Operazione dei Carabinieri: sgominati due gruppi criminali legati ai Mazzarella
Il 26 febbraio 2022, i Carabinieri e la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli hanno condotto una significativa operazione contro la criminalità organizzata, portando all’emissione di 16 misure cautelari, di cui 12 arresti in carcere. L’operazione ha mirato a smantellare due gruppi criminali riconducibili ai vertici del clan Mazzarella, in particolare a Ciro e Michele Mazzarella.
Al centro della resa dei conti c’era Salvatore Mentone Del Sole junior, noto come “Polacco”, un venticinquenne di Pomigliano d’Arco, considerato un esperto di frode informatica. Le indagini hanno rivelato che il “Polacco” era in grado di sottrarre, in un solo giorno, tra i 200mila e i 300mila euro. Negli ultimi due anni, il gruppo ha colpito circa sessanta vittime in tutta Italia, arrivando persino fino in Spagna.
Il colpo di scena: l’acquisizione del “Polacco”
Inizialmente, il “Polacco” lavorava per altre figure della criminalità, tra cui il gruppo della Masseria Cardone. Tuttavia, la possibilità di un ritorno economico straordinario ha attirato l’attenzione del clan Mazzarella. L’acquisizione dei “servizi” del giovane hacker non è avvenuta tramite una normale trattativa commerciale, ma attraverso intimidazioni e violenze. Secondo il collaboratore di giustizia Salvatore Giuliano, il clan ha imposto un accordo secondo il quale il “Polacco” avrebbe dovuto versare 20-30mila euro per ogni operazione.
Un altro esponente del clan, Totore ‘e Pomigliano, ha fatto recapitare un chiaro messaggio di intimidazione all’hacker, sparando davanti all’abitazione della madre del “Polacco”. In seguito a queste minacce, un incontro definitivo ha sancito il passaggio di proprietà del giovane al clan Mazzarella.
Il divario tecnologico: una nuova era per la camorra
Le intercettazioni effettuate dai Carabinieri rivelano la difficoltà del clan Mazzarella di adattarsi alle nuove forme di criminalità. Ciro Mazzarella, sotto libertà vigilata, ha mostrato scarsa comprensione delle tecniche informatiche, ma è stato suo fratello Alberto a chiarire che il clan doveva abbracciare un’evoluzione tecnologica. Michele Mazzarella, infatti, ha sfruttato il talento del “Polacco”, incassando 50mila euro rapidamente.
Un’organizzazione di frode: il modus operandi
Il sistema di frode utilizzato dal gruppo, come ricostruito da testimonianze e atti di indagine, prevedeva l’acquisto di dati sensibili provenienti da dipendenti bancari. Questi dati venivano utilizzati per effettuare chiamate spoofing, in cui gli operatori simulavano le telefonate provenienti da istituti di credito, attirando così le vittime a fornire le proprie credenziali.
Per rendere l’operazione più efficace, i membri del gruppo reclutavano tossicodipendenti per aprire conti correnti usa e getta, facilitando così il riciclaggio dei fondi rubati. La strategia includeva anche l’utilizzo di router irrintracciabili, completando così il quadro di un’organizzazione moderna e invisibile.
La violenza del passato in un contesto di cybercriminalità
Nonostante il profilo altoatesinato dei reati, le dinamiche interne al gruppo non hanno rinunciato ai metodi tradizionali della camorra. Secondo quanto riportato dal collaboratore Rosario La Monica, le violenze erano una risposta anche a piccole defezioni. Un tossicodipendente, che aveva cercato di appropriarsi di una somma di denaro, è stato oggetto di intimidazione e violenza. La violenza continua a essere un modo per garantire l’efficacia del sistema.
L’inchiesta della DDA di Napoli ha così messo in luce una camorra ibrida, capace di sfruttare la tecnologia e l’informatica per le proprie attività criminali, senza perdere il contatto con il terrore. Le indagini sono ancora in corso, e ulteriori sviluppi potrebbero emergere nelle settimane a venire, evidenziando la necessità di monitorare attentamente queste nuove forme di criminalità.
