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Cronaca Giudiziaria

Napoli, Via Vergini: dopo 17 anni, due arresti per l’omicidio Bacioterracino – Pecorelli presunto mandante e complice operativo

Bacioterracino, una nuova svolta: arresti collegano presunto mandante e un complice al delitto di via Vergini Diciassette anni dopo l’omicidio di Mariano Bacioterracino, la Direzione distrettuale antimafia di Napoli registra una svolta significativa nelle indagini: due…

Napoli, Via Vergini: dopo 17 anni, due arresti per l’omicidio Bacioterracino – Pecorelli presunto mandante e complice operativo

Bacioterracino, una nuova svolta: arresti collegano presunto mandante e un complice al delitto di via Vergini

Diciassette anni dopo l’omicidio di Mariano Bacioterracino, la Direzione distrettuale antimafia di Napoli registra una svolta significativa nelle indagini: due fermi che mirano a chiarire i ruoli di mando e di supporto logistico nell’agguato consumato nel Rione Sanità, a Napoli.

L’operazione è stata eseguita il 27 ottobre 2026. Tra gli arrestati figura Oscar Pecorelli, già detenuto nel carcere di Milano, indicato dagli investigatori come il presunto mandante dell’azione. Accanto a lui un altro uomo, ritenuto legato al suo gruppo, al quale viene contestato il ruolo di conducente dello scooter utilizzato nell’esecuzione. L’intera inchiesta è coordinata dal pubblico ministero Maria Sepe, parte del pool anticamorra della Procura di Napoli, e mira a ricostruire la preparazione del delitto e le responsabilità di chi avrebbe organizzato l’azione e garantito il supporto logistico al sicario. Secondo quanto riportato, le accuse dovranno essere valutate dall’autorità giudiziaria, e i nuovi arresti segnano un passaggio importante in una vicenda rimasta oggetto di molte domande.

Il caso, ancora vivo nel registro pubblico, ruota attorno a un video che nel 2009 documentò la dinamica dell’omicidio in via Vergini, nel cuore del quartiere napoletano della Sanità. Le immagini, divulgate inizialmente per agevolare l’identificazione dell’esecutore, hanno alimentato una lunga versione di indagini contraddittorie e una plurisfaccettata ricostruzione giudiziaria. La diffusa notorietà del filmato contribuì a riportare il caso al centro dell’attenzione mediatica nazionale, ma non bastò a chiudere definitivamente la questione sull’identità del sicario.

Una delle chiavi interpretative della vicenda resta il movente ipotizzato dall’inchiesta: potrebbe essere riconducibile a una logica di vendetta legata a vicende di sangue che hanno attraversato la storia criminale napoletana. In passato, la pista era stata collegata a dinamiche rispetto all’omicidio di Gennaro Moccia, capostipite del clan omonimo di Afragola, assassinato nel 1975. Nel tempo, le ricostruzioni hanno oscillato tra diverse ipotesi, con il decorso di processi che hanno visto figure come Costanzo Apice al centro di condanne poi ritenute non definitive. Nel 2011 Apice fu condannato all’ergastolo, la condanna fu confermata in appello, ma la cassazione nel 2015 ordinò un nuovo giudizio, e nel 2022 la Corte d’appello di Napoli pronunciò l’assoluzione. Questi passaggi evidenziano quanto sia delicata la questione dell’identificazione degli autori e la coerenza tra immagine filmata e responsabilità penali.

La nuova inchiesta, dunque, non anticipa una conclusione: resta da verificare la solidità degli elementi a sostegno delle accuse, la consistenza del rapporto tra Pecorelli e l’altro arrestato, e soprattutto come si inseriscono tali ruoli nel quadro di una possibile struttura organizzativa dell’omicidio. La Dda prosegue gli accertamenti per distinguere chi avrebbe impartito l’ordine, chi avrebbe coordinato gli spostamenti e chi, infine, avrebbe eseguito materialmente il colpo.

Il contesto resta cruciale: Napoli continua a fare i conti con una storia di camorra dove le dinamiche tra mandanti, logistici e killer richiedono tempi lunghi di indagine e la verifica di ogni elemento probatorio. L’esito dei nuovi procederà a definire se la ricostruzione si sosterrà in misura sufficiente per avanzare accuse concrete o se rimarranno elementi da chiarire. E quanto emerge, come evidenza la diffusione del video anni fa, testimonia che la verità processuale può restare frammentata ancora a lungo, finché non si incastrano prove e responsabilità in modo definitivo.

Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, i contorni della vicenda continueranno a essere delineati dall’esito degli interrogatori e dalle verifiche tecniche che accompagneranno i nuovi contorni investigativi. Da Napoli, intanto, ufficialmente si guarda a una ricostruzione che separi l’ordine dall’esecuzione e definisca senza mezze misure chi “decide” e chi “esegue” nel contesto di una delle pagine più dure della cronaca camorrista della città.

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