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Camorra di Ercolano: chiesti 64 anni di carcere per i due clan

Camorra di Ercolano, nuove pene pesanti in arrivo per boss e gregari dei due clan che per anni si sono combattuti in una cruenta faida a suon di morti. Sessantaquattro anni di carcere sono stati infatti chiesti dal pubblico ministero Sergio Ferrigno della Dda di Napoli al termine della sua requisitoria a carico degli otto esponenti dei cartelli criminali ercolanesi Birra-Iacomino e Ascione-Papale, accusati a vario titolo di estorsione e tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Tutti arrestati insieme con un’altra ventina di affiliati ai due cartelli criminali nel marzo del 2016 nell’ambito dell’operazione Tornado. Nonostante il processo si svolga con il rito abbreviato che prevede uno sconto di pena di un terzo il pm Ferrigno ha invocato pesanti condanne per tutti. La penna maggiore, dieci anni di carcere per il boss Stefano Zeno (collezionista di ergastoli) e braccio destro del boss Giovanni Birra: per lui sono stati chiesti 10 anni di carcere. Nove anni e 4 mesi di pena sono stati chiesti per Ciro Uliano, mentre 8 anni e 8 mesi è stata la richiesta della pubblica accusa a carico di Ciro Stavolo, 5 anni e 4 mesi – con le attenuanti per i collaboratori di giustizia – sono stati chiesti per Antonio Birra, fratello del superboss Giovanni, mentre per l’altro pentito Simone Borrelli il pm ha invocato una pena di 4 anni e 8 mesi. per la cosca degli Ascione-Papale invece sono stati chiesti  invece 8 anni di carcere per Pasquale Ascione, ritenuto all’epoca il reggente della cosca e nipote del defunto padrino e  fondatore Tafaele ‘o luongo, 10 anni per il pericoloso killer Vincenzo Spagnuolo già condannato all’ergastolo er l’omicidio dell’innocente neomelodico Salvatore Barbaro e infine 8 anni di carcere per Ciro Guida.

Nell’inchiesta ci sono una serie di episodi estorsivi commessi negli ultimi anni tra Ercolano e Torre del Greco Dal racket sui cantieri edili alle percentuali sui lavori imposte agli imprenditori. Ma anche la semplice richiesta di “pizzo” ai commercianti, fino alla “tassa” imposta dai clan della camorra locale persino ai titolari dei campetti di calcio.. Tutti gli imputati finirono nel mirino degli investigatori nel marzo dello scorso anno, grazie a una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali, ma anche di dichiarazioni di collaboratori di giustizia e, soprattutto, grazie alle denunce degli imprenditori e dei commercianti che sarebbero  stati costretti per anni a pagare il pizzo sotto qualsiasi forma.
Chi si rifiutava di pagare la “tassa della tranquillità”, secondo l’accusa sarebbe stato minacciato anche in modo violento con spari nelle vetrine e nelle serrande  delle attività, incendi e bombe.Negli anni di piombo della camorra ercolanese la parola d’ordine per gli esattori del racket che andavano in giro a compiere estorsioni a tappeto a commercianti e imprenditori la parola d’ordine era “un pensiero per i carcerati”. Non ci sarebbero state però solo le tangenti da pagare a scadenza fissa e nelle tre date ricorrenti  per i signori del racket ovvero Natale, Pasqua e Ferragosto, ma commercianti e imprenditori sarebbero stati costretti a consegnare gratis ai clan anche la merce che vendevano, materiale che utilizzavano per i lavori edili o in qualche caso perfino delle scarpe. Tra gli episodi più eclatanti sostenuti dall’accusa, la consegna gratuita di materiale idraulico e per l’edilizia, due paia di scarpe ‘come regalo per i carcerati’, un televisore e un telefono cellulare e perfino un orologio costoso. “Don Pasquale … due paia di scarpe di gomma da mandare ai ragazzi carcerati … scarpe quarantacinque, di gomma, le deve mandare a due ragazzi carcerati … ” così Pasquale Miranda, il cognato dei fratelli Papale e marito di Anna Maria Papale, disse al commerciante che vendeva scarpe ad Ercolano. L’intercettazione ambientale nell’auto blindata utilizzata dagli esponenti del clan è servita  agli inquirenti per avere la contezza del metodo intimidatorio messo in atto dalla cosca ercolanese.

(nella foto da sinistra Stefano Zeno, Ciro Uliano, Antonio Birra, Simone Borrelli, Ciro Stavolo, Pasquale Ascione, Ciro Guida e Vincenzo Spagnuolo)

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