Archivi Mensili: Febbraio, 2016

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Omicidio di Salerno, Gentile: “L’ho ucciso perchè mi molestava sessualmente”

“Mi molestava sessualmente. E quando gli ho detto di non voler avere più nessun rapporto con lui, mi ha detto che avrei dovuto lasciare anche Daniela. Al mio rifiuto mi ha minacciato con un coltello. Perciò ho sferrato un calcio per difendermi. Lui è caduto a terra e quando si è rialzato l’ho colpito con il coltello che avevo portato con me. Non ha urlato e si è accasciato nuovamente al suolo privo di vita”. È questa, la confessione choc che Luca Gentile, il 22enne di Salerno ha messo a verbale con la pm titolare delle indagini, Elena Guarino. Ha confessato l’omicidio di Eugenio Tura De Marco, 60 anni, padre della fidanzata, assumendosi ogni responsabilità. Ma ha anche spiegato “la sua versione dei fatti”. Ieri gli inquirenti hanno effettuato un ulteriore sopralluogo nell’appartamento di Piazza d’Aiello, nel rione Fornelle durata all’incirca un’ora e mezza per verificare alcuni particolari forniti proprio dal 22enne.Secondo il racconto dell’assassino l’arma sarebbe stata gettata nel fiume a Torrione.Dopo è tornato sul luogo del delitto, in compagnia della fidanzata. La 24enne ha dato l’allarme perché,nonostante la luce accesa in casa, il padre non rispondeva né al citofono e neppure ai diversi messaggi inviati tramite whatsapp. Quando sono arrivati i militari è stata fatta la macabra scoperta. Da una prima verifica è sembrato che il 60enne fosse deceduto per cause naturali, poi il medico legale Adamo Maiese ha rivelato due profonde ferite da taglio, al torace e sul dorso. Gentile q quel punto è stato colto da una crisi epilettica e trasportato al Ruggi. Sentito come persona informata sui fatti, ha ammesso di aver incontrato De Marco poco prima. Ma la sua versione non ha convinto gli inquirenti, anche perchè sui suoi abiti sono state rilevate evidenti tracce di sangue. In poche ore il fermo, e la confessione.

Duplice omicidio di Saviano, i ragazzi dissero alla responsabile Intralot: “Abbiamo fatto un guaio”

Eugenio D’Atri, il mandante del duplice omicidio di Saviano, la mattina dopo era andato nella locale caserma dei carabinieri per chiedere se vi fossero provvedimenti a suo carico. Una sorta di sfida allo Stato dicendo anche di essere a disposizione per “chiarimenti”. E’ quanto emerge dalle 38 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare a suo carico e degli altri due, Nicola Zucaro, (quello che ha materialmente ha fatto fuoco contro Francesco Tafuro e Domenico Liguori) e Domenico Altieri, alias“Mimm ’o gemell” uomo di fiducia tutto fare di D’Atri (colui che ha raccontato agli inquirenti tutte le fasi del duplice omicidio). Ma nell’ordinanza si legge anche delle preoccupazioni di Francesco Tafuro che si era confidato con la sua fidanzata, con un collega ma anche con la titolare. Francesco era molto preoccupato della storia di “quello del parco del Sole”: Eugenio D’Atri (nella foto col cappello in testa) che era stato capace di contrarre debiti di gioco in poco meno di due settimane per 40mila euro. Ne aveva vinto 19mila ma bisognava versare entro pochi giorni 24mila euro che i due ragazzi non avevano. “Quello del parco del Sole di Somma Vesuviana ha vinto 19mila euro ma ha giocato tutto e ne ha perso 20mila e adesso dobbiamo versarne 24mila alla Intralot”, aveva detto Francesco alla sua ragazza. Poi nella mattinata del 10 febbraio, quella che precedette il duplice omicidio, i due ragazzi erano andati ad Avellino e raccontarano alla responsabile del centro scommesse Intralot le loro preoccupazioni. “Abbiamo fatto un guaio- le raccontarono-un ammanco di 20mila euro nelle casse del centro scommesse. Abbiamo consentito ad un cliente di scommettere a credito nel fine settimana appena passato. Lo scommettitore ha perso ma non ha coperto le giocate, ma tranquilla oggi pomeriggio lo incontriamo e risolviamo il problema”. Anche Giovanni Tafuro, fratello di Francesco, ha dato un impulso alle indagini. “Ieri sono tornato dalla Germania-si legge sempre nell’ordinanza- e ho avuto modo di parlare con gli amici che erano presenti a Somma quella sera prima che mio fratello partisse per recarsi a Saviano. Mi hanno detto che mio fratello ed il socio si sono recati presso il Disco Pub “Amba Rabà” di piazzola di Nola dove c’erano alcuni loro amici che non mi sono stati indicati e che dopo circa 10 minuti o mio fratello o il suo socio Domenico si sono alzati da tavola per rispondere ad una telefonata ricevuta dopodiché sempre le persone che erano lì, hanno visto uno scooter di colore scuro che passato dinanzi all’Amba Rabà”. Nell’ordinanza di custodia cautelare a carico di D’Atri, Zucaro e Altieri vengono spiegate le fasi del duplice omicidio impresse nelle telecamere della videosorveglianza dell’ufficio postale che si trova a poca distanza dal luogo del delitto, acquisite dagli inquirenti, nei frame si evidenziano i bagliori provocati dai colpi di pistola, una scarica di colpi ravvicinati, 14 per l’esattezza, il primo dei quali esploso meno di dieci secondi dopo l’arrivo dei killer. Un sentenza di morte premeditata e spietata. Ma i due ragazzi massacrati in via Olivella quella sera, pochi minuti prima avevano avuto il presagio che qualcosa di grave gli potesse capitare e avevano telefonato ad un amico, Antonio P., proprietario di una fabbrica che si trovanei pressi della traversina dove erano fermi ad attendere i loro aguzzini, per avvertirlo della presenza di un’auto sospetta. L’uomo aveva percorso la stradina diverse volte, poi aveva chiesto aiuto ad altri amici con i quali era tornato in via Olivella un’ultima volta, dove poco dopo fece la terribile scoperta: l’auto con all’interno i corpi senza vita dei suoi amici Francesco e Domenico.

Nocera: estorceva soldi ai clienti, indagato noto avvocato napoletano e la sua complice

Ha violato il Patto leonino con i suoi clienti, appropriandosi degli assegni liquidati e pretendendo oltre la metà dei soldi che spettavano ai risarciti. Per la magistratura si profila il reato di estorsione nei confronti di un avvocato napoletano che insieme ad una complice-factotum avrebbe incassato somme per diverse centinaia di migliaia di euro derivanti da cause civili decise dinanzi all’ex giudice di pace di Nocera Inferiore. Mercoledì mattina, sono scattate le perquisizioni presso lo studio del noto avvocato civilista napoletano e presso la sua abitazione, perquisizioni che pare siano state disposte dalla Procura di Nocera Inferiore e alle quali ha assistito un delegato del consiglio dell’ordine degli avvocati di Napoli. Un pool di carabinieri del Reparto Territoriale di Nocera Inferiore ha acquisito documentazione relative ad alcune cause civili risolte presso il Tribunale nocerino. Gli accertamenti si sono poi spostati in un paese a nord di Napoli dove risiede la donna-complice dell’avvocato indagato. A denunciare il legale alcuni cittadini dell’Agro che anni fa hanno intentato delle cause a diversi enti per il riconoscimento di invalidità e diritti del lavoro. Dopo molti anni, i ricorrenti si sono visti liquidare le somme spettanti e l’avvocato l’onorario e le spese disposte dal giudice. Ma a questo punto, per i ricorrenti è arrivata l’amara sorpresa. L’avvocato avrebbe preso gli assegni intestati agli aventi diritti e li avrebbe trattenuti fino a quando, la gran parte di quei soldi non gli veniva consegnata in contanti dai suoi clienti. Secondo quanto cercano di accertare gli inquirenti, l’avvocato infedele – contravvenendo al cosiddetto patto leonino – si sarebbe fatto consegnare quei soldi, ‘sequestrando’ di fatto gli assegni fino a quando non sarebbe stato completato il pagamento. All’amara consegna, si sarebbe aggiunta anche l’amara sorpresa. Alcuni dei titoli, infatti, portati all’incasso dagli utenti intestatari sono risultati clonati. Cioè erano stati già incassati da altri. A quel punto, frodati due volte, gli utenti hanno voluto affrontare la trafila della denuncia per chiedere agli enti interessati di emettere un nuovo titolo. Non è chiaro se la clonazione di alcuni di quei titoli sia stata fatta nel periodo in cui gli assegni siano stati trattenuti, oppure, nel momento in cui sono stati emessi. La documentazione acquisita nel corso degli accertamenti di mercoledì dovrebbe servire a chiarire alcuni lati oscuri dell’inchiesta. Un’indagine che vede indagati l’avvocato napoletano e la sua presunta complice-factotum, con ruoli tutti da chiarire.

Omicidio Amendola, Nunziato confessa: “Non ho sparato io”. Due del clan Formicola in fuga

Ha confessato Gaetano Nunziato, ha parlato dell’omicidio del suo amico Vincenzo Amendola, ma ha spiegato di non essere stato lui ad uccidere. “C’ero, ma non sono stato io a sparare”, avrebbe detto, tirando in ballo due persone vicino al clan Formicola e che attualmente risultano irreperibili. Nunziato avrebbe addirittura portato i poliziotti sul luogo dove era stato seppellito Vincenzo. La storia d’amore tra il suo amico e la donna di un boss sarebbe stato il movente per l’uccisione del 18enne. Anche la donna in questione risulta irreperibile. La scelta di collaborare da parte di Gaetano Nunziato sarebbe stata dettata da vari motivi: la coscienza sporca, la paura di essere ucciso perché sapeva troppo, il timore dell’arresto e il rischio dell’ergastolo. Ma per il momento però il 23enne è l’unico indiziato del delitto e la Dda gli contesta l’omicidio con l’aggravante mafiosa, il porto e detenzione di pistola e l’occultamento di cadavere. Lunedì nel corso dell’interrogatorio di garanzia se ne saprà di più.

Salerno: ucciso in casa dal fidanzato della figlia.Il giovane ha confessato

Ucciso nella sua abitazione dal fidanzato della figlia. E’ successo nel rione Fornelle, a Salerno, dove ieri la figlia di Eugenio Tura De Marco, 60 anni, ha allertato i Carabinieri perché il padre non rispondeva né al citofono né a diversi messaggi su whatsapp. I militari hanno tentato di forzare la porta d’ingresso per entrare nell’appartamento mentre la giovane, salendo una grata presente sotto una finestra dell’abitazione, ha rotto il vetro entrando in casa e scoprendo il corpo senza vita del padre. Nonostante una prima ipotesi fosse quella di un malore, l’ispezione del medico legale ha permesso di notare due ferite da taglio, al torace e sul dorso. A queste conclusioni sono giunti i carabinieri che hanno fermato con l’accusa di omicidio volontario Luca Gentile, di 22 anni, che ha poi confessato il delitto. Il giovane ha detto di avere ucciso il padre della fidanzata al termine dell’ennesima discussione. Lo ha colpito al torace e alla schiena con due fendenti. Secondo il ragazzo, l’omicidio è maturato per motivi dovuti a forti contrasti personali e caratteriali sorti da tempo con la vittima. Luca Gentile è stato portato nel carcere di Salerno . Le indagini sono state condotte congiuntamente da Nucleo Investigativo, dal Nor della Compagnia di Salerno e dalla Stazione di Salerno-Principale, coordinate dal pm.

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