Arzano: Crolla il Regno di “Sasi” Romano, Nuove Dinamiche nel Clan della 167
Il clan della 167 di Arzano, consociato al potente cartello Amato-Pagano, sta attraversando un periodo di intensa turbolenza. A novembre 2025, Giuseppe Monfregolo, attuale capo del clan, ha ordinato la rimozione di Salvatore Romano, noto come “Sasi”, decretandone la fine dell’era. Questo cambiamento non è solo strategico, ma affonda le radici nell’onore, elemento cruciale nel codice mafioso.
Secondo le dichiarazioni di Gennaro Salvati, collaboratore di giustizia, intercettato all’interno del sistema camorristico, Romano aveva disobbedito a un ordine di Monfregolo, mettendo in discussione il decoro della famiglia. Salvati, attivo all’interno del clan dal luglio dello stesso anno, ha descritto la transizione di potere: “Ho cominciato occupandomi della vendita di erba, ma dopo la cacciata di Sasi, mi sono dedicato alle estorsioni”.
Queste informazioni sono state rese note in un’ordinanza cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Donatella Bove, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Napoli, che ha portato all’arresto di 17 affiliati alle due fazioni in conflitto.
La scalata di Antonio Caiazza, nuovo reggente e tesoriere, ha comportato l’uso di misure estreme per consolidare il potere. Un episodio significativo è stato riportato da Salvati, il quale ha raccontato di un incontro con Caiazza, che gli ha chiesto di dimostrare la propria lealtà picchiando Rea Mattia, un fedelissimo di Romano.
Le intercettazioni effettuate dalla polizia rivelano minacce di morte nei confronti di Romano. In una conversazione del marzo 2026, Salvatore Lupoli, noto come “Trombone”, ha raccontato a Romano di essere sfuggito a un agguato punitivo ordito da Caiazza, dicendo: “Mi volevano schiattare la testa!”. Romano, preoccupato, conferma che l’ordine di eliminarlo proviene direttamente dalle celle di Monfregolo.
Con Romano ai margini del potere e l’uscita dal carcere di Davide Pescatore, il clan ha trovato un nuovo equilibrio precario. Caiazza, descritto come un soggetto lucido e responsabile, ha iniziato a gestire le finanze del clan in modo quasi aziendale, accettando di distinguere tra fondi personali e quelli necessari per mantenere gli affiliati.
Inoltre, il clan ha mantenuto una mobilità strategica riguardo ai veicoli. Vittorio Scognamiglio è stato incaricato del noleggio tramite intestazioni a “teste di legno”, permettendo così maggiore libertà d’azione ai sicari.
La tensione culmina in una vera e propria faida interna. Da una parte si trova Romano, desideroso di riacquisire il potere, sostenuto da alcuni ex alleati; dall’altra, Pescatore e la fazione di Caiazza, appoggiati dalla leadership carceraria. Le abitazioni private sono diventate centri decisionali per la pianificazione di agguati ed estorsioni, rivelando la brutalità di una camorra frammentata.
Questo episodio di Arzano è parte di una serie di faide interne che ridisegnano il panorama criminale, mostrando come gli equilibri di potere possano rapidamente cambiare. Attualmente, le indagini continuano, mentre si attendono ulteriori sviluppi sulla risposta dello Stato a questa violenza latente e pervasiva.
