Sant’Antimo: scoperte ventidue piazze di spaccio legate a clan familiari storici

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Sant’Antimo, 28 novembre 2022 – Un’operazione condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna ha portato alla luce una rete di spaccio di stupefacenti ben organizzata, operante nei comuni di Sant’Antimo, Sant’Arpino, Casandrino e Grumo Nevano. Con ventidue terminali di vendita e un fatturato che si avvicina a un milione di euro all’anno, l’indagine ha svelato un sistema di controllo sociale ed economico particolarmente radicato nelle comunità.

Al centro dell’inchiesta, avviata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e corroborata da un’ordinanza del GIP Anna Tirone, vi è Domenico Ranucci, conosciuto come “Lilli”. Figlio di Stefano Ranucci, attualmente sottoposto al regime di 41 bis, Domenico rappresenta una figura chiave nel traffico di sostanze stupefacenti nella regione.

Il Ritorno di Domenico Ranucci

Il 28 novembre 2022 segna una data cruciale per l’inchiesta: Domenico Ranucci esce dalla Casa di Reclusione di Carinola. Per le autorità, questo segna l’inizio di una riorganizzazione nel traffico di droga. Intercettazioni ambientali rivelano il suo potere sull’organizzazione: un acquirente, per dimostrare la propria “lealtà”, ha effettuato una videochiamata a Ranucci mentre acquistava droga.

Le conversazioni tra i membri del gruppo sono eloquenti: “Lilli” è descritto come il “figlio di quello che comanda tutta Sant’Antimo”, segnando il suo ruolo di leadership nel monopolizzare il traffico di stupefacenti.

Strategie e Conflitti Interni

Ranucci ha manifestato un chiaro intento di ottenere un controllo assoluto sulla vendita di droga nel territorio. Per farlo, si è avvalso della collaborazione di Antonio Bortone, il suo braccio destro. Tuttavia, le tensioni interne al clan Verde, concorrente nei traffici, sono emerse in modo evidente. In un’intercettazione del 28 febbraio 2023, Ranucci lancia frecciatine ai rivali per la gestione della “cassa comune” destinata a supportare i detenuti, un aspetto cruciale nell’etica mafiosa.

Le parole di Ranucci riflettono le difficoltà del clan Verde: “A Natale non mi hanno pensato,” lamenta, sottolineando le mancanze organizzative.

L’Aggravarsi della Violenza

La situazione si complica ulteriormente con l’emergere di nuovi attori nel territorio. L’arrivo di Francesco Di Matteo, conosciuto come “Bombolone”, segna un aumento della tensione. Dopo un tentativo di estorsione da parte di questa figura, il conflitto culmina nell’agguato del 8 marzo 2023, portando all’omicidio di Antonio Bortone e ferendo gravemente Mario D’Isidoro. Questo evento segna una rottura definitiva tra gruppo Ranucci e i Cleter, sostenuti dai Verde.

La Struttura dell’Organizzazione

L’organizzazione smantellata si è configurata in due macro-gruppi: quello dei Ranucci e quello dei Cleter-Verde. Ogni gruppo comprendeva figure chiave, dai capi promotori ai gestori delle piazze di spaccio.

Il Gruppo Ranucci era guidato da Domenico Ranucci e includeva Mario D’Isidoro, responsabile operativo, e vari fornitori e logisti, tra cui Marco Reale, addetto alla custodia della droga.

Il Gruppo Cleter-Verde, invece, era guidato da Michele Cleter, con supervisori come Antonio Picciulli e Mario Verde, i quali garantivano supporto politico e criminale alle attività mafiose.

Stato delle Indagini

Attualmente, le indagini proseguono, con numerosi arresti già effettuati e un elenco di indagati che comprende figure di spicco nei gruppi criminali coinvolti. La vicenda resterà sotto l’attenzione delle autorità, mentre i dettagli emergenti potrebbero ulteriormente rivelare le dinamiche interne e le strategie del crimine organizzato nella provincia di Napoli.

Indagati principali: Domenico Ranucci, Anthony Di Mattia, Antonio Bortone, Michele Cleter, Franco Di Matteo, e molti altri, riflettono l’ampiezza e la complessità della rete criminale smantellata.

Le operazioni continuano, segno di un impegno costante nella lotta contro la criminalità organizzata nel territorio.

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