite ai 40mila euro prestati alla commercialista Tiziana Cascone, che si è costituita parte civile, ai 20mila (10mila per volta) dati a un medico che aveva sposato una sua nipote, ai 50mila finiti sul conto dell’associazione “Terra mia”, di cui è rappresentante Sergio Piperata, uno dei tre indagati per il furto nell’appartamento di via Guarna e socio di Massimiliano Marcianò, l’imprenditore romano ex amico di Scarano e ora suo principale accusatore. Per l’accusa il denaro era destinato a Marcianò e sarebbe stato usato per finanziarne l’attività di organizzatore di eventi. La Procura ha in particolare riscontrato i presunti tassi usurai nei prestiti al medico. Infine c’è il caso della commercialista che avrebbe avuto i soldi per aiutare il compagno.
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Un uomo di 35 anni, Vincenzo Artistico, già noto alle forze dell’ordine, è stato ucciso a coltellate da persone sconosciute la scorsa notte a Mariglianella, mentre si trovava per strada, fra via Umberto Primo e via Parrocchia. Artistico è stato colpito alla schiena e al fianco. Soccorso è trasportato all’ospedale di Nola, dove è morto poco dopo il ricovero. Il fatto è avvenuto mezz’ora dopo la mezzanotte. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri di Castello di Cisterna che stanno facendo le indagini.
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Potrebbe essere una manifestazione della ‘sindrome di Stoccolma’, pero’ durante una rapina in gioielleria; ma anche una scelta della vittima per evitare il peggio sperando che qualcuno dia l’allarme. Singolare comunque quello che e’ accaduto in una gioielleria a Napoli, nel quartiere Ponticelli. In un video delle telecamere di sorveglianza la sequenza. Una coppia entra e si finge interessata a un acquisto; lui pero’ estrae la pistola e immobilizza il titolare, tenendolo sotto la minaccia dell’arma, mentre lei svuota la cassaforte. Presi i gioielli, la donna esce dal negozio. Il rapinatore invece comincia a parlare con la vittima, gli mostra addirittura il suo documento e i due si salutano dandosi la mano. Intanto passanti telefonano al 112 e sul posto giungono due pattuglie di carabinieri. Il malvivente scappa a piedi inseguito da due militari dell’Arma. Dopo 5 minuti di corsa, con scavalcamento di cancelli e muretti, i carabinieri lo raggiungono e bloccano, sequestrandogli la pistola calibro 7,65 con matricola abrasa, colpo in canna e altri 4 nel caricatore. Giuseppe Merolla, 30 anni, deve ora rispondere di rapina aggravata, porto e detenzione di arma clandestina. Era detenuto agli arresti domiciliari, ed evaso per commettere la rapina. R.D., 38enne, la sua complice, si costituisce dopo 48 ore ai carabinieri
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Due secoli di carcere inflitti dal Tribunale di Napoli nei confronti dei cosiddetti “Girati” di Secondigliano, il gruppo criminale nato nell’agosto del 2013 da una fibrillazione interna alla cosca del clan Vanella Grassi culminata, il 29 agosto del 2013, con l’eliminazione dei fratelli Carlo e Antonio Matuozzo che gestivano per conto dei “Girati” un’importante piazza di spaccio, quella chiamata “dietro Mianella”, nel parco La Quadra. I reati contestati sono quelli di associazione di tipo mafioso finalizzata al traffico di droga, omicidio, detenzione e porto di armi da guerra, tutti aggravati da finalità mafiose. Il gip Nicola Russo ha condannato a 30 anni di carcere Ciro Castiello, Vincenzo De Simone e Fabio Di Natale, Alfredo Leonardi (20 anni), Antonio Accurso, l’unico ancora latitante (18 anni), Giovanni Leonardi (16 anni), Salvatore Russo e Mario Scaglione (12 anni), Vincenzo Sorgente (11 anni e 4 mesi), Michele Giocondo, Giovanni Merolla, Domenico Russo ed Eduardo Zaino (10 anni), Salvatore Boschetti (9 anni e 4 mesi), Giovanni Castiello (9 anni), Mario Pacciarelli (4 anni). Mentre per l’ultimo imputato Cosimo Chirolli (reato estinto perché deceduto). I due fratelli Matuozzo furono uccisi lo stesso giorno: il 29 agosto del 2013. Carlo in maniera particolarmente efferata. Secondo quanto è emerso dalle indagini dei carabinieri del comando provinciale di Napoli venne prima ucciso e il suo cadavere dato alle fiamme in una discarica. Le sue ceneri, infine disperse. Antonio venne ucciso lo stesso giorno in via Dolomiti, si ritiene per impedire che la notizia della morte di Carlo si diffondesse.
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Assunzioni sospette all’Università di Salerno: indaga la Procura di Nocera Inferiore. Favoritismi nel reclutamento di personale tecnico amministrativo in servizio presso gli uffici dei vari dipartimenti dell’Unisa nel triennio 2014-2016. Questo il sospetto che ha portato all’acquisizione del faldone del bando di gara per l’affidamento di un appalto di oltre 700mila euro ad una società interinale di Milano, incaricata di trovare personale a tempo determinato per gli uffici della cittadella universitaria e dei vari dipartimenti. Quindici persone, per un incarico biennale rinnovabile, sarebbero state assunte grazie a corsie preferenziali. La scorsa settimana, gli agenti dell’ufficio di polizia, interno alla cittadella universitaria di Fisciano, hanno effettuato un accesso presso la direzione amministrativa dell’Ateneo, per acquisire – su delega della Procura di Nocera Inferiore – i documenti del bando di gara. L’acquisizione ha creato non poco allarme tra i dipendenti della direzione dell’Ateneo, che hanno dovuto consegnare i documenti relativi al bando approvato con una delibera interna nel 2014. Tra i quindici amministrativi assunti, secondo l’ipotesi investigativa, vi sarebbero familiari e amici di noti dirigenti dell’Università. Il sospetto è che quelle assunzioni, nonostante siano state fatte attraverso una nota società interinale milanese, siano state pilotate per favorire persone già note. Insomma assunzioni decise prima ancora delle selezioni. Il magistrato ha delegato l’accesso negli uffici del direttore generale, Attilio Bianchi, dove erano custoditi gli atti di gara e i documenti, che sono stati inviati, nei giorni scorsi, alla Procura nocerina per la verifica. A far aprire l’inchiesta un esposto dettagliato nel quale vengono paventati sospetti su quelle assunzioni all’interno del settore amministrativo dei vari dipartimenti universitari. Piuttosto che di “raccomandazioni”, secondo l’ipotesi investigativa, vi sarebbe stato un bando pilotato per l’assunzione di alcune persone. Il presunto “imbroglio” amministrativo dovrà essere supportato dall’esame degli atti in un’inchiesta che al momento non vede nessun indagato. Da pochissimi giorni il faldone è al vaglio degli uomini della polizia giudiziaria della Procura nocerina che stanno verificando la regolarità della gara d’appalto. Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti la regolarità dell’appalto, i criteri di selezione e di valutazione dei candidati scelti dalla società milanese, ma anche i legami parentali con storici dirigenti dell’Università. Il personale selezionato è già impiegato presso gli uffici con incarichi a tempo determinato rinnovabili. Per la Procura l’affidamento delle selezioni alla società interinale potrebbe essere stato un escamotage per sviare i sospetti su eventuali favoritismi o nepotismi e per impedire che i sindacati controllassero le procedure di assunzione avviate a partire dal 2014. Quasi allo scadere del triennio di riferimento del bando è arrivato in Procura l’esposto sull’assunzione dei 15 addetti, assunti con diverse mansioni, nel settore tecnico amministrativo. La denuncia, ritenuta fondata dagli inquirenti, ha spinto il magistrato ad acquisire la documentazione per verificare la corrispondenza tra quanto denunciato e quanto si sta verificando negli uffici amministrativi del campus di Fisciano. Non è escluso che dopo l’esame dei primi documenti acquisiti, la Procura deleghi gli investigatori ad effettuare ulteriori acquisizioni documentali o testimoniali. Un’inchiesta appena nata che potrebbe “scoperchiare” un sistema strutturato di favoritismi e nepotismi all’interno dell’Università con il conseguente danno d’immagine per l’intero Ateneo salernitano.
Rosaria Federico
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