La Corte di Assise di Napoli ha emesso una sentenza di condanna a 26 anni di carcere per Antonio Pipolo, collaboratore di giustizia, per l’omicidio di Carlo Esposito e Antimo Imperatore nel quartiere Ponticelli di Napoli. Il processo ha escluso l’aggravante dell’associazione a delinquere di tipo mafioso, ma ha riconosciuto la premeditazione e le attenuanti generiche. La sentenza è stata accolta con applausi dai familiari delle vittime.
L’agguato è avvenuto mentre Imperatore stava installando una zanzariera a casa del vero obiettivo dell’attacco, Carlo Esposito. Pipolo ha colpito alle spalle Imperatore, che si trovava lì solo per svolgere il suo lavoro.
Il Giudice ha emesso il verdetto dopo una camera di consiglio durata quasi due ore, al termine di un dibattimento con le difese di Pipolo e le famiglie delle vittime presenti in aula. Gli avvocati delle famiglie, Alessandro Motta e Concetta Chiricone, hanno commentato che, sebbene soddisfatti della sentenza, ritengono che il duplice omicidio dovrebbe essere riconosciuto come un agguato di camorra.
I familiari della vittima innocente Antimo Imperatore sono rimasti delusi per la mancata richiesta dell’ergastolo e hanno sottolineato la dignità di Imperatore come vittima innocente dei reati mafiosi, definendolo un “martire” che sosteneva la propria famiglia in modo onesto. I legali di Pipolo hanno evidenziato che l’identità dell’esecutore materiale non sarebbe stata scoperta senza le sue confessioni. I legali della famiglia Imperatore hanno espresso soddisfazione per la pena, ma hanno contestato l’esclusione dell’aggravante mafiosa, definendo Imperatore una “vittima dei reati mafiosi” e un “martire” per la sua onestà.
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