È polemica a Boscoreale per i funerali di Franchino Pesacane, 71 anni, considerato dagli inquirenti uno degli uomini di vertice dell’omonimo gruppo criminale attivo nell’area vesuviana. Le esequie sono in programma domani alle 10 nella Parrocchia dell’Immacolata Concezione.
A prendere posizione è Libera Campania, che esprime «grande sgomento» per quella che definisce la «pubblica celebrazione dei funerali» di uno dei ras di un gruppo criminale del territorio.
L’associazione antimafia sottolinea la differenza tra il diritto dei familiari a piangere il proprio congiunto e l’eventuale trasformazione delle esequie in una celebrazione pubblica della figura criminale.
«È del tutto legittimo piangere i propri defunti – osserva Libera Campania – tuttavia, come spesso ci ha ricordato don Luigi Ciotti, un’altra cosa è mettere sull’altare dei santi persone che con la loro vita si sono macchiate di fatti criminosi».
«Istituzioni intervengano con le misure previste dalla legge»
Nel suo intervento, Libera richiama anche la storia criminale dell’area vesuviana, sottolineando come i gruppi criminali del territorio siano stati protagonisti, secondo le ricostruzioni investigative e giudiziarie, di attività illecite, violenze e intimidazioni.
Da qui la richiesta alle istituzioni di valutare l’adozione delle «necessarie misure previste dalla legge della nostra Repubblica e della Chiesa», richiamando anche precedenti interventi in occasione di funerali di esponenti della criminalità organizzata.
La presa di posizione riaccende così il dibattito sul rapporto tra celebrazione religiosa, diritto al lutto e ostentazione pubblica del potere criminale.
La morte dopo una lunga malattia
Pesacane è morto il 14 agosto nella sua abitazione di Boscoreale, dove si trovava agli arresti domiciliari. Era malato da tempo e le sue condizioni di salute erano state ritenute incompatibili con la detenzione in carcere.
Il 71enne era stato condannato a oltre dieci anni di reclusione nell’ultimo procedimento giudiziario che aveva colpito il gruppo Pesacane. Fratello di Giuseppe Pesacane, storico esponente del clan, secondo la Procura antimafia aveva assunto un ruolo apicale nell’organizzazione dopo l’arresto del fratello.
Il suo nome era tornato al centro delle cronache nell’ottobre 2023, quando un’operazione dei carabinieri di Torre Annunziata aveva portato all’esecuzione di 21 misure cautelari nei confronti di esponenti ritenuti appartenenti ai gruppi Pesacane e Gallo-Limelli-Vangone.
Estorsioni, droga e usura: gli affari contestati
L’inchiesta della Procura di Torre Annunziata e della Direzione distrettuale antimafia di Napoli aveva ricostruito, secondo l’accusa, una serie di attività criminali tra Boscoreale e Boscotrecase.
Tra i principali settori contestati figuravano estorsioni, traffico di droga e usura. Le richieste estorsive, secondo gli investigatori, avrebbero interessato anche territori oltre i comuni di origine del gruppo, arrivando a Terzigno e Trecase.
La condanna e il declino del clan
Nelle carte dell’inchiesta, Franchino Pesacane veniva indicato insieme al fratello Giuseppe tra i promotori e le figure di riferimento del gruppo. Nel corso della requisitoria la Procura aveva chiesto per lui 20 anni di reclusione.
Nel marzo 2025 è arrivata la sentenza con rito abbreviato: 19 condanne per complessivi oltre 164 anni di carcere e due assoluzioni. Un verdetto che ha segnato un ulteriore colpo alla struttura criminale che, secondo gli investigatori, aveva tentato di ricostruire la propria influenza e il proprio giro d’affari nell’area vesuviana.
Le esequie al centro della polemica
Ora, a riportare il nome dei Pesacane al centro dell’attenzione è la celebrazione dei funerali di Franchino. La cerimonia religiosa è prevista domani mattina a Boscoreale, mentre resta alta l’attenzione delle istituzioni e delle forze dell’ordine.
La protesta di Libera pone ancora una volta una questione delicata: dove collocare il confine tra il legittimo dolore privato per la morte di una persona e la possibile trasformazione di un funerale in una manifestazione pubblica di consenso o di celebrazione di una figura legata alla criminalità organizzata.
