Nuove perizie sull’arma del maresciallo Sparago: genetica, impronte e balistica al centro dell’indagine
La morte del maresciallo Giovanni Sparago rimane al centro di un confronto tra prudenza investigativa e nuove verifiche tecniche: a oltre sei mesi dal 18 aprile 2026, data del decesso avvenuto nei locali del Comando provinciale di La Spezia, la dinamica dell’accaduto resta da chiarire. La procura ligure non esclude né conferma una specifica ricostruzione, mantenendo vivo l’orizzonte di più piste.
Il fascicolo, coordinato dal pubblico ministero Monica Burani, è iscritto per istigazione al suicidio. Una qualificazione provvisoria che, pur non chiudendo nulla, obbliga gli investigatori a un esame approfondito di ogni elemento utile a ricostruire l’accaduto. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la linea d’indagine resta ancora incerta e aperta a sviluppi.
La novità più significativa riguarda l’arma in dotazione al maresciallo: su richiesta dei legali della famiglia Sparago, gli avvocati Raffaele e Gaetano Crisileo, la Procura ha disposto nuove verifiche genetiche, dattiloscopiche e balistiche sulla pistola Beretta e sui reperti associati. L’obiettivo è accertare eventuali tracce biologiche o impronte latenti che possano indicare chi abbia manipolato l’arma e in quali circostanze, prima di proseguire con ulteriori analisi sui reperti balistici rinvenuti accanto al corpo.
Il team di lavoro comprende esperti scelti dalla difesa: il dottor Ugo Ricci, specialista in Genetica medica, che guiderà i rilievi genetici, insieme al perito balistico Paride Minervini, alla criminologa Katia Sartori, al professor Silvestro Mauriello (Medicina legale all’Università di Tor Vergata) e all’esperto informatico Luca De Gregorio. La procedura sarà condotta con la supervisione di un consulente nominato dalla Procura e nel rispetto del protocollo tecnico-forense, con riferimenti al protocollo Interpol richiamato dalla difesa. La sequenza operativa riveste un ruolo chiave: preservare l’integrità dei reperti è fondamentale per garantire una documentazione accurata delle attività svolte.
Sotto esame, oltre all’arma, anche bossolo e ogiva repertati accanto al cadavere: l’esame di questi elementi era stato affidato in via prioritaria al dottor Emanuele Paniz, e la difesa ha ribadito l’importanza di procedere per gradi, evitando di individuare risposte sui singoli reperti senza contestualizzarle con l’analisi complessiva della pistola e dei residuati balistici.
La questione degli esami Stub è anch’essa al centro delle interlocuzioni tra famiglia e uffici giudiziari. Secondo i legali, i Ris di Parma avrebbero rilevato otto particelle riconducibili a residui di sparo (bario, antimonio e piombo). Tuttavia, gli avvocati sostengono che quel dato, da solo, non è sufficiente a definire la dinamica: la lettura delle particelle va contestualizzata con i risultati delle altre verifiche tecnico-scientifiche, evitando conclusioni premature.
I genitori hanno chiesto di essere nuovamente ascoltati dal pubblico ministero Burani: una richiesta che, sostengono i legali Crisileo, potrebbe offrire elementi utili a una ricostruzione più completa. La famiglia, che continua a chiedere chiarezza sul destino del figlio, insiste nell’esaminare ogni possibilità senza esclusioni.
A distanza di oltre sei mesi dalla tragedia, l’inchiesta resta aperta e in evoluzione. Le nuove verifiche sull’arma, sui reperti balistici e sulle tracce eventualmente presenti, insieme agli eventuali contributi forniti dai congiunti, potrebbero fornire elementi utili per consolidare o rivedere una ricostruzione compatibile con i fatti finora emersi. L’obiettivo resta lo stesso: fare luce su una vicenda che ha profondamente scioccato la comunità di Curti e l’intera provincia di Caserta, ma che si svolge interamente nel rispetto delle garanzie processuali e della presunzione di innocenza.
