Processo con rito abbreviato per l’agguato del 10 novembre 2021 in via Caio Duilio: Ortone ha confessato di essere il killer e ha chiamato in causa presunti mandanti nell’ambito della faida tra clan dell’area occidentale di Napoli.
Entra nella fase decisiva il processo per l’omicidio di Andrea Merolla, il 30enne ucciso la sera del 10 novembre 2021 a Fuorigrotta, in un agguato avvenuto in via Caio Duilio. Per Michele Ortone, ex affiliato al clan Esposito di Bagnoli e oggi collaboratore di giustizia, il pubblico ministero ha chiesto una condanna a dieci anni di reclusione.
Il procedimento si celebra con il rito abbreviato e nasce anche dalle stesse dichiarazioni rese da Ortone agli inquirenti. L’ex uomo del clan ha infatti confessato il proprio coinvolgimento nell’azione di fuoco, autoaccusandosi di essere stato l’esecutore materiale dell’omicidio.
Le ammissioni del collaboratore
Secondo quanto emerso nel corso degli interrogatori, Ortone non si sarebbe limitato ad ammettere la sua presenza sulla scena del delitto, ma avrebbe anche indicato presunti mandanti e riferimenti criminali collegati all’agguato. Nelle sue dichiarazioni compaiono, in particolare, esponenti riconducibili ai gruppi Iadonisi del rione Lauro di Fuorigrotta e all’orbita Esposito-Nappi, sullo sfondo della contrapposizione con il clan Troncone.
Al momento, però, l’unico imputato nel processo per l’omicidio Merolla resta lo stesso Ortone. La posizione degli altri soggetti chiamati in causa dal neo pentito resta legata agli ulteriori sviluppi investigativi e giudiziari.
Il delitto di via Caio Duilio
Andrea Merolla venne raggiunto dai killer poco dopo le 21:30 del 10 novembre 2021. Secondo la ricostruzione iniziale degli investigatori, fu affiancato in scooter mentre si trovava in strada, colpito da diversi proiettili e ferito mortalmente nei pressi di un distributore di carburante; trasportato all’ospedale San Paolo, morì poco dopo.
Fin dalle prime ore successive all’agguato, gli inquirenti considerarono il delitto come un possibile tassello della faida in corso a Fuorigrotta. Merolla, pur non risultando stabilmente inquadrato in dinamiche criminali secondo le prime ricostruzioni, era nipote del ras Vitale Troncone, elemento che rese subito plausibile la pista della vendetta trasversale o del messaggio diretto al clan.
Il contesto della faida
L’omicidio Merolla si inserisce in uno scenario già attraversato da forti tensioni tra i Troncone e altri gruppi attivi nell’area occidentale di Napoli. Tra i delitti richiamati dagli investigatori come possibili tasselli dello stesso scontro figuravano anche l’omicidio di Antonio Volpe e, prima ancora, quello di Gaetano Mercurio, episodi che avevano contribuito a far salire il livello dello scontro armato nel quartiere.
Negli anni successivi, varie ricostruzioni giornalistiche hanno descritto la guerra di camorra di Fuorigrotta come una “faida al rallentatore”, segnata da omicidi, tentati omicidi e stese, con alleanze variabili tra i Troncone, gli Iadonisi e i gruppi dell’area di Bagnoli. In questo quadro, le dichiarazioni di Ortone vengono considerate un passaggio chiave per ricostruire mandanti, assetti e responsabilità dell’agguato costato la vita a Merolla.
Gli sviluppi giudiziari
I familiari della vittima, assistiti dagli avvocati Antonio Abet e Andrea Lucchetta, hanno scelto di non costituirsi parte civile nel procedimento. La decisione del giudice per l’udienza preliminare è attesa all’inizio dell’estate, passaggio che potrebbe segnare il primo approdo giudiziario in uno dei delitti più pesanti della recente faida di Fuorigrotta.
