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Pizzo tra Giugliano e Mugnano: due esattori del clan Amato Pagano in cella

Estorsione mafiosa nel triangolo Mugnano-Marano-Giugliano: due arresti della Dda di Napoli nel Nord di Napoli Due uomini ritenuti affiliati al clan Amato-Pagano sono stati fermati questa mattina dalle forze dell’ordine nell’area nord di Napoli, tra Mugnano…

Pizzo tra Giugliano e Mugnano: due esattori del clan Amato Pagano in cella

Estorsione mafiosa nel triangolo Mugnano-Marano-Giugliano: due arresti della Dda di Napoli nel Nord di Napoli

Due uomini ritenuti affiliati al clan Amato-Pagano sono stati fermati questa mattina dalle forze dell’ordine nell’area nord di Napoli, tra Mugnano di Napoli, Marano di Napoli e Giugliano in Campania. Le misure cautelari, emesse dal Gip Fabrizia Fiore su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, colpiscono Angelo Ceparano, 31 anni, di Giugliano in Campania, e Rosario Balido, alias Zio Rosario, 71 anni, di San Marcellino. L’inchiesta ha messo nero su bianco un circuito estorsivo legato al lavoro di manutenzione delle reti fognarie e a ditte operative sul territorio. L’azione giudiziaria arriva a seguito di una lunga stagione di pressioni sui imprese locali, culminata con un arresto durante un controllo di routine sul cantiere interessato.

Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, le indagini hanno evidenziato che i due soggetti si presentavano agli imprenditori come componenti del clan Amato-Pagano e guidavano una dinamica estorsiva già ben radicata nell’area tra Mugnano, Marano e Giugliano. L’obiettivo era ottenere pagamenti regolari, presentati come “tasse” per consentire la continua attività delle ditte sul territorio. Il primo episodio noto di minaccia risale ad agosto: Ceparano si è presentato sul cantiere chiedendo che si decidesse di rivolgersi agli “amici di Mugnano”; all’insistenza, è seguita una nuova visita con minacce più esplicite, fino all’arresto operato dagli investigatori.

La vittima di turno, impiegata in una ditta di manutenzione della rete fognaria, aveva denunciato l’estorsione già durante un precedente contatto. Le investigazioni hanno consentito di ricostruire una catena estorsiva che coinvolgeva anche un autolavaggio di Mugnano, dove Balido avrebbe avuto un ruolo chiave nel pressare l’imprenditore destinatario delle richieste. L’indagine ha trovato riscontro grazie alle riprese di videosorveglianza e a testimonianze raccolte nel tempo, che hanno permesso di individuare i due estorsori e di collegarli alle azioni coercitive messe in atto dal gruppo di Mugnano e dintorni.

L’imprenditore costretto a pagare il pizzo dal 2021 ha attraversato momenti di forte difficoltà economica e di tensione: inizialmente era stata proposta una somma annua di 5.000 euro, poi ridotta a 2.500 euro. Le modalità di pagamento prevedevano rate, in alcuni casi di 700 euro, che venivano consegnate a Ceparano o a Balido, secondo le occasioni, presentandosi in nome dei cosiddetti “compagni di Mugnano”. In un episodio risalente a novembre dell’anno scorso, per intimidire ulteriormente la vittima, fu addirittura posto un lucchetto al cancello dell’autolavaggio. A luglio, quando la vittima non riusciva a versare la rata di 700 euro, il ricatto si è fatto più pressante, con una bozza di compromesso che avrebbe previsto pagamenti ulteriori per ripianare l’arretrato.

La dinamica, dettagliata dall’inchiesta, ha portato all’arresto di Ceparano e Balido, che si sarebbero qualificati come appartenenti al clan Amato-Pagano e che avrebbero operato come figure chiave nel meccanismo di intimidazione nei confronti di diverse attività economiche dell’area nord di Napoli. Stamane le misure cautelari sono state confermate e notifiche eseguite nel carcere di Secondigliano e nel centro di custodia cautelare di Marano di Napoli.

Il quadro emerso, al di là delle singole vicende, testimonia una rete estorsiva non limitata a un singolo esercizio ma all’intero tessuto produttivo della zona, con ripercussioni sul tessuto sociale e sulla fiducia tra imprenditori e istituzioni. Le autorità ribadiscono che l’indagine non è chiusa: restano in corso verifiche su altri potenziali contatti e su eventuali altre imprese coinvolte, con l’obiettivo di restituire sicurezza e serenità alle attività economiche locali e ai residenti.

La camorra, come emerge da questa inchiesta, non smette di muoversi in modo subdolo: la lotta delle procure e delle forze dell’ordine continua, con la Dda di Napoli in prima linea, per riconsegnare alle comunità di Mugnano, Marano e Giugliano una prospettiva di legalità più solida. Ora il dibattito pubblico resta aperto: quali misure, quali risposte e quali strumenti saranno necessari per prevenire nuove pressioni e restituire fiducia alle imprese che animano questi territori? Gli esiti delle indagini, affidate alle autorità competenti, saranno il termometro della tenuta della resistenza civica contro la criminalità organizzata.

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