Archivi Annuali: 2016
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Arrestati nel rione Sanità a Napoli due baby pistoleri armati di pistole e munizioni
Napoli, operazione anti-arma nel rione Sanità: tre arresti
Nel pomeriggio...
Cassazione conferma condanna a 11 anni per Natale Hjorth nell’omicidio Cerciello Rega
Condanna definitiva per l’omicidio del vicebrigadiere Cerciello Rega: 10...
Narcos acquista elicottero per evadere dal carcere: scoperta operazione a Napoli
Roma – Un piano di evasione in elicottero orchestrato...
Caccia alla spia dopo sequestro di armi e droga: agguato familiare al Corso Seciondigliano
Sparatoria a Napoli: un'aggressione legata a un arresto di...
Nocera: costringevano connazionali romeni disabili a mendicare, tre arresti
Sgominata una banda di romeni che obbligava i propri connazionali, spesso con disabilità fisiche, a mendicare per strada per poi farsi dare tutti i guadagni. I carabinieri del reparto territoriale di Nocera Inferiore hanno arrestato nella cittadina salernitana ed a Caivano (Napoli), su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Salerno, tre cittadini romeni ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di persone. I tre, di 22, 48 e 56 anni, sono indagati anche per il reato di riduzione in schiavitù. Il provvedimento restrittivo scaturisce da un’indagine avviata dalla sezione operativa del Reparto Territoriale di Nocera Inferiore nell’aprile 2015. Le indagini hanno portato all’individuazione di un gruppo criminale composto da cittadini romeni con base operativa in un campo nomadi situato a Nocera Inferiore e dedito alla tratta di persone e alla loro riduzione in schiavitù (ipotesi – solo quest’ultima – per la quale il gip ha ritenuto non sussistente un quadro di gravità indiziaria). L’attività investigativa ha consentito di documentare le responsabilità degli indagati in merito al trasporto in Italia di 32 cittadini romeni (di cui due minori), alcuni dei quali affetti da menomazioni e disabilità fisiche. Queste persone venivano portate nel campo nomade e poi costrette a mendicare vicino supermercati, chiese e incroci stradali dell’Agro Nocerino-Sarnese e della provincia di Salerno. Tutto il denaro ricavato con l’elemosina, poi, veniva consegnato ai membri dell’organizzazione e chi provava a ribellarsi subiva violenze fisiche e privazioni. Altre due persone della stessa nazionalità, anch’esse destinatarie di provvedimenti restrittivi in carcere, sono risultate irreperibili sul territorio nazionale, mentre un minore romeno è stato indagato in stato di libertà.
Venivano da Ponticelli i due ladri di motorini de “La Cartiera” di Pompei: arrestati
Rubavano i ciclomotori nelle aree parcheggio del centro commerciale ”La Cartiera” di Pompei, senza tenere conto che le zone fossero videosorvegliate. Le telecamere infatti hanno catturato particolari importanti – come la targa del ciclomotore usata da uno dei malviventi – utili per identificare i due ladri. E così, a seguito delle indagini coordinate dalla Procura di Torre Annunziata, personale della sezione investigativa del commissariato di polizia e della stazione carabinieri di Pompei ha dato esecuzione ad un provvedimento emesso dal gip del tribunale oplontino. Agli arresti domiciliari sono finiti Angelo Antonucci, 32 anni, e Gennaro Verdemare, 23 anni, entrambi del quartiere napoletano di Ponticelli, già gravati di precedenti penali specifici. Le indagini sono partite dalle denunce presentate dai proprietari di alcuni ciclomotori rubati. Dalle immagini del sistema di videosorveglianza è stato possibile, grazie anche alla banca dati ‘sdi’ in dotazione alle forze dell’ordine, risalire al mezzo su cui viaggiava Antonucci. Durante la perquisizione domiciliare, sono state ritrovate le scarpe indossate dall’uomo nel momento del furto. Antonucci, messo alle strette, ha confessato la propria colpevolezza per due furti di motoveicoli. Anche per Verdemare decisive sono state le immagini dell’impianto a circuito chiuso del centro commerciale.
Pregiudicato di Boscoreale ruba auto e tenta cavallo di ritorno: arrestato
Ieri sera, gli agenti della polizia di San Giuseppe Vesuviano, in provincia di Napoli, hanno arrestato un pluripregiudicato 39enne di Boscoreale, ritenuto responsabile dei reati di tentata estorsione, ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale. Ieri mattina, un 56enne napoletano era stato derubato della propria Volkswagen Golf in Via Madonna del Principio. Era bastato che la moglie si allontanasse un attimo dall’autovettura perché una persona salisse a bordo, mettesse in modo e sparisse nel nulla. Nell’auto la donna aveva lasciato la borsa con il suo cellulare ed il portafogli. Dopo nemmeno mezz’ora e a denuncia depositata presso l’ufficio prevenzione generale, qualcuno aveva provato a chiamare sul numero di casa dei coniugi derubati. La richiesta era stata diretta: soldi in cambio della restituzione dell’auto.Dopo una serie di telefonate ed una estenuante trattativa sul prezzo del riscatto, attestatosi a 1.500 euro, l’uomo, dichiaratosi autore del furto, ha dato appuntamento per la restituzione all’uscita di Boscoreale della SS 268. Contattati su indicazione della questura gli agenti del commissariato San Giuseppe Vesuviano, con un poliziotto in auto fintosi il figlio, il 56enne si è recato sul luogo dell’appuntamento. Con un’altra telefonata il malvivente ha spostato l’incontro vicino al cimitero di Boscoreale. Lì arrivati i due sono stati raggiunti dal malvivente che in sella ad un motociclo e con il casco integrale ha fatto loro cenno di seguirli. Appena si è fermato ed ha offerto la borsa della moglie del 56enne in cambio dei soldi, il poliziotto seduto al fianco della vittima con un balzo e dopo una colluttazione, è riuscito a bloccare l’estorsore. In pochi attimi sono arrivati gli altri poliziotti di San Giuseppe che hanno anche trovato l’autovettura parcheggiata non lontano dal luogo dell’appuntamento. Dopo averlo portato in commissariato ed identificato, i poliziotti hanno scoperto che il 39enne era sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza. L’autovettura è stata pertanto restituita al proprietario e l’uomo arrestato e subito condotto al carcere di Poggioreale.
Ercolano, condanna per i vertici del clan Birra e Lo Russo
Sono stati condannati all’ergastolo, in primo grado, Stefano Zeno, Ciro Uliano , Raffaele Perfetto, Salvatore Viola. Sedici anni, invece , per Vincenzo Esposito e Francesco Ruggiero. Un patto di sangue quello stretto agli inizi del Duemila, tra il clan Lo Russo di Miano e il clan Birra di Ercolano, “all’epoca impegnati rispettivamente nello scontro con gli Stabile e gli Ascione-Papale” Un patto di sangue dal quale sono scaturiti diversi omicidi. Come quello di Vincenzo e Gennaro Montella. Morti che la procura ha ricostruito grazie al pentimento di alcuni malavitosi che ebbero un ruolo da protagonisti in quelle vicende. Ieri per gli esponenti delle due organizzazioni criminali è arrivata la condanna all’ergastolo proprio per l’omicidio dei due Montella, padre e figlio avvenuto nel gennaio del 2007. I due netturbini furono massacrati all’alba del 15 gennaio a colpi di pistola ai piedi del municipio di Torre del Greco.
Clan Giuliano, condanna cancellata per Giuseppe Roberti
Inattendibili è così che la Corte di Cassazione ha definito le rivelazioni riguardo a Giuseppe Roberti. Una storia durata ventiquattro anni che ha visto da una parte Giuseppe Roberti, marito di Celeste Giuliano e dall’altra Luigi e Raffaele Giuliano. I due fratelli raccontarono che Giuseppe Roberti in accordo con un maresciallo dei carabinieri avevano preparato un finto blitz per incastrare delle persone. Troppe le circostanze che non quadravano ai giudici della Cassazione che hanno bollato come inattendibili le rilevazioni date dai fratelli Giuliano. Luigi Giuliano, il boss dell’omonimo clan Giuliano, nel 2002 prese la decisione di diventare un collaboratore di giustizia. Nel corso delle sue testimonianze, Luigi Giuliano, consapevole di aver creato attorno a lui un mito, invitò i giovani a non affiliarsi alla camorra e a seguire altre strade, fatte non di sangue e di violenza ma di onestà e sacrifici.
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