Sotto il segno del tradimento: l’ultimo atto del boss Raffaele Afeltra
Pimonte – L’eco della violenza camorristica risuona drammaticamente in quel di Pimonte, dove il boss Raffaele Afeltra è stato freddato a colpi di fucile. Il soprannome di “Nerone”, da lui stesso conquistato, racchiude un’identità di potere oppressiva, ma che si è fatta vulnerabile a causa di troppi nemici, tra cui alcuni dei suoi stessi accoliti.
L’omicidio, avvenuto in località Zappino, porta la firma di una strategia segnata dalla freddezza e dalla precisione, con i killer che hanno sparato risparmiando il genero della vittima. Un gesto che parla chiaro: chi ha agito conosceva bene i codici d’onore della camorra, preferendo colpire il boss, ma risparmiando un familiare per non scatenare una faida aperta.
Le indagini, condotte dai Carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia con l’ausilio della DDA di Napoli, si concentrano proprio su questa catena di tradimenti e rivalità interne. Secondo le informazioni recuperate, Afeltra manteneva un monopolio sugli affari illeciti, lasciando al suo clan solo le briciole di un traffico di stupefacenti, mentre accumulava potere personale in settori cruciali, compresi quelli legati al PNRR.
La settimana precedente al suo omicidio, Afeltra sembrava godere di un rinnovato senso di invulnerabilità, passeggiando tranquillamente in scooter senza guardie del corpo. La sua routine sfidava il pericolo che minacciava la sua vita, un comportamento che ora risuona come un’ironica testimonianza della sua abitudine a ignorare i segnali di allerta.
Con la cerchia dei sospettati stringente e pochi individui capaci di attuare un’operazione di tale portata, gli investigatori si interrogano sulle possibili motivazioni che hanno portato a questa esecuzione. La scarcerazione di alcuni vecchi esponenti della camorra locale potrebbe aver innescato un riassetto di potere. Le tracce investigative si diramano tra i potenziali mandanti e la possibilità di un accordo fragile, sebbene non del tutto abbandonato, con altri gruppi criminali.
La memoria storica della violenza sui Monti Lattari si risveglia, richiamando alla mente le sanguinose scissioni avvenute in passato. La narrazione di un potere che si consuma dall’interno è un film noto alle cronache locali, ma l’evidenza di un tradimento in seno al clan pone un interrogativo che esige una risposta. Come è stato possibile sorprendere un uomo avvertito come Afeltra nel suo stesso rifugio, circondato da quelli che considerava alleati?
In questo frangente, il messaggio di chi ha ordinato l’omicidio è chiaro: il futuro degli affari camorristici nei Monti Lattari dovrà essere riscritto, cambiando le regole del gioco e i protagonisti. La lotta per l’eredità delle attività illecite è cominciata, mentre il corollario di questa faida interna rischia di tornare a essere costellato di colpi di pistola e vendette.
Con la vita di molti in gioco e la certezza che altre vendette si annidano nell’ombra, le autorità sono ora chiamate a intervenire e a dipanare una rete complessa di interessi, alleanze e rivalità gerarchiche. La legittimazione del potere camorristico resta dunque nelle mani di chi sa osare e, soprattutto, di chi sa tradire.
