Camorra, i verbali del pentito: «Così abbiamo ucciso Alfonso Cesarano per 50mila euro»

Gragnano – Venticinquemila euro a testa. Il prezzo di una berlina di media cilindrata o il costo di un killer professionista per eliminare un “pezzo da novanta”. Sui Monti Lattari, nel cuore pulsante di quella che gli investigatori chiamano la “Giamaica d’Europa”, la vita umana ha un valore di mercato preciso, cinico, quasi burocratico.

A svelare il tariffario della morte è Aniello Mirante, l’uomo che ha premuto il grilletto quel pomeriggio di fine estate e che oggi, dal regime di protezione garantito ai collaboratori di giustizia, sta facendo tremare i palazzi del potere criminale tra Gragnano e Castellammare di Stabia.

L’agguato sotto il sole di agosto

Era il 29 agosto 2025. Via Cappella della Guardia, a Gragnano, non era la solita strada tranquilla che conduce verso i sentieri dei monti. Alle 16:30, il silenzio è stato squarciato da una sequenza rapida di colpi. Alfonso Cesarano, uomo di fiducia del clan Di Martino, non ha avuto scampo. Un’esecuzione in pieno stile militare: rapida, precisa, senza sbavature.

Per mesi, il vuoto pneumatico delle indagini sembrava aver inghiottito i responsabili. Ma il muro di omertà ha iniziato a sgretolarsi lo scorso ottobre, quando Mirante ha deciso di “saltare il fosso”, passando dalla parte dello Stato. I suoi verbali, depositati presso la DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) di Napoli, sono un viaggio allucinante nelle dinamiche di una faida che non conosce tregua.

«Cinquantamila euro per il disturbo»

«L’accordo era chiaro: 50mila euro». È questa la cifra messa a verbale da Mirante. Una somma che lui e il suo complice, Salvatore Bifulco, avrebbero ricevuto per eseguire la “sentenza” emessa dai piani alti del narcotraffico locale.

Il dettaglio non è solo una nota di colore criminale, ma un indicatore economico della potenza di fuoco dei mandanti. Pagare una simile cifra per un singolo omicidio significa disporre di una liquidità immensa, derivante dal controllo capillare delle piantagioni di cannabis e delle rotte della cocaina che attraversano i Monti Lattari. Cesarano non era un bersaglio qualunque: era un “fedelissimo”, un uomo che conosceva i segreti del clan Di Martino, lo storico cartello criminale che da decenni gestisce gli equilibri della zona.

La guerra dei Monti Lattari: un decennio di sangue

L’omicidio Cesarano non è un episodio isolato, ma l’ennesimo capitolo di una guerra che dura da oltre dieci anni. Una faida invisibile agli occhi dei turisti, ma sanguinosa per chi vive all’ombra dei boschi di Gragnano.

Il collaboratore di giustizia sta ricostruendo pezzo dopo pezzo il mosaico di alleanze e tradimenti che ha portato all’eliminazione di Cesarano. Secondo gli inquirenti, la vittima rappresentava un ostacolo per la scalata dei “nuovi narcos”, giovani leve ambiziose e spregiudicate che intendono ridisegnare i confini del controllo territoriale, estromettendo i vecchi colonnelli legati alle gerarchie storiche dei Di Martino e degli Afeltra.

Caccia ai mandanti

Se i nomi degli esecutori sono ormai cristallizzati nei verbali – con Mirante e Bifulco sotto la lente d’ingrandimento della magistratura – la vera partita si gioca ora sui mandanti. Chi ha staccato l’assegno da 50mila euro? Chi ha dato l’ordine finale?

Le indagini dei Carabinieri, coordinate dall’Antimafia, procedono nel massimo riserbo. Si scava nei tabulati telefonici, si incrociano le rivelazioni di Mirante con i movimenti finanziari di alcuni sospetti imprenditori legati al sottobosco criminale. Il rischio, dicono fonti vicine all’inchiesta, è che la morte di Cesarano possa scatenare una risposta simmetrica, una vendetta che i Di Martino starebbero covando nel silenzio delle loro roccaforti.

Il sistema Mirante

Le rivelazioni di Aniello Mirante non riguardano solo l’omicidio Cesarano. Il “pentito dei 50mila euro” sta parlando di estorsioni, di pizzo pagato dai costruttori locali e, soprattutto, della rete di fiancheggiatori che permette ai latitanti di nascondersi nei bunker ricavati nelle pareti rocciose dei monti.

La sua scelta di collaborare ha inflitto un colpo durissimo al sistema Lattari. Se le sue parole dovessero trovare riscontro in tribunale, l’intera struttura dei narcos campani potrebbe crollare come un castello di carte. Ma per ora, tra i vicoli di Gragnano, regna un silenzio sospeso. Un silenzio che vale 50mila euro.

(nella foto il luogo dell’omicidio e in alto da sinistra la vittima Alfonso Cesarano, il pentito Aniello Mirante, il killer Salvatore Bifulco e la complice Rita Letizia Maugeri)

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