Scoperta truffa tramite SMS che finanzia il clan dei Casalesi in Campania

Truffa SMS alimenta il clan dei Casalesi: due arresti e 24 indagati

Una vasta operazione contro un’organizzazione criminale specializzata in truffe informatiche è stata eseguita dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Gli arresti, avvenuti il 19 ottobre 2023, riguardano Pasquale Corvino, 40 anni, e la compagna Angela Turco Cirillo, 43 anni. Entrambi gli imprenditori casertani sono accusati di aver concorso a un sistema di frodi che ha sottratto circa 800mila euro alle vittime in tutto il territorio nazionale dal 2018 al 2023.

Secondo la ricostruzione investigativa del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza, una parte consistente dei proventi, stimata attorno al 40%, sarebbe stata destinata al clan dei Casalesi, in particolare alla fazione legata alla famiglia Bidognetti. A supporto dell’inchiesta, 24 persone risultano iscritte nel registro degli indagati.

Corvino sarebbe il promotore del sodalizio criminale, mentre Cirillo sarebbe stata la sua diretta collaboratrice, responsabile del prelievo di contante e degli investimenti dei proventi illeciti in criptovalute. Tra gli indagati figurano anche Nicola Sergio Kader, ritenuto vicino ai vertici della fazione Bidognetti, e Vincenzo D’Angelo, ex genero del noto boss Francesco Bidognetti, attualmente collaboratore di giustizia.

Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Michele Del Prete, si estendono su un arco di tempo di cinque anni e hanno visto la cooperazione di autorità internazionali. Gli investigatori hanno potuto ricostruire 38 episodi di truffa, con le operazioni che si svolgevano tra Italia e Spagna, rendendo complesse le operazioni di tracciamento del denaro.

L’organizzazione utilizzava principalmente il metodo dello “smishing”, ingannando le vittime con messaggi che apparivano come comunicazioni ufficiali delle banche.

Una volta ricevuto il messaggio, un finto operatore bancario telefonava alla vittima per convincerla a trasferire fondi su un conto “sicuro”. Contestualmente, veniva attuata la clonazione della scheda SIM associata al conto, consentendo agli indagati di accedere direttamente all’home banking e autorizzare bonifici instantanei.

I fondi, una volta trasferiti, venivano rapidamente prelevati in contante o spostati su conti correnti esteri. Gli investigatori stanno ora proseguendo l’analisi delle transazioni, mentre circa il 40% dei guadagni illeciti viene indirizzato verso il clan per finanziare le attività criminali e supportare le famiglie dei detenuti.

In alcuni casi, i proventi erano anche convertiti in criptovalute, ritenute un metodo sicuro per nascondere l’origine del denaro, rendendo ancor più complicati i tracciamenti da parte delle autorità.

Le indagini sono ancora in corso, e si prevedono ulteriori sviluppi nelle prossime settimane, con l’obiettivo di smantellare completamente l’organizzazione e recuperare i fondi sottratti.

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