Nuove contestazioni nel caso Domenico: espianto del cuore avvenuto prima dei controlli sull’organo donato

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Inchiesta sulla morte di un bambino dopo un trapianto cardiaco: sviluppi a Napoli

Nuovi elementi emergono nell’inchiesta della Procura di Napoli riguardante la morte di Domenico Caliendo, un bambino deceduto dopo un delicato intervento di trapianto cardiaco presso l’ospedale Monaldi. Coordinati dal procuratore aggiunto Antonio Ricci e dal pm Giuseppe Tittaferrante, i magistrati hanno depositato un’informativa aggiornata al gip Mariano Sorrentino, focalizzandosi sulla sequenza temporale delle operazioni chirurgiche.

Secondo i magistrati, l’espianto del cuore sarebbe iniziato prima della verifica dell’idoneità dell’organo proveniente da Bolzano, circostanza che, se confermata, costituirebbe un grave rischio clinico.

Ipotesi di omicidio colposo e false attestazioni

L’inchiesta principale, come riportato da Il Mattino, si concentra su un’accusa di omicidio colposo che coinvolge sette medici dell’ospedale Monaldi. Contestualmente, la Procura sta indagando un’altra ipotesi relativa a falso in atto pubblico, che vede coinvolti i chirurghi Guido Oppido ed Emma Bergonzoni.

Le autorità affermano che alcune annotazioni nella cartella clinica e nei verbali d’interrogatorio non riflettono la vera successione degli eventi in sala operatoria, evidenziando una presunta «alterazione temporale» delle diverse fasi dell’intervento.

Video e testimonianze chiave

Tra le prove chiave raccolte dagli inquirenti vi sono un video e una fotografia realizzati dal personale sanitario presente durante l’operazione. Secondo la Procura, alle 14:34, il cuore del bambino sarebbe già stato espiantato e posizionato sul tavolo operatorio, mentre l’organo da Bolzano non sarebbe stato ancora completamente aperto.

Inoltre, una perfusionista, sentita durante le indagini, ha dichiarato che l’apertura del contenitore sarebbe avvenuta mentre l’équipe stava ancora discutendo le condizioni dell’organo.

Posizione dei chirurghi

I medici coinvolti rigettano fermamente ogni accusa, assistiti dagli avvocati Vittorio Manes, Alfredo Sorge e dal professore Vincenzo Maiello. Sostengono di aver agito secondo le procedure previste, attendendo il via libera prima di procedere con l’operazione.

Nei prossimi giorni è atteso un nuovo interrogatorio davanti al gip, dove i chirurghi forniranno chiarimenti sulla gestione dell’intervento e sulla cronologia contestata dalla Procura.

Proseguimento delle indagini

L’indagine è complessa e si amplifica sulla verifica delle procedure di trapianto, sulla gestione della sala operatoria e sulla corrispondenza tra i dati clinici e le informazioni raccolte. Rimane ora il compito del giudice per le indagini preliminari valutare la documentazione presentata dalla Procura e le versioni dei medici, in attesa di ulteriori sviluppi giudiziari.

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