Vomero: il Clan Cimmino torna alla sbarra, scattano i rinvii a giudizio

Estorsioni a tappeto nel “salotto buono” di Napoli: dai Bingo ai supermercati, la DDA stringe il cerchio sui ras della collina. Per i vertici della cosca sarà dibattimento

Napoli – Non si allenta la morsa della giustizia sul clan Cimmino. Quello che per anni è stato considerato il “direttorio” criminale dell’area collinare si prepara a un nuovo, decisivo round nelle aule del Tribunale di Napoli.

L’udienza preliminare si è chiusa con un verdetto chiaro: il castello accusatorio regge e per i presunti ras del Vomero scatta il rinvio a giudizio.

La strategia della difesa e il bivio dei riti

Il processo è ormai dietro l’angolo. Salvatore Arena, Andrea Basile e Alessandro Desio hanno scelto la linea dura: nessun rito alternativo, si giocherà tutto nel dibattimento davanti ai giudici della quarta sezione collegio A.

Una strada “tutta in salita”, dove il pool difensivo sarà chiamato a scardinare un quadro indiziario che la Procura antimafia ha blindato con mesi di intercettazioni e riscontri. Diversa la scelta di Riccardo Alfano, che ha puntato al patteggiamento, mentre il resto della batteria degli imputati ha optato per il rito abbreviato, sperando nello sconto di un terzo della pena.

Autonoleggi e garage: le basi del “Business”

L’inchiesta rappresenta lo spin-off del maxi-blitz che quattro anni fa decapitò la cosca fondata dal boss Luigi Cimmino, recentemente scomparso dopo una breve e controversa parentesi da collaboratore di giustizia. Secondo i pm della DDA, il clan avrebbe trasformato il quartiere in un feudo operativo.

Le riunioni non avvenivano in bunker isolati, ma nel cuore del Vomero: i locali di un autonoleggio in via Rossini e un garage in via Simone Martini sarebbero stati le vere “basi logistiche” dove si decidevano mesate e strategie.

Il pizzo nel salotto bene: dai Bingo ai bistrot

Il dossier della Procura scoperchia un sistema di estorsioni capillare e spietato. Nessuno era escluso dal “contributo” per la cosca:

Il Bingo di via Annella di Massimo: una tangente da 15mila euro documentata tra aprile e settembre 2019.

Terrazza Merliani Bistrot: una richiesta iniziale di 20mila euro, poi “scontata” in cambio dell’assunzione della sorella di uno degli indagati.

Decò Globus: un pizzo da 10mila euro, limato a 9mila dopo la trattativa con gli emissari del clan.

“Mesate” d’oro per i figli d’arte

L’indagine non risparmia i legami di sangue. Sotto la lente degli inquirenti sono finiti anche Maria Emanuela Cimmino (figlia del defunto boss) e Riccardo Alfano (figlio del ras Giovanni Alfano). L’accusa è di ricettazione: avrebbero intascato “mesate” da 1.000 euro, provento diretto delle attività illecite del clan. Soldi sporchi che servivano a mantenere alto il tenore di vita delle famiglie dei detenuti, alimentando il welfare della camorra vomerese.

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