Il richiamo della magistratura sulla capacità della criminalità organizzata di infiltrarisi nel turismo non suona come un allarme generico, ma come la constatazione di una serie di falle pratiche: ricezione, ristorazione, tour e servizi annessi sono punti di contatto con denaro contante, flussi di clienti internazionali e attività a bassa soglia di controllo.
Il cuore della vulnerabilità sta nella natura stessa del settore. Un b&b o un ristorante possono aprire con procedure amministrative snelle, contare su affidamenti familiari e lavorare in gran parte in nero: condizioni che semplificano l’uso di attività lecite come schermo per operazioni di riciclaggio. Il contante prevalente, la stagionalità e la rete di fornitori informali creano inoltre microeconomiche che si prestano a forme di pressione e protezione illegale.
Un secondo anello debole è la frammentazione: migliaia di strutture piccole e microimprese, spesso isolate, non dispongono di politiche di compliance o di strumenti per segnalare anomalie. Il personale di front desk è quasi sempre formato alla gestione del cliente, non al riconoscimento di schemi tipici di riciclaggio o di richieste di controllo del territorio; così come i tour operator di piccole dimensioni possono essere usati come veicoli per spostare persone e denaro senza i controlli che una grande azienda implementerebbe.
La risposta non può essere solo repressiva: serve una strategia preventiva e multilivello. Sul piano amministrativo occorrono maggiori incroci di dati tra anagrafe delle imprese turistiche, fisco e banche dati antimafia per segnalare aperture sospette e flussi economici anomali. Le banche transazioni digitali e l’obbligo di registrare gli ospiti con procedure tracciabili riducono la centralità del contante. Sul versante operativo sono fondamentali corsi di formazione obbligatori per chi lavora in accoglienza e ristorazione, protocolli di collaborazione con le forze dell’ordine e linee guida per la gestione di richieste estorsive o di presenze riconducibili a organizzazioni criminali.
La dimensione giudiziaria resta decisiva: indagini mirate, misure cautelari e sequestri patrimoniali devono colpire i patrimoni usati come paravento e ricostruire reti economiche invisibili. Ma il processo non può restare relegato alle aule: la prevenzione amministrativa e gli strumenti di compliance sono il modo più efficace per rendere il territorio meno appetibile.
In pratica, proteggere il turismo in Campania significa mettere in sicurezza la parte più visibile dell’economia locale: non bastano controlli a spot. Serve una regia pubblica che faccia dialogare guardia di finanza, polizia giudiziaria, uffici comunali e associazioni di categoria, e che trasformi la buona accoglienza in barriera contro chi vuole trasformarla in copertura criminale.
