Il gup Santoro infligge il carcere a vita ai responsabili di tre delitti maturati tra vendette trasversali ed esecuzioni di camorra. Condannato anche Ciro Contini “’o nirone”, nipote del boss Eduardo Contini “’o romano”. Solo Mariarca Boccia evita l’ergastolo: per lei 19 anni grazie alle attenuanti generiche.
Un verdetto durissimo, destinato a lasciare il segno nella lunga e sanguinosa storia della faida di Napoli Est. Le confessioni arrivate nel corso del processo, così come le scuse pronunciate dagli imputati, non sono bastate ad alleggerire il peso delle accuse.
Il gup Santoro ha emesso una sentenza pesantissima nei confronti del cosiddetto commando “misto” ritenuto responsabile di tre omicidi maturati nel contesto della guerra di camorra tra i clan dell’area orientale del capoluogo.
La decisione del giudice è andata persino oltre le richieste formulate dal pubblico ministero Raimondi: sei imputati sono stati condannati all’ergastolo per una scia di sangue che tra il 2016 e il 2018 sconvolse Ponticelli e l’intera periferia orientale di Napoli.
A ricevere il carcere a vita sono stati Ciro Contini detto “’o nirone”, al suo primo ergastolo, Giulio Ceglie, Vincenza Maione, Michele Minichini, Giuseppe Prisco — tuttora latitante — e Gabriella Onesto. Unica pena diversa per Mariarca Boccia, condannata a 19 anni di reclusione grazie al riconoscimento delle attenuanti generiche.
Le confessioni e il ruolo dei collaboratori
La sentenza è arrivata dopo una camera di consiglio durata oltre un’ora e mezza e chiude, almeno in primo grado, uno dei processi più delicati sulle dinamiche criminali della faida di Napoli Est.
Nel corso delle udienze erano arrivate le confessioni di Ciro Contini e Giulio Ceglie, mentre Michele Minichini aveva già ammesso le proprie responsabilità in un altro procedimento. La Procura, però, soprattutto per quanto riguarda Contini, ha definito quelle ammissioni “tardive e strumentali”, ritenendo che non fossero sufficienti a giustificare alcuno sconto significativo di pena.
Determinanti per l’inchiesta anche le dichiarazioni della collaboratrice di giustizia Luisa De Stefano, soprannominata “’a pazzignana”, le cui rivelazioni hanno dato un impulso decisivo alle indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia e condotte dalla Squadra Mobile.
L’omicidio di Mario Volpicelli: la vendetta trasversale
Il primo delitto ricostruito dagli investigatori è quello di Mario Volpicelli, assassinato il 30 gennaio 2016 mentre stava rincasando.
Secondo la ricostruzione accusatoria, Michele Minichini avrebbe agito come esecutore materiale, affiancato da Giulio Ceglie e Vincenza Maione con funzioni organizzative. Volpicelli sarebbe stato ucciso non per un suo diretto coinvolgimento criminale, ma perché zio di Gennaro Volpicelli, ritenuto responsabile dell’omicidio di Antonio Minichini, fratello di Michele.
Una vendetta trasversale, dunque, consumata secondo le logiche feroci della camorra, dove a pagare sono spesso anche familiari estranei alle dinamiche criminali.
Giovanni Sarno ucciso nel sonno
Il secondo omicidio contestato è quello di Giovanni Sarno, avvenuto il 7 marzo 2016. Anche in questo caso il movente sarebbe riconducibile a una vendetta trasversale.
Sarno, fratello incensurato di esponenti del clan divenuti collaboratori di giustizia, venne assassinato all’interno della propria abitazione con due colpi d’arma da fuoco mentre dormiva.
Per gli inquirenti, Ciro Contini fu l’esecutore materiale del delitto, mentre Michele Minichini, Vincenza Maione e Gabriella Onesto avrebbero avuto un ruolo organizzativo. Mariarca Boccia, invece, avrebbe fornito ai killer informazioni utili per portare a termine l’agguato.
Un’esecuzione spietata che segnò uno dei momenti più drammatici della guerra tra clan.
Il delitto di “Poppetta”
Il terzo omicidio chiarito dal processo riguarda Salvatore D’Orsi, detto “Poppetta”, ucciso il 12 marzo 2018 sempre a Ponticelli.
La vittima era ritenuta vicina al clan De Micco e attiva nel traffico di droga della zona. Secondo l’impianto accusatorio, gli autori materiali del delitto sarebbero stati Michele Minichini e Giuseppe Prisco.
Con la sentenza di primo grado si chiude così un capitolo giudiziario particolarmente complesso, mentre adesso la partita si sposterà inevitabilmente in Corte d’Appello. I difensori degli imputati tenteranno di smontare il quadro accusatorio e ottenere una revisione delle condanne inflitte dal gup.
Le condanne:
Ergastolo per Ciro Contini detto “’o nirone”
Ergastolo per Giulio Ceglie
Ergastolo per Vincenza Maione
Ergastolo per Michele Minichini
Ergastolo per Giuseppe Prisco
Ergastolo per Gabriella Onesto
19 anni di reclusione per Mariarca Boccia
(nella foto da sinistra in. alto: Michele Minichini, Ciro Contini, la pentita Luisa De Stefano e le tre vittime Mario Volpicelli, Giovanni Sarno e Salvatore D’Orsi: in basso Gabriella Onesto, Vincenza Maione, Mariarca Boccia, Giulio Ceglie e Giuseppe Prisco)
