Napoli, Ponticelli: estorsione al titolare di un’azienda di carrelli elevatori, tre arresti per clan De Micco
Ponticelli è un quartiere caratterizzato da tensioni e sfide quotidiane. Qui, Giuseppe Barbaro, amministratore di un’azienda storica attiva dal 1974 nella vendita e riparazione di carrelli elevatori in via Martiri della Libertà, ha recentemente vissuto un incubo di intimidazioni e minacce, orchestrato dall’organizzazione criminale De Micco.
Il periodo di tormento di Barbaro ha avuto inizio il 5 febbraio 2026, intorno alle 18:00. Due uomini a bordo di uno scooter scuro si sono presentati all’esterno della sua azienda, intimandogli di recarsi immediatamente in una zona limitrofa per un incontro con un presunto affiliato del clan. L’imprenditore, rifiutando l’ordine, non poteva immaginare che questo fosse solo l’inizio di una serie di pressioni sempre più feroci.
Quattro giorni dopo, un gruppo di individui, tra cui Ferruccio Camassa, noto affiliato del clan, si è fatto nuovamente vivo, questa volta a bordo di una Lancia Y blu. Camassa, come riferimento diretto dei De Micco delle “Palazzine di Topolino”, ha comunicato senza mezzi termini a Barbaro la richiesta di 30.000 euro, con un messaggio proveniente direttamente da Fabio Riccardi, alias “Fabiolino”.
Nonostante il tentativo di Barbaro di prendere tempo menzionando la presenza delle forze dell’ordine tramite telecamere di sorveglianza, la risposta del clan non ha tardato ad arrivare. Camassa ha ribadito la fermezza della richiesta, utilizzando toni sempre più minacciosi e richiamando la memoria di episodi di violenza direttamente collegati al clan.
Il 16 febbraio, la situazione si è ulteriormente complicata, quando Camassa ha nuovamente affiancato l’imprenditore, rivelando un cambiamento nelle gerarchie del clan. Barbaro, visibilmente preoccupato, ha cercato di comprendere a chi dovesse effettivamente consegnare il denaro, ma le risposte di Camassa hanno chiarito l’instabilità interna e le forti tensioni tra i membri del gruppo criminale.
Il culmine della vicenda è stato raggiunto il 19 febbraio, quando Camassa è tornato all’azienda per sollecitare il pagamento. L’imprenditore, in un disperato tentativo di guadagnare tempo, ha offerto un anticipo di 500 euro; tuttavia, l’offerta è stata derisa e interpretata come un segno di poco rispetto. Camassa ha sferrato minacce non velate, affermando che il clan non conosceva limiti e il suo complice, Vincenzo Valentino, arrestato pochi giorni prima, non li avrebbe fermati.
Le indagini condotte dai Carabinieri della Tenenza di Cercola, supportate dalle registrazioni delle telecamere di videosorveglianza installate da Barbaro, hanno portato all’arresto di Camassa, Valentino e Salvatore Borriello. Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli, dottoressa Donatella Bove, ha disposto la custodia cautelare in carcere per i tre membri del clan.
Nella giornata di ieri, Vincenzo Valentino ha fatto il suo ingresso davanti al Gip per l’interrogatorio di garanzia, assistito dall’avvocato Luca Gili, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Le indagini continuano, e le autorità restano vigili nel monitorare la situazione nel quartiere di Ponticelli, un’area dove la presenza della criminalità organizzata continua a rappresentare una sfida complessa e persistente.
