Napoli– Non era solo un atto di vandalismo, ma un guanto di sfida lanciato dritto in faccia alle istituzioni nel cuore della notte più sacra dell’anno. A distanza di quasi due anni da quel Natale di sangue e piombo del 2024, le manette sono scattate ai polsi di Vincenzo Fortunato, classe 2005. Il giovane, originario di Barra, è accusato di essere l’autore dei colpi di fucile esplosi contro la caserma dei carabinieri “Borgoloreto” in Corso Garibaldi.
L’errore fatale sotto le telecamere
La svolta investigativa è arrivata grazie a un mix di tecnologia e intuito. Le immagini di un sistema di videosorveglianza di un market di zona hanno cristallizzato l’intera sequenza del raid. Nel filmato si vede il ventunenne uscire di casa armato, percorrere via Cosenza e poi appostarsi come un cecchino provetto tra un’auto in sosta e un cassonetto dei rifiuti nei pressi di piazza Pepe.
Da lì, la raffica: proiettili che hanno centrato le inferriate della caserma e rimbalzato sulle auto civili, a pochi minuti dalla mezzanotte di Natale. Un miracolo che nessuno sia rimasto ferito. Ma a tradire Fortunato è stata la vanità, o forse la stanchezza: dopo l’agguato, credendo di essere ormai lontano, si è tolto il cappuccio. Quell’istante è bastato agli uomini del Reparto Operativo di Napoli per dare un nome a quel volto, poi incrociato con i profili TikTok del giovane, dove la retorica della sfida alla divisa era un tema ricorrente.
La simbologia del “tiro al bersaglio”
Per gli inquirenti, la pista principale non è quella di una vendetta personale, ma di una cinica strategia di affermazione criminale. Sparare contro una caserma in pieno centro non serve a uccidere, ma a “firmare” il territorio. Un modo per dimostrare ai clan rivali e alla propria “piazza” di non avere paura di nulla, nemmeno dello Stato. Le pagine social del ventunenne sembrano confermare questa narrazione: un’estetica fatta di ostentazione e sprezzo per le regole, dove il presidio militare di Corso Garibaldi – da anni baluardo contro l’illegalità in un quartiere difficile – diventa il bersaglio perfetto per un’iniziazione criminale.
L’ombra dei droni sul Palazzo di Giustizia
L’arresto di Fortunato potrebbe essere solo il primo tassello di un mosaico più inquietante. Gli investigatori stanno infatti valutando se questo episodio sia collegato all’ondata di attacchi avvenuta pochi giorni dopo, durante il Capodanno. In quell’occasione, nel mirino finirono la sede dell’Eav e, soprattutto, il Palazzo di Giustizia.
Un colpo di fucile raggiunse il dodicesimo piano della Torre C, mandando in frantumi la vetrata degli uffici del Procuratore Generale Aldo Policastro. Un attacco che ha sollevato un’ipotesi tecnologica spaventosa: l’uso di droni modificati per trasportare armi e fare fuoco dall’alto, aggirando recinzioni e controlli. Su questo fronte, l’inchiesta è passata per competenza alla Procura di Roma. Mentre Fortunato si appresta a comparire davanti al giudice, Napoli si interroga su questa nuova leva della criminalità che, tra social e tecnologia, ha eletto i simboli dello Stato a bersagli di un macabro tiro al bersaglio.
