Messaggio di pentimento a Sandokan: “È tempo di confessare la verità”

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L’ex boss del clan La Torre di Mondragone, Augusto La Torre, ha recentemente scritto una lettera di tre pagine indirizzata al suo avvocato Antonio Miraglia Latorre e al nuovo pentito Francesco Schiavone Sandokan. La Torre, laureato in Psicologia e con diversi corsi di laurea e master in criminologia, è stato descritto in passato come un “pentito a metà” per aver cambiato versione dei fatti in diverse occasioni, soprattutto durante il processo per la strage di Pescopagano del 1990. Questa notizia è stata riportata dall’edizione di Caserta del quotidiano Il Mattino.

La lettera invita Schiavone-Sandokan a collaborare dopo anni di detenzione e processi irrevocabili, chiedendogli se dirà la verità sui pentiti che secondo le sue dichiarazioni avevano mentito in passato. La Torre pone una serie di domande su eventuali rivelazioni che Schiavone potrebbe fare riguardo a intrecci con la politica, gestione della camorra in diversi comuni e delitti rimasti irrisolti. Si chiede se il pentito avrà il coraggio di dire la verità senza conformarsi a pressioni esterne o restare in silenzio.

Attualmente detenuto a Padova nel Polo universitario, La Torre è stato riconosciuto come collaboratore di giustizia in numerose sentenze tra il 2003 e il 2020. Nonostante ciò non ha ricevuto una condanna all’ergastolo e ha avuto benefici legali limitati. Questa situazione lo ha spinto a fare uno sciopero della fame lo scorso novembre, che è stato interrotto dopo aver perso peso e subito un malore che ha richiesto il suo ricovero.

La Torre conclude la sua lettera sperando che Schiavone possa chiudere la sua storia da uomo e avere il coraggio di dire solo la verità senza timori. Se Schiavone manterrà la sua autonomia di pensiero, La Torre ritiene che molti processi dovranno essere rivisti e molte condanne di innocenti annullate.

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