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Cronaca Giudiziaria

Sant’Agnello: Procura ricorre in Cassazione sull’assoluzione di Langellotto per l’occupazione del sagrato della chiesa

Camion sul sagrato della chiesa: Langellotto assolto, ma la Procura ricorre in Cassazione In Torre Annunziata il Tribunale ha assolto Salvatore Langellotto dall’accusa di occupare il sagrato della chiesa di Sant’Agnello con cinque camion dell’impresa Napoli…

Sant’Agnello: Procura ricorre in Cassazione sull’assoluzione di Langellotto per l’occupazione del sagrato della chiesa

Camion sul sagrato della chiesa: Langellotto assolto, ma la Procura ricorre in Cassazione

In Torre Annunziata il Tribunale ha assolto Salvatore Langellotto dall’accusa di occupare il sagrato della chiesa di Sant’Agnello con cinque camion dell’impresa Napoli Uno, episodio datato 30 dicembre 2023. La sentenza, pronunciata il 15 settembre 2026 nel contesto di un giudizio abbreviato, lascia aperto un capitolo ambiguo: la stessa Procura ha annunciato ricorso in Cassazione per chiedere una rilettura della vicenda.

Secondo quanto emerso negli atti, i veicoli hanno varcato l’area antistante la chiesa, proprietà comunale, forzando la catena che normalmente ne impediva l’accesso e operando senza la necessaria autorizzazione. La presenza dei camion avrebbe provocato un temporaneo stoppaggio del traffico nelle vie circostanti. Dopo l’episodio, il parroco avrebbe benedetto i mezzi, gesto che Langellotto avrebbe poi reso noto pubblicando un video della cerimonia su più piattaforme.

La sentenza ha riconosciuto l’elemento materiale della condotta, ma ha escluso la presenza del dolo specifico richiesto dall’accusa: né la volontà di occupare l’area né quella di ricavarne un profitto sarebbero state provate. Nella motivazione il Tribunale ha però sottolineato che l’occupazione si sarebbe protratta per circa 40 minuti ed è stata realizzata con modalità tali da paralizzare parzialmente la circolazione, tenuto conto della mole dei veicoli e della forzatura della protezione dell’area.

L’utilità addotta dall’imputato, si legge, sarebbe consistita nella celebrazione del rito religioso e nella visibilità associata all’intervista, ma la Corte ha ritenuto che tale finalità non derivasse in modo diretto dal possesso o dal godimento della piazza: la zona sarebbe stata solo il luogo contingente scelto per l’evento, e non il bene su cui incidere la condotta ai fini dell’articolo 633 del codice penale. In altre parole, il giudice ha giudicato che eventuali vantaggi morali o promozionali non equivalessero a un profitto giuridicamente rilevante.

La scelta della Procura, tuttavia, non è passata inosservata. Con un impulso di rinnovato controllo sull’esito del processo, l’Ufficio ha deciso di impugnare la decisione e di chiedere l’intervento della Cassazione per una verifica più approfondita della dinamica e delle qualificazioni giuridiche attribuite all’episodio. L’esito resta incerto, anche perché al momento l’assoluzione resta ferma, almeno in questa fase, mentre la fase cautelare della vicenda si svolge ai supremi livelli di giudizio.

Come contesto, Langellotto è una figura già nota nel panorama giudiziario dell’area: in passato era stato condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione camorristica. L’episodio del 30 dicembre 2023, tuttavia, è stato trattato separatamente dall’imprenditore e non sembra aver trovato una diretta incidenza nell’esito attuale della procedura, almeno secondo quanto si è potuto desumere dalle motivazioni riportate in sentenza. Per chi segue da vicino questa vicenda, rimane ora da capire se la Cassazione manterrà l’assoluzione o se apporterà modifiche sostanziali al quadro accusatorio.

Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la Procura ha annunciato ricorso in Cassazione per chiedere una rilettura della sentenza di assoluzione. L’esito del ricorso potrebbe-rimesso in discussione l’interpretazione del dolo e la possibile connessione tra la finalità religiosa e l’utilizzo dell’area pubblica come mezzo per guadagnare visibilità. In ogni caso, la linea di fondo dell’udienza resta legata ai limiti dell’azione penale e al rispetto delle garanzie processuali, con i magistrati di Torre Annunziata chiamati a decidere se la sentenza possa essere ribaltata o confermata.

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