Archivi Annuali: 2016
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Clan Moccia, 11 arresti in Toscana: scoperta l’influenza su cantieri locali con “mille soldati” al comando
Firenze: Maxiblitz contro il Clan Moccia, Undici Arresti in...
Sparatoria alla Cisternina: Tommaso Rega, nipote di un noto padrino, in condizioni gravi
Castello di Cisterna: Agguato a Tommaso Rega, Grave il...
Dall’ergastolo alla collaborazione: la resa del boss di Bagnoli
Napoli– Il "sistema" di Bagnoli e Cavalleggeri d’Aosta trema...
Arrestati nel rione Sanità a Napoli due baby pistoleri armati di pistole e munizioni
Napoli, operazione anti-arma nel rione Sanità: tre arresti
Nel pomeriggio...
Giugliano: non si fermano all’alt, sparano contro la Stradale e fuggono. Ricercati
Inseguimento con sparatoria la notte scorsa lungo l’asse mediano nel Napoletano. Una vettura con due persone a bordo – al momento non è stato ancora stabilito se si tratta di stranieri – ha forzato l’alt imposto da una pattuglia della sezione della Polizia stradale di Napoli e si è diretta a tutta velocità in direzione di Lago Patria. All’altezza di Ponte Riccio, a Giugliano, il conducente della vettura, una Punto ha fatto una inversione di marcia e dalla autovettura sono stati sparati alcuni colpi di pistola verso la pattuglia degli agenti che hanno risposto al fuoco sparando in aria a scopo intimidatorio. I due fuggitivi hanno abbandonato il mezzo ed hanno proseguito la fuga a piedi nelle campagne circostanti. Gli agenti della sezione della polizia stradale, coordinati dal dirigente Carmine Soriente, ora stanno eseguendo tutte le verifiche sulla vettura. Sono giunti anche gli agenti del commissariato di Giugliano, da tempo impegnati in servizi di controllo del territorio, sia per contrastare fatti di criminalità che la combustione dei rifiuti. Nei giorni scorsi gli agenti del commissariato, diretti dal primo dirigente Pasquale Trocino, in una perquisizione non lontano dalla zona dove è accaduta la sparatoria, hanno sequestrato due pistole giocattolo, prive del tappo rosso, ed un giubbotto antiproiettile.
Napoli, scoperta la truffa dei grandi marchi: 60 arresti
Circa 60 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di appartenenti a due distinti sodalizi criminali ramificati sull’intero territorio nazionale e in Turchia vengono eseguite in queste ore dagli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia. Nel mirino degli investigatori una vasta attività di contraffazione di prodotti recanti i marchi registrati di noti brand nazionali ed internazionali.
Napoli: tre immigrati arrestati al Vomero dopo un furto in una clinica di Castel Volturno
Tre immigrati, un tunisino nazionalizzato italiano e due ghanesi, sono stati arrestati al termine nei pressi dello svincolo del Vomero della Tangenziale di Napoli. Secondo quanto appurato dagli agenti Polizia stradale i tre nella notte erano entrati all’interno di una clinica di Castel Volturno in provincia di Caserta dove avevano aperto numerosi armadietti di dipendenti e sottratto denaro, oggetti e materiale specialistico. Poi erano scappati a bordo del Suv di un tecnico di radiologia travolgendo con il veicolo la sbarra che chiude il parcheggio. Nei pressi del Vomero il conducente tunisino è stato bloccato all’interno del veicolo mentre i due a bordo avevano tentato la fuga verso la viabilità esterna.
Cocaina in caserma, arrestati 4 bersaglieri a Caserta
I carabinieri tra Caserta e Roma hanno arrestato quattro militari dell’Esercito in servizio presso l’VIII brigata Bersaglieri di Caserta, e notificato a un quinto una misura di divieto di dimora nell’ambito di una inchiesta su uno spacio di droga in caserma. Le misure cautelare emesse dal gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere sono per Luigi Santonastaso, ora in carcere; la sua compagna Roberta Rossini, militare con ferma provvisoria di 4 anni, Luigi Belvedere e Patrizio Caserta, agli arresti domiciliari; e per Lello Giove, che non puo’ abitare ora nel Casertano. I cinque devono rispondere di falsita’ materiale commessa da pubblico ufficiale, corruzione, detenzione, offerta e messa in vendita, nonche’ cessione a titolo oneroso di sostanze stupefacenti.L’indagine, che abbraccia un periodo che va dal febbraio 2014 al marzo 2015, ha consentito, attraverso intercettazioni telefoniche ma anche servizi di osservazione, pedinamento e sequestri apparentemente occasionali di sostanze stupefacenti, di accertare come i militari arrestati avessero avuto, all’interno della caserma, la disponibilita’ di ingenti quantitativi di cocaina che veniva venduta all’interno della medesima struttura militare a commilitoni. Secondo quanto appreso, il capo del gruppo era il caporal maggiore Luigi, Santonastaso, con la determinante collaborazione della propria compagna. I militari dell’Arma sono risaliti alla rete di approvvigionamento della cocaina, persone del territorio di Maddaloni e Caivano. Secondo le accuse, Santonastaso, inoltre, corrompendo colleghi, riusciva a ottenere l’alterazione dei risultati dei drug test disposti dal Comando nei confronti dei militari sospettati di fare uso di sostanze stupefacenti. Sia lui che Roberta Rossini sono stati trovati in possesso, nel corso delle indagini, di numerose dosi di cocaina e crack. Il Comando aveva disposto drug test per Rossini. Per alterare i risultati, Santonastaso e i suoi complici o si procuravano una provetta di urina ‘pulita’ da sostituire, al momento opportuno, con la propria, approfittando della distrazione o della connivenza del personale sanitario addetto; oppure davano 200 euro a militari con la qualifica di Assistente Sanitario come Giove e Belvedere che provvedevano a modificare i risultati dell’esame direttamente presso il laboratorio dell’Ospedale militare di Caserta. La falsificazione dei risultati e’ provata da conversazioni via Whatsapp, ma anche dall’estrazione di Dna dai drug test ‘puliti’, risultato non compatibile con quello delle persone che dovevano effettuare l’analisi.
Lo scandalo dell’ospedale Ruggi di Salerno: fino a 60mila euro di donazioni per essere operati da Fukushima
Fino a 60mila euro di donazioni al “Fukushima Brain Institute” per essere operati direttamente dal neurochirurgo Takanori Fukushima, neurochirurgo giapponese accostato nel 2015 a Papa Francesco per presunte visite mediche. Secondo quanto emerso dalle indagini della Procura di Salerno, che hanno portato all’esecuzione di 4 misure cautelari, Takanori Fukushima, direttore del Fukushima Brain Institute di San Rossore (Pisa), avrebbe instaurato rapporti di collaborazione con il primario di Neurochirurgia dell’ospedale Ruggi d’Aragona Luciano Brigante e Gaetano Liberti, suo “allievo”; quest’ultimo avrebbe esercitato una pressione sui pazienti alludendo, talvolta in maniera implicita, altre volte in modo più esplicito, alla possibilità dell’aumento del “rischio operazione” qualora gli stessi non fossero stati sottoposti a tempestivi e professionali interventi chirurgici, inducendoli così a corrispondere rilevanti somme di denaro. In due circostanze, le investigazioni hanno consentito di accer..
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