Un attentato in una pizzeria di Ostia del 23 novembre 2017 ed una guerra tra clan del litorale romano che comprova l’arrivo delle organizzazione malavitose ‘napoletane’. E’ questo il quadro definito nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere del gip Raffaella De Pasquale eseguita oggi dagli agenti della Squadra mobile della polizia nei confronti di Michele Cirillo, 39 anni, già agli arresti domiciliari per altri fatti. E’ lui – secondo le accuse – l’uomo che “con gli occhi a palla” entrò nel locale ‘Disco Giro Pizza’ ed esplose diversi colpi d’arma da fuoco, ferendo due uomini, Alessandro Bruno, 55 anni, incensurato, padre di Sara, la titolare della pizzeria e un pizzaiolo, Alessio Ferreri, nipote di Terenzio Fasciani fratello del boss Carmine e suo fratello, Fabrizio Ferreri (detto Dentone) è cognato di Ottavio Spada. L’indagine della Direzione distrettuale antimafia, coordinata dal procuratore aggiunto Michele Prestipino, ha ricostruito quell’episodio criminale – si sottolinea – e tutta una serie di fatti avvenuti nella città di mare. I pubblici ministeri contestano l’accusa di tentato omicidio aggravato dalla modalità mafiosa. A motivare l’azione sarebbe stato un presunto debito per droga da 50mila euro che sarebbe stato contratto con ‘i napoletani’. Secondo chi indaga e sulla base delle dichiarazioni di un pentito Cirillo è legato a Marco Esposito, detto ‘Barboncino’, “a sua volta collegato ai clan di Napoli e dell’hinterland campano” spiegano gli inquirenti. Sempre secondo quanto si rileva dal documento di custodia il colpo del novembre 2017 sarebbe a sua connesso con l’incendio di uno scooter avvenuto pochi mesi prima. Così come quell’ordigno esploso accanto al locale e le minacce telefoniche: “Noi siamo quelli della bomba, mi passi Alessio”, si diceva in una telefonata. Per i pm il fatto avvenuto alla pizzeria è “una presa di possesso” dei napoletani. Perché l’azione delle forze dell’ordine e della magistratura – si sottolinea – hanno portato a quasi 500 arresti all’anno ad Ostia e i vecchi clan hanno perso. Ed ora altri gruppi malavitosi vogliono entrare nel mercato legale ed illegale, si aggiunge. “Allora sappia che la bomba è stata un avvertimento, se non sentiamo Alessio ritorneremo”, si sottolineava al telefono della pizzeria di via delle Canarie. Il giudice usa le parole di un collaboratore di giustizia e spiega che “l’alleanza tra gli Spada di Ostia ed i Fasciani è avvenuta nell’interesse di entrambi” i clan. Quindi chiarisce: “Quando poi i Fasciani hanno visto che gli Spada stavano acquisendo più potere nel territorio di Ostia ed hanno ritenuto più utile averli come alleati che come concorrenti. Il prestigio di cui godono gli Spada è ancora molto inferiore di quello di cui gode la famiglia Fasciani. Il grande monopolio della cocaina è dei Fasciani che hanno numerosi contatti anche all’estero. Gli Spada trattano sostanza stupefacente nella zona di Torbellamonaca e si riforniscono dai Fasciani”. Il litorale – spiega ancora il giudice De Pasquale – “è interessato da anni da una serie ininterrotta di attentati e atti intimidatori” segno che è in corso “un continuo riposizionamento delle zone di influenza”. Insomma “le compagini di maggior rilievo in questo panorama sono costituite dalla famiglia Fasciani (operativa dagli anni Novanta) attiva nel settore del traffico internazionale di stupefacenti e nel controllo di attività economiche di balneazione e ricreative del litorale, con significativa disponibilità di armi, dalla (alleata e subordinata) famiglia Spada ora in significativa ascesa e dall’ora decaduto clan Baficchio, costituito dalle famiglie Cardoni-Galleoni, epigoni della Banda della Magliana, sconfitto (dopo l’omicidio dei suoi vertici) dagli Spada che ne hanno occupato spazi criminali e il territoio per l’esazione del pizzo”.
