Arzano: sequestro milionario di beni a Girolamo Scafuro, affiliato al clan Moccia

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Sequestro di beni per Girolamo Scafuro, imprenditore legato alla camorra

Arzano – Nella giornata di ieri, gli agenti della Sezione Misure di Prevenzione Patrimoniali della Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Napoli hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro di beni nei confronti di Girolamo Scafuro, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del tribunale di Napoli. Il provvedimento è stato attuato ai sensi della normativa antimafia, in risposta ai consolidati legami di Scafuro con il clan camorristico “Moccia”.

La confisca, già avvenuta nel 2022, riguardava anche altri soggetti, tra cui Luigi Scafuro, Maria Scafuro e Teresa Credendino, ritenuti terzi intestatari dei beni e attualmente ricorrenti presso la Cassazione. Girolamo Scafuro, già soggetto a sorveglianza speciale nel 2020, ha subito condanne per il delitto di illecita concorrenza aggravata da metodo mafioso.

Scafuro è stato un imprenditore attivo nel settore delle onoranze funebri tra Arzano e Casavatore, dove i suoi rapporti con il clan Ferone gli hanno consentito di mantenere un predominante controllo. Gli inquirenti lo considerano un capozona del clan Moccia, ruolo che ha portato, nel 2015, allo scioglimento del comune per infiltrazioni camorristiche.

Il suo profilo criminale è supportato da condanne definitive per estorsioni aggravate, illecita concorrenza e tentato furto. Il valore complessivo dei beni sequestrati, che include abitazioni, conti correnti e due società attive nel settore funebre, ammonta a circa due milioni di euro.

Le indagini su Scafuro sono state avviate tra il 2012 e il 2014 dai carabinieri, che hanno smantellato un gruppo del clan Moccia. Gli elementi investigativi raccolti hanno contribuito agli atti dello scioglimento del comune di Arzano per il condizionamento mafioso.

Girolamo Scafuro è figlio di Antonio, ucciso in un agguato nel 2007 presso la propria agenzia funebre. La sua ex moglie è attualmente sposata con Giuseppe Monfregolo, reggente del clan 167.

La gestione delle onoranze funebri ad Arzano continua a sollevare preoccupazioni per possibili infiltrazioni camorriste. Attualmente, è in corso un processo nei confronti di sette persone, tra cui ex dirigenti comunali e gestori del servizio funebre, accusati di reati legati a falsificazioni documentali e abuso d’ufficio.

Le indagini, avviate nel 2017 dai carabinieri, hanno portato alla luce pratiche illecite che coinvolgono falsi atti attestanti requisiti morali e antimafia di un’agenzia funebre. Gli sviluppi delle indagini potrebbero portare a ulteriori provvedimenti da parte delle autorità competenti.

Le autorità continuano a monitorare la situazione nell’area di Arzano, in attesa di ulteriori sviluppi su questo complesso intreccio di affari e criminalità organizzata.

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